CAP. LXX.

_Come capitò il conte di Romagna e l’oste della Chiesa._

Il conte di Romagna ventoso di superbia, e incostante per poco senno,

il quale cotante volte potè avere con grande sua gloria e onore di

santa Chiesa la città di Bologna, e non volutola se non colla spada

in mano, secondo il consiglio de’ malvagi compagni, vedendola nelle

mani del potente tiranno, vorrebbe avere creduto al consiglio de’

Fiorentini. Non però dimeno, perocchè per tutto questo la città non era

allargata di vittuaglia, ma piuttosto aggravata, e’ soldati erano per

gli stadichi che aveano, per li ventimila fiorini ricevuti, allargati

di speranza, e messer Mastino che dell’impresa dell’arcivescovo era

dolente a cuore, offerendo al conte tutto suo sforzo di gente e di

prestare danari alla Chiesa, confortò il conte a seguitare l’impresa.

Il conte per questo si recò a conducere il doge Guernieri con

milledugento barbute, uscito di Bologna, e raccolta gente come detto

è. Messer Mastino anche vi mandò di nuovo de’ suoi cavalieri, e danari

per comportare i soldati. E il conte fatte grandi impromesse a’ soldati

mosse il campo da Castel san Pietro e venne con l’oste a Budri, in

mezzo tra Bologna e Ferrara, e di là valicarono ad Argellata e a san

Giovanni in Percesena, e ivi stettono dieci dì aspettando danari, con

intenzione di porsi presso a Bologna dalla parte di Modena, per levare

ogni soccorso a messer Bernabò: il quale era dentro in grande soffratta

di vittuaglia e di strame, e male veduto da’ cittadini, e però stava

in paura e non s’ardiva a muovere. Onde la città era a partito da

non poter durare: e per forza convenia che tornasse alle mani della

Chiesa, se il pagamento o in tutto o in parte fosse venuto a’ soldati.

Ma chi si fida ne’ fatti della guerra alla vista delle prime imprese

de’ prelati, e non considera come la Chiesa è usata a non mantenere le

imprese, spesso se ne truova ingannato. E’ non valse al conte scrivere

al papa, nè mandare ambasciadori, nè tanto mostrare come Bologna si

racquistava con grande onore di santa Chiesa, assai potè dolere la

vergogna, che l’arcivescovo di Milano facea d’avere tolta Bologna, che

danari debiti a’ soldati, per vincere così onorevole punga, venissero

da corte. Per tanto i soldati non si vollono strignere a Bologna, anzi

di loro arbitrio mossero il campo e tornarono a Budri, e ivi ch’era

luogo ubertuoso, e che ’l marchese dava copioso, si misono ad attendere

se i danari de’ loro soldi e dell’altre promesse venissero: e ivi

dimorarono infino a dì 28 di gennaio del detto anno, e però i danari

non vennono. Per la qual cosa al conte parea male stare, e per paura

di se consentì a’ soldati che trattassero d’avere le paghe sostenute e

le paghe doppie promesse per lui da messer Bernabò, condotto in parte

per la sua mala provvedenza, che altro non poteva fare; rimanendogli

alcuna vana speranza, che se messer Bernabò non si accordasse con loro,

che gli farebbono più aspra guerra, ma il tiranno s’accordò di presente

ad accordarli e pagarli, e riavere le castella e li stadichi; e questo

fornì de’ danari della compra che avea fatta di Bologna. In questo

medesimo trattato, condusse settanta bandiere di Tedeschi e Borgognoni

soldati della Chiesa al suo soldo. Ed essendo assediato, in cotanto

pericolo ricolse gli stadichi, riebbe le castella, ruppe l’oste de’

nimici, liberò la città dell’assedio, e in uno dì mise in Bologna in

suo aiuto de’ cavalieri della Chiesa millecinquecento barbute; e tutto

gli avvenne per l’avarizia de’ prelati di santa Chiesa, e per la forza

e larghezza della sua pecunia. Il doge Guernieri colla sua compagna

si ridusse in Doccia, e la gente di messer Mastino e del marchese di

Ferrara si tornarono a’ loro signori: e il conte povero e vituperato

del fine della sua impresa si tornò co’ suoi Provenzali in Imola,

e Bologna si rimase sotto il giogo del potente tiranno, mettendo in

paura tutta Italia, e spezialmente la parte guelfa. Abbiamo stesamente

narrato il processo di questa guerra per esempio del pericolo che corre

de’ folli e ambiziosi capitani: e come per troppa superbia spesse volte

volendo tutto si perde ogni cosa: e a dimostrare come è folle chi ha

fidanza de’ danari della Chiesa far le imprese della guerra. Ancora

questa rivoltura di Bologna fu cagione d’apparecchiare a tutta Italia,

per lunghi tempi, grandi e gravi novità di guerre, come seguendo nostro

trattato si potrà vedere.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 77 / 190 题