_Come morì il re Filippo di Francia._
Stando la tregua, rinnovellata più volte tra il re di Francia e il
re d’Inghilterra, poche notabili cose degne di memoria furono in
que’ paesi. Ma il detto re Filippo di Francia, avendo per troppa
vaghezza tolta per moglie la nobile e sopra bella dama figliuola del
re di Navarra, e levatala al figliuolo come abbiamo narrato, tanto
disordinatamente usò il diletto della sua bellezza, che cadendo
malato, la natura infiebolita non potè sostenere, e in pochi dì
diede fine colla sua morte alla sollecitudine della guerra, e a’
pensieri del regno e ai diletti della carne. E morto in Sanlisi,
fu recato il corpo in Parigi, e fatto il reale esequio solennemente
nella presenzia de’ figliuoli e de’ baroni del reame, e sepolto co’
suoi antecessori alla mastra chiesa di san Dionigi, a dì... gli anni
_Domini_ 1350. Immantinente appresso nella città di Rems fu coronato
del reame di Francia messer Giovanni suo figliuolo primogenito, e
la moglie in reina, e ricevette il saramento e l’omaggio da tutti
i baroni e da tutti gli altri feudatari del suo reame e dell’altro
acquisto. Questo Filippo re di Francia fu figliuolo di messer Carlo
Sanzaterra, e fu uomo di bella statura, composto e savio delle cose
del mondo, e molto astuto a trovar modo d’accogliere moneta, e in
ciò non seppe conservare nè fede nè legge. E sentendosi molto in
grazia e temuto da papa Giovanni ventiduesimo, per l’openione che
sparta avea disputando della visione dell’anime beate in Dio, la cui
openione per li teologi del reame di Francia era riprovata, e perchè
il collegio de’ cardinali erano tutti quasi fuori de’ Catalani, di
suo reame, e per questa baldanza ebbe animo d’ingannar santa Chiesa,
sotto la promessa di mostrare di volere fare passaggio oltre mare per
racquistare la Terra santa: e per questo domandò per cinque anni le
decime del suo reame a ricogliere in breve tempo, non avendo l’animo
al passaggio, come appresso l’opere dimostrarono. E nel suo reame
mutò spesso e improvviso monete d’oro, peggiorandole molto e di peso
e d’oro: per le quali mutazioni disertò e fece tornare i mercatanti di
suo reame di ricchezza in povertà: e’ suoi baroni e borgesi assottigliò
d’avere per modo, che poco era amato da loro per questa cagione. Onde
apparve quasi come sentenzia di Dio, che avendo egli cotanta baronia e
moltitudine di buoni cavalieri, i quali solieno essere pregiati sopra
gli altri del mondo in fatti d’arme, non s’abboccavano in alcuna parte
con gl’Inghilesi, che non facessono disonore al loro signore: ove per
antico gli aveano in fatti d’arme sopra modo a vile. E molte singulari
gravezze sopra la mercatanzia e sopra uomini singulari mise, onde
molti mercatanti forestieri n’abbandonarono il reame; e non ostante che
spesso fosse percosso dal bastone degl’Inghilesi, al continovo il re
accrescea il suo reame per le infortune degli altri circustanti baroni,
e per l’aiuto de’ suoi danari. Lasciò due figliuoli il re: messer
Giovanni e messer Luigi duca d’Orliens: e quattro nipoti figliuoli
del re Giovanni: il maggiore nominato messer Carlo Dalfino di Vienna
e duca di Normandia, l’altro nominato Luigi duca d’Angiò, il terzo
messer Giovanni conte di Pittieri, e il quarto messer Filippo piccolo
fanciullo: e tre femmine: la prima moglie del re di Navarra, la seconda
monaca del grande monistero di Puscì, e la terza nominata Caterina,
picciola fanciulla, la quale fu poi moglie di messer Giovan Galeazzo
de’ Visconti di Milano, come a suo tempo diviseremo.