CAP. LXXIV.

_Come i guelfi furono cacciati dalla Città di Castello._

In questo anno, essendo ne’ collegi del reggimento di Perugia insaccati

per segreti squittini gran parte de’ ghibellini, de’ quali a quel tempo

n’erano i più all’ufficio, per operazione di Vanni da Susinana e degli

altri Ubaldini della Carda, ch’erano cittadini della Città di Castello,

fu messo in sospetto de’ Perugini la casa de’ Guelfucci, antichi

cittadini e guelfi, ed altri guelfi, apponendo loro che trattavano di

dare la Città di Castello a’ Fiorentini, e aggiungendovi alcuna altra

cagione, mossono il reggimento di Perugia, senza cercare la verità del

fatto, a fare cavalcare a Castello tutti i loro soldati, e per forza

cacciarono i Guelfucci di Castello e certi altri, i quali di queste

cose non erano colpevoli, e non si guardavano. Come gli Ubaldini ebbono

fornita la loro intenzione, tutti si vestirono di bianche robe, e

andarono a Perugia colle carte bianche in mano, offerendo al comune

di fare tutta la sua volontà: scrivessono, ed elli affermerebbono. Ma

poco stante, entrato a reggimento il nuovo uficio del loro priorato,

uomini i più guelfi, s’avvidono dello inganno che il loro comune avea

ricevuto, di cacciare i caporali di parte guelfa di Castello per malo

ingegno degli Ubaldini, e in furia arsono e ruppono i sacchi de’ loro

ufici, e di nuovo riformarono la città, mettendo ne’ sacchi per loro

squittini cittadini guelfi, e ischiusonne i ghibellini; e di presente

rimisono i Guelfucci nella Città di Castello, e confinaronne gli

Ubaldini.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 81 / 190 题