_Come fu assediata Imola dal Biscione e altri._
In questo medesimo verno, messer Bernabò, ch’era in Bologna vicario per
l’arcivescovo, costrinse i Bolognesi, e mandò a porre l’oste a Imola
i due quartieri della città: ed egli v’andò in persona con ottocento
cavalieri, e fecevi venire il capitano di Forlì colla sua gente a piè
e a cavallo, e vennevi messer Giovanni Manfredi tiranno di Faenza colla
sua forza, e il signore di Ravenna e gli Ubaldini, e assediarono Imola
intorno con più campi. Guido degli Alidogi signore d’Imola, guelfo e
fedele a santa Chiesa, avendo sentito questo fatto dinanzi, e richiesto
i Fiorentini e gli altri comuni e amici di santa Chiesa d’aiuto, e
non avendolo trovato, per la paura che catuno avea d’offendere al
Biscione, come uomo franco e di gran cuore s’era provveduto dinanzi che
l’assedio vi venisse di molta vittuaglia; e per non moltiplicare spesa
di soldati elesse centocinquanta cavalieri di buona gente d’arme e
trecento masnadieri nomati, tutti di Toscana, e con questi si rinchiuse
in Imola; e fece intorno alla città due miglia abbattere case chiese
e quanti difici v’erano, perchè i nimici non potessono avere ridotto
intorno alla terra; e così francamente ricevette l’assedio, acquistando
onore di franca difesa, insino all’uscita di maggio gli anni _Domini_
1351. In questo stante al continovo si mettea in ordine sotto questa
coverta d’Imola di potere improvviso a’ cittadini di Firenze assalire
la città: e approssimandosi al tempo, di subito fece levare l’oste da
Imola e lasciarvi certi battifolli, i quali in poco tempo straccati,
senza potere tenere assediata la città, se ne levarono e lasciaronla
libera.