_Come la città d’Agobbio venne a tirannia di Giovanni Gabbrielli._
Avendo narrato delle nuove tirannie che si cominciarono in Toscana,
ci occorre a fare memoria d’un’altra che si creò nella Marca in
questo medesimo anno, la città d’Agobbio, la quale in quel tempo avea
sparti per l’Italia quasi tutti i suoi maggiori cittadini in ufici
e rettorie. Giovanni di Cantuccio de’ Gabbrielli d’Agobbio, essendo
co’ suoi consorti in discordia per una badia di Santacroce, si pensò
che agevolemente si potea fare signore e della badia e d’Agobbio,
trovandosi nella città il maggiore, e non guardandosi i suoi consorti
nè gli altri cittadini di lui. E non ostante che fosse guelfo di
nazione, considerò che tutti i comuni e signori di parte guelfa di
Romagna, e di Toscana e della Marca temeano forte del signore di
Milano, ch’avea presa di novello la città di Bologna, e provvidde, che
dove i Perugini o altra forza si movesse contro a lui, che l’aiuto
dell’arcivescovo non gli mancherebbe. E avendo così pensato, senza
indugio accolse cento fanti masnadieri, e con alquanti cittadini
disperati e acconci a mal fare, i quali accolse a questo tradimento
della patria, subitamente corse in prima alle case de’ suoi consorti, e
affocate e rotte le porti, prese messer Belo di messer Cante, e messer
Bino e Rinuccio suoi figliuoli, e Petruccio di messer Bino e quattro
altri piccioli fanciulli, e tutti gli mise in prigione; e rubate le
case, vi mise il fuoco e arsele. E fatto questo, corse al palagio de’
consoli rettori di quello comune: e non volendo il gonfaloniere darli
il palagio, corse alle case sue e arsele in sua vista. E tornato al
palagio, disse agli altri consoli, che se non gli dessono il palagio
altrettale farebbe delle loro; onde per paura gli aprirono; e preso
il palagio, vi lasciò sue guardie, e corse la terra. I cittadini
sentendo presi i consorti di Giovanni, di cui avrebbono potuto fare
capo, si stettono per paura, e niuno si mise a contastarlo. E così
disventuratamente coll’aiuto di meno di centocinquanta fanti fu
occupata in tirannia la città d’Agobbio in una notte, la quale avea
seimila uomini d’arme. Ma i peccati loro, e massimamente le ree cose
commesse per le città d’Italia per le continove rettorie ch’aveano gli
uomini di quella città, li condusse in quelle, e nella disciplina della
nuova e disusata tirannia. E per le discordie della casa de’ Gabbrielli
a quell’ora non avea la città podestà, nè capitano nè altro rettore.
Avevavi alcune masnade de’ Perugini, i quali Giovanni ne cacciò fuori;
e ’l dì seguente, avendo cresciuta la sua forza dentro, se ne fece fare
signore; e di presente, come potè il meglio, si fornì di gente, e di
notte facea sollecita guardia, e fortificava la sua signoria.