CAP. LXXV.

_Come morì il re Filippo di Francia._

Stando la tregua, rinnovellata più volte tra il re di Francia e il

re d’Inghilterra, poche notabili cose degne di memoria furono in

que’ paesi. Ma il detto re Filippo di Francia, avendo per troppa

vaghezza tolta per moglie la nobile e sopra bella dama figliuola del

re di Navarra, e levatala al figliuolo come abbiamo narrato, tanto

disordinatamente usò il diletto della sua bellezza, che cadendo

malato, la natura infiebolita non potè sostenere, e in pochi dì

diede fine colla sua morte alla sollecitudine della guerra, e a’

pensieri del regno e ai diletti della carne. E morto in Sanlisi,

fu recato il corpo in Parigi, e fatto il reale esequio solennemente

nella presenzia de’ figliuoli e de’ baroni del reame, e sepolto co’

suoi antecessori alla mastra chiesa di san Dionigi, a dì... gli anni

_Domini_ 1350. Immantinente appresso nella città di Rems fu coronato

del reame di Francia messer Giovanni suo figliuolo primogenito, e

la moglie in reina, e ricevette il saramento e l’omaggio da tutti

i baroni e da tutti gli altri feudatari del suo reame e dell’altro

acquisto. Questo Filippo re di Francia fu figliuolo di messer Carlo

Sanzaterra, e fu uomo di bella statura, composto e savio delle cose

del mondo, e molto astuto a trovar modo d’accogliere moneta, e in

ciò non seppe conservare nè fede nè legge. E sentendosi molto in

grazia e temuto da papa Giovanni ventiduesimo, per l’openione che

sparta avea disputando della visione dell’anime beate in Dio, la cui

openione per li teologi del reame di Francia era riprovata, e perchè

il collegio de’ cardinali erano tutti quasi fuori de’ Catalani, di

suo reame, e per questa baldanza ebbe animo d’ingannar santa Chiesa,

sotto la promessa di mostrare di volere fare passaggio oltre mare per

racquistare la Terra santa: e per questo domandò per cinque anni le

decime del suo reame a ricogliere in breve tempo, non avendo l’animo

al passaggio, come appresso l’opere dimostrarono. E nel suo reame

mutò spesso e improvviso monete d’oro, peggiorandole molto e di peso

e d’oro: per le quali mutazioni disertò e fece tornare i mercatanti di

suo reame di ricchezza in povertà: e’ suoi baroni e borgesi assottigliò

d’avere per modo, che poco era amato da loro per questa cagione. Onde

apparve quasi come sentenzia di Dio, che avendo egli cotanta baronia e

moltitudine di buoni cavalieri, i quali solieno essere pregiati sopra

gli altri del mondo in fatti d’arme, non s’abboccavano in alcuna parte

con gl’Inghilesi, che non facessono disonore al loro signore: ove per

antico gli aveano in fatti d’arme sopra modo a vile. E molte singulari

gravezze sopra la mercatanzia e sopra uomini singulari mise, onde

molti mercatanti forestieri n’abbandonarono il reame; e non ostante che

spesso fosse percosso dal bastone degl’Inghilesi, al continovo il re

accrescea il suo reame per le infortune degli altri circustanti baroni,

e per l’aiuto de’ suoi danari. Lasciò due figliuoli il re: messer

Giovanni e messer Luigi duca d’Orliens: e quattro nipoti figliuoli

del re Giovanni: il maggiore nominato messer Carlo Dalfino di Vienna

e duca di Normandia, l’altro nominato Luigi duca d’Angiò, il terzo

messer Giovanni conte di Pittieri, e il quarto messer Filippo piccolo

fanciullo: e tre femmine: la prima moglie del re di Navarra, la seconda

monaca del grande monistero di Puscì, e la terza nominata Caterina,

picciola fanciulla, la quale fu poi moglie di messer Giovan Galeazzo

de’ Visconti di Milano, come a suo tempo diviseremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 82 / 190 题