CAP. LXXXIII.

_Come cominciò l’izza da’ Genovesi a’ Veneziani._

Essendo cresciuto scandalo nato d’invidia di stato tra il comune

di Genova e quello di Vinegia, tenendosi ciascuno il maggiore,

cominciamento fu di grave e grande guerra di mare. E la prima cagione

che mosse fu, che avendo avuto i Genovesi guerra e briga con Giannisbec

imperadore nelle provincie del Mare maggiore, a cui i Genovesi aveano

arsa la Tana e fatto danno grande alla gente sua, per la qual cosa i

Genovesi non potieno colle loro galee andare al mercato della Tana,

anzi facevano a Caffa porto, e per terra vi faceano venire la spezieria

e altre mercatanzie, con più costo e avarie che quando usavano la Tana.

I Veneziani dopo la detta briga s’acconciarono coll’imperadore, e alla

Tana andavano con loro navili e colle loro galee per la mercatanzia,

e traevanla a migliore mercato, la qual cosa mettea male a’ Genovesi.

Per la qual cosa richiesono i Veneziani, e pregaronli che si dovessono

accordare con loro a fare porto a Caffa, e darebbono loro quella

immunità e fondaco e franchigia ch’avieno per loro: e facendo questo,

l’arebbono in grande servigio; ed essendo in concordia, non dottavano

che Giannisbec si recherebbe a far loro ogni vantaggio che volessono,

per ritornarli al mercato della Tana: e questo tornerebbe in loro

profitto, e in onore di tutta la cristianità. I Veneziani non vi si

poterono per alcun modo recare, anzi dissono, che intendeano d’andare

con loro legni e galee alla Tana e dove più loro piacesse, che della

briga che i Genovesi aveano coll’imperadore non si curavano. Per la

quale risposta i Genovesi sdegnarono, e dispuosonsi dove si vedessono

il bello, di fare danno a’ Veneziani in mare, e i Veneziani a loro; e

d’allora innanzi, dove si trovarono in mare si combatteano insieme, e

in trapasso di non gran tempo feciono danno l’uno all’altro assai. E

sentendo catuno comune come la guerra era cominciata in mare tra’ loro

cittadini, ordinarono di mandare a maggiore riguardo e più armati i

loro navili grossi che non solieno. E per non mostrare paura nè viltà

l’uno dell’altro non si ristrinsono del navicare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 90 / 190 题