CAP. LXXVIII.

_Come fu assediata Imola dal Biscione e altri._

In questo medesimo verno, messer Bernabò, ch’era in Bologna vicario per

l’arcivescovo, costrinse i Bolognesi, e mandò a porre l’oste a Imola

i due quartieri della città: ed egli v’andò in persona con ottocento

cavalieri, e fecevi venire il capitano di Forlì colla sua gente a piè

e a cavallo, e vennevi messer Giovanni Manfredi tiranno di Faenza colla

sua forza, e il signore di Ravenna e gli Ubaldini, e assediarono Imola

intorno con più campi. Guido degli Alidogi signore d’Imola, guelfo e

fedele a santa Chiesa, avendo sentito questo fatto dinanzi, e richiesto

i Fiorentini e gli altri comuni e amici di santa Chiesa d’aiuto, e

non avendolo trovato, per la paura che catuno avea d’offendere al

Biscione, come uomo franco e di gran cuore s’era provveduto dinanzi che

l’assedio vi venisse di molta vittuaglia; e per non moltiplicare spesa

di soldati elesse centocinquanta cavalieri di buona gente d’arme e

trecento masnadieri nomati, tutti di Toscana, e con questi si rinchiuse

in Imola; e fece intorno alla città due miglia abbattere case chiese

e quanti difici v’erano, perchè i nimici non potessono avere ridotto

intorno alla terra; e così francamente ricevette l’assedio, acquistando

onore di franca difesa, insino all’uscita di maggio gli anni _Domini_

1351. In questo stante al continovo si mettea in ordine sotto questa

coverta d’Imola di potere improvviso a’ cittadini di Firenze assalire

la città: e approssimandosi al tempo, di subito fece levare l’oste da

Imola e lasciarvi certi battifolli, i quali in poco tempo straccati,

senza potere tenere assediata la città, se ne levarono e lasciaronla

libera.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 85 / 190 题