_Come i guelfi furono cacciati dalla Città di Castello._
In questo anno, essendo ne’ collegi del reggimento di Perugia insaccati
per segreti squittini gran parte de’ ghibellini, de’ quali a quel tempo
n’erano i più all’ufficio, per operazione di Vanni da Susinana e degli
altri Ubaldini della Carda, ch’erano cittadini della Città di Castello,
fu messo in sospetto de’ Perugini la casa de’ Guelfucci, antichi
cittadini e guelfi, ed altri guelfi, apponendo loro che trattavano di
dare la Città di Castello a’ Fiorentini, e aggiungendovi alcuna altra
cagione, mossono il reggimento di Perugia, senza cercare la verità del
fatto, a fare cavalcare a Castello tutti i loro soldati, e per forza
cacciarono i Guelfucci di Castello e certi altri, i quali di queste
cose non erano colpevoli, e non si guardavano. Come gli Ubaldini ebbono
fornita la loro intenzione, tutti si vestirono di bianche robe, e
andarono a Perugia colle carte bianche in mano, offerendo al comune
di fare tutta la sua volontà: scrivessono, ed elli affermerebbono. Ma
poco stante, entrato a reggimento il nuovo uficio del loro priorato,
uomini i più guelfi, s’avvidono dello inganno che il loro comune avea
ricevuto, di cacciare i caporali di parte guelfa di Castello per malo
ingegno degli Ubaldini, e in furia arsono e ruppono i sacchi de’ loro
ufici, e di nuovo riformarono la città, mettendo ne’ sacchi per loro
squittini cittadini guelfi, e ischiusonne i ghibellini; e di presente
rimisono i Guelfucci nella Città di Castello, e confinaronne gli
Ubaldini.