_Come capitò il conte di Romagna e l’oste della Chiesa._
Il conte di Romagna ventoso di superbia, e incostante per poco senno,
il quale cotante volte potè avere con grande sua gloria e onore di
santa Chiesa la città di Bologna, e non volutola se non colla spada
in mano, secondo il consiglio de’ malvagi compagni, vedendola nelle
mani del potente tiranno, vorrebbe avere creduto al consiglio de’
Fiorentini. Non però dimeno, perocchè per tutto questo la città non era
allargata di vittuaglia, ma piuttosto aggravata, e’ soldati erano per
gli stadichi che aveano, per li ventimila fiorini ricevuti, allargati
di speranza, e messer Mastino che dell’impresa dell’arcivescovo era
dolente a cuore, offerendo al conte tutto suo sforzo di gente e di
prestare danari alla Chiesa, confortò il conte a seguitare l’impresa.
Il conte per questo si recò a conducere il doge Guernieri con
milledugento barbute, uscito di Bologna, e raccolta gente come detto
è. Messer Mastino anche vi mandò di nuovo de’ suoi cavalieri, e danari
per comportare i soldati. E il conte fatte grandi impromesse a’ soldati
mosse il campo da Castel san Pietro e venne con l’oste a Budri, in
mezzo tra Bologna e Ferrara, e di là valicarono ad Argellata e a san
Giovanni in Percesena, e ivi stettono dieci dì aspettando danari, con
intenzione di porsi presso a Bologna dalla parte di Modena, per levare
ogni soccorso a messer Bernabò: il quale era dentro in grande soffratta
di vittuaglia e di strame, e male veduto da’ cittadini, e però stava
in paura e non s’ardiva a muovere. Onde la città era a partito da
non poter durare: e per forza convenia che tornasse alle mani della
Chiesa, se il pagamento o in tutto o in parte fosse venuto a’ soldati.
Ma chi si fida ne’ fatti della guerra alla vista delle prime imprese
de’ prelati, e non considera come la Chiesa è usata a non mantenere le
imprese, spesso se ne truova ingannato. E’ non valse al conte scrivere
al papa, nè mandare ambasciadori, nè tanto mostrare come Bologna si
racquistava con grande onore di santa Chiesa, assai potè dolere la
vergogna, che l’arcivescovo di Milano facea d’avere tolta Bologna, che
danari debiti a’ soldati, per vincere così onorevole punga, venissero
da corte. Per tanto i soldati non si vollono strignere a Bologna, anzi
di loro arbitrio mossero il campo e tornarono a Budri, e ivi ch’era
luogo ubertuoso, e che ’l marchese dava copioso, si misono ad attendere
se i danari de’ loro soldi e dell’altre promesse venissero: e ivi
dimorarono infino a dì 28 di gennaio del detto anno, e però i danari
non vennono. Per la qual cosa al conte parea male stare, e per paura
di se consentì a’ soldati che trattassero d’avere le paghe sostenute e
le paghe doppie promesse per lui da messer Bernabò, condotto in parte
per la sua mala provvedenza, che altro non poteva fare; rimanendogli
alcuna vana speranza, che se messer Bernabò non si accordasse con loro,
che gli farebbono più aspra guerra, ma il tiranno s’accordò di presente
ad accordarli e pagarli, e riavere le castella e li stadichi; e questo
fornì de’ danari della compra che avea fatta di Bologna. In questo
medesimo trattato, condusse settanta bandiere di Tedeschi e Borgognoni
soldati della Chiesa al suo soldo. Ed essendo assediato, in cotanto
pericolo ricolse gli stadichi, riebbe le castella, ruppe l’oste de’
nimici, liberò la città dell’assedio, e in uno dì mise in Bologna in
suo aiuto de’ cavalieri della Chiesa millecinquecento barbute; e tutto
gli avvenne per l’avarizia de’ prelati di santa Chiesa, e per la forza
e larghezza della sua pecunia. Il doge Guernieri colla sua compagna
si ridusse in Doccia, e la gente di messer Mastino e del marchese di
Ferrara si tornarono a’ loro signori: e il conte povero e vituperato
del fine della sua impresa si tornò co’ suoi Provenzali in Imola,
e Bologna si rimase sotto il giogo del potente tiranno, mettendo in
paura tutta Italia, e spezialmente la parte guelfa. Abbiamo stesamente
narrato il processo di questa guerra per esempio del pericolo che corre
de’ folli e ambiziosi capitani: e come per troppa superbia spesse volte
volendo tutto si perde ogni cosa: e a dimostrare come è folle chi ha
fidanza de’ danari della Chiesa far le imprese della guerra. Ancora
questa rivoltura di Bologna fu cagione d’apparecchiare a tutta Italia,
per lunghi tempi, grandi e gravi novità di guerre, come seguendo nostro
trattato si potrà vedere.