_Come il tiranno di Milano si collegò con tutti i ghibellini d’Italia._
Avvenne in questo anno, come l’arcivescovo di Milano sentì rotto
il trattato della lega mosso per lo papa, e morto messer Mastino di
cui più temea, gli parve che fortuna al tutto fosse con lui, e prese
speranza di sottomettersi Toscana, e appresso tutta l’Italia. E però
procacciò di recare a se il gran Cane della Scala cognato di messer
Bernabò, e vennegli fatto per la confidenza del parentado. E perchè
essendo giovane e nuovo nella signoria non facea per lui la guerra di
sì fatto vicino, e però lievemente venne a concordia e legossi con lui,
e promise d’aiutare l’uno l’altro nelle loro guerre. Sentita questa
lega gli altri tiranni lombardi tutti si legarono coll’arcivescovo,
non guardando il marchese di Ferrara perchè avesse antico amore e
singolare affetto col comune di Firenze; e così tutti i tirannelli
di Romagna feciono il simigliante, e que’ della Marca. E il comune di
Pisa per patto li promisono dugento cavalieri, e non volendo rompere
patto di pace a’ Fiorentini l’intitolarono alla guardia di Milano. E in
Toscana s’aggiunse i Tarlati d’Arezzo, non ostante che fossono in pace
e in protezione del comune di Firenze, e il somigliante di Cortona: e
gli Ubaldini, e’ Pazzi di Valdarno, e gli Ubertini, e de’ conti Guidi
tutti i ghibellini, e quei di Santafiore, e molti altri tirannelli
ghibellini, i quali segretamente s’intesono coll’arcivescovo, non
volendosi mostrare innanzi al tempo, per paura che i comuni guelfi
loro vicini nol sapessono. Questa lega fu fatta e giurata tosto e
molto segretamente, perocchè vedendo i ghibellini la gran potenza
dell’arcivescovo, e sappiendo che la Chiesa non avea potuto fare la
lega, e che i tiranni tutti di Lombardia s’erano accostati a dare
aiuto all’arcivescovo, pensarono che venuto fosse il tempo di spegnere
parte guelfa in Italia, e però senza tenere pace o fede promessa catuno
s’accostò col Biscione, e vennesi provvedendo d’arme e di cavalli per
essere alla stagione apparecchiati. In questo mezzo l’arcivescovo per
meglio coprire l’intenzione sua amichevolemente mandava al comune di
Firenze sue lettere, congratulandosi de’ suoi onori, e profferendosi
come ad amici, e con questa dissimulazione passò tutto il verno,
e mostrava d’avere l’animo a stendersi nella Romagna. E il comune
di Firenze per non mostrare in sospetto l’amicizia che dimostrava
a’ Fiorentini, non si provvedeva di capitano di guerra nè di gente
d’arme, e le strade di Bologna e di Lombardia usava sicuramente colle
mercatanzie de’ suoi cittadini; e i Milanesi e’ Bolognesi e gli altri
Lombardi faceano a Firenze il somigliante senza alcuno sospetto:
perocchè il malvagio concetto del tiranno e de’ suoi congiunti si
racchiudea ne’ loro petti, e di fuori non si dimostrava, per meglio
potere adempiere loro intenzione.