CAP. LXXXVI.

_Come fu morto il patriarca d’Aquilea, e fattane vendetta._

In questo anno, del mese di giugno, messer Beltramo di san Guinigi

patriarca d’Aquilea, cavalcando per lo patriarcato, da certi terrieri

suoi sudditi, con aiuto di cavalieri del conte d’Aquilizia, ch’era

male di lui, fu nel cammino assalito e morto con tutta sua compagnia,

e senza essere conosciuti allora, coloro che feciono il malificio si

ricolsono in loro paese. Per la qual cosa rimaso il patriarcato senza

capo, i comuni smossono il duca d’Osterich, il quale con duemila

barbute venne, e fu ricevuto da tutti i paesani senza contasto, e

onorato da loro. E vicitato il paese infino nel Friuli, sentendo che ’l

papa avea fatto patriarca il figliuolo del re Giovanni di Boemia, non

illigittimo ma ligittimo, si tornò in suo paese. E poco appresso, il

detto patriarca venne nel paese, e fu con pace ricevuto e ubbidito da

tutti i comuni e terrieri del patriarcato. E statovi poco tempo, certi

castellani il vollono fare avvelenare, e furono coloro ch’avieno morto

l’altro patriarca, avendo a ciò corrotto due confidenti famigliari.

Onde egli scoperto il tradimento, messer Francesco Giovanni grande

terriere, capo di questi malfattori, con certi altri castellani che

’l seguitavano, furono da lui perseguitati senza arresto, tanto che

si ridussono a guardia nelle loro fortezze, e ivi furono assediati per

modo, che s’arrenderono al patriarca. Il quale prima abbattè tutte loro

castella, le quali erano cagione della loro sfrenata superbia, e al

detto messer Francesco, con otto de’ maggiori castellani fece tagliare

le teste, e un’altra parte ne fece impendere per la gola. Per la qual

cosa tutto il paese rimase cheto e sicuro, e il patriarca temuto e

ubbidito da tutti senza sospetto o contasto.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 93 / 190 题