_Come i Fiorentini andarono a oste a Prato, ed ebbonne la signoria._
I Fiorentini vedendo la novità delle guerre d’Italia che da ogni
parte s’apparecchiavano con tiranneschi aguati, e come avieno la
nuova vicinanza del potente tiranno di Milano che teneva Bologna, e
così messer Mastino, e vedeano che i Guazzalotri, congiunti per sito
alle porti della città di Firenze, cominciavano a usare tirannia,
pensarono che se possanza di grande tiranno s’appressasse loro, come
s’apparecchiava, che della terra di Prato poco si poteano fidare. E
però con buono consiglio, subitamente e improvviso a’ Pratesi, del mese
di settembre gli anni _Domini_ 1350, feciono cavalcare le masnade de’
cavalieri soldati del comune, con alquanti cittadini e pedoni delle
leghe del contado, e d’ogni parte si puosono a campo intorno a Prato, e
senza fare preda o guasto, domandarono di volere la guardia di quella
terra. I Pratesi smarriti del subito avvenimento, e non provveduti
alla difesa, e avendo nella terra molti a cui la novella tirannia de’
Guazzalotri dispiaceva, senza troppo contasto furono contenti di fare
la volontà del comune di Firenze. E sicurati da’ cittadini che danno
non si farebbe, dierono al comune di Firenze liberamente la guardia di
Prato, rimanendo a’ terrazzani la loro usata giurisdizione. E il comune
prese il castello dello imperadore e misevi castellano, e fece la terra
guardare solennemente.