CAP. LXXII.

_Come i Fiorentini andarono a oste a Prato, ed ebbonne la signoria._

I Fiorentini vedendo la novità delle guerre d’Italia che da ogni

parte s’apparecchiavano con tiranneschi aguati, e come avieno la

nuova vicinanza del potente tiranno di Milano che teneva Bologna, e

così messer Mastino, e vedeano che i Guazzalotri, congiunti per sito

alle porti della città di Firenze, cominciavano a usare tirannia,

pensarono che se possanza di grande tiranno s’appressasse loro, come

s’apparecchiava, che della terra di Prato poco si poteano fidare. E

però con buono consiglio, subitamente e improvviso a’ Pratesi, del mese

di settembre gli anni _Domini_ 1350, feciono cavalcare le masnade de’

cavalieri soldati del comune, con alquanti cittadini e pedoni delle

leghe del contado, e d’ogni parte si puosono a campo intorno a Prato, e

senza fare preda o guasto, domandarono di volere la guardia di quella

terra. I Pratesi smarriti del subito avvenimento, e non provveduti

alla difesa, e avendo nella terra molti a cui la novella tirannia de’

Guazzalotri dispiaceva, senza troppo contasto furono contenti di fare

la volontà del comune di Firenze. E sicurati da’ cittadini che danno

non si farebbe, dierono al comune di Firenze liberamente la guardia di

Prato, rimanendo a’ terrazzani la loro usata giurisdizione. E il comune

prese il castello dello imperadore e misevi castellano, e fece la terra

guardare solennemente.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 79 / 190 题