CAP. LXXVII.

_Come il tiranno di Milano si collegò con tutti i ghibellini d’Italia._

Avvenne in questo anno, come l’arcivescovo di Milano sentì rotto

il trattato della lega mosso per lo papa, e morto messer Mastino di

cui più temea, gli parve che fortuna al tutto fosse con lui, e prese

speranza di sottomettersi Toscana, e appresso tutta l’Italia. E però

procacciò di recare a se il gran Cane della Scala cognato di messer

Bernabò, e vennegli fatto per la confidenza del parentado. E perchè

essendo giovane e nuovo nella signoria non facea per lui la guerra di

sì fatto vicino, e però lievemente venne a concordia e legossi con lui,

e promise d’aiutare l’uno l’altro nelle loro guerre. Sentita questa

lega gli altri tiranni lombardi tutti si legarono coll’arcivescovo,

non guardando il marchese di Ferrara perchè avesse antico amore e

singolare affetto col comune di Firenze; e così tutti i tirannelli

di Romagna feciono il simigliante, e que’ della Marca. E il comune di

Pisa per patto li promisono dugento cavalieri, e non volendo rompere

patto di pace a’ Fiorentini l’intitolarono alla guardia di Milano. E in

Toscana s’aggiunse i Tarlati d’Arezzo, non ostante che fossono in pace

e in protezione del comune di Firenze, e il somigliante di Cortona: e

gli Ubaldini, e’ Pazzi di Valdarno, e gli Ubertini, e de’ conti Guidi

tutti i ghibellini, e quei di Santafiore, e molti altri tirannelli

ghibellini, i quali segretamente s’intesono coll’arcivescovo, non

volendosi mostrare innanzi al tempo, per paura che i comuni guelfi

loro vicini nol sapessono. Questa lega fu fatta e giurata tosto e

molto segretamente, perocchè vedendo i ghibellini la gran potenza

dell’arcivescovo, e sappiendo che la Chiesa non avea potuto fare la

lega, e che i tiranni tutti di Lombardia s’erano accostati a dare

aiuto all’arcivescovo, pensarono che venuto fosse il tempo di spegnere

parte guelfa in Italia, e però senza tenere pace o fede promessa catuno

s’accostò col Biscione, e vennesi provvedendo d’arme e di cavalli per

essere alla stagione apparecchiati. In questo mezzo l’arcivescovo per

meglio coprire l’intenzione sua amichevolemente mandava al comune di

Firenze sue lettere, congratulandosi de’ suoi onori, e profferendosi

come ad amici, e con questa dissimulazione passò tutto il verno,

e mostrava d’avere l’animo a stendersi nella Romagna. E il comune

di Firenze per non mostrare in sospetto l’amicizia che dimostrava

a’ Fiorentini, non si provvedeva di capitano di guerra nè di gente

d’arme, e le strade di Bologna e di Lombardia usava sicuramente colle

mercatanzie de’ suoi cittadini; e i Milanesi e’ Bolognesi e gli altri

Lombardi faceano a Firenze il somigliante senza alcuno sospetto:

perocchè il malvagio concetto del tiranno e de’ suoi congiunti si

racchiudea ne’ loro petti, e di fuori non si dimostrava, per meglio

potere adempiere loro intenzione.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 84 / 190 题