_Del male stato che si condusse la città di Bologna, e di certi
trattati che allora si tennono._
Come il duca Guernieri co’ suoi cavalieri fu in Bologna, prese per suo
abituro una contrada, e in quella volle le case, e le masserizie, e
quello che in esse trovò da vivere, come se egli avesse presa la terra
per forza: e non era chi osasse parlare contro a suo volere. Gli altri
soldati all’esempio di costui cominciarono a fare il simigliante.
I nimici di fuori cavalcavano ogni dì intorno alla terra, pigliando
gli uomini, e predando le ville del contado, venendo spesso fino alle
porti. Per la qual cosa la città cominciò a sentire grandissimi disagi
e carestia d’ogni bene, e i cittadini oppressati dentro e di fuori,
non sapendo che si fare, e non trovando accordo col conte per ambiziosa
superbia, messer Iacopo e’ cittadini di Bologna, di grande concordia,
e d’uno consentimento, vollono dare la guardia di Bologna libera al
comune di Firenze, disponendosi al tutto di volere lasciare la signoria
messer Iacopo, sperando che ciò fatto, colla Chiesa non mancherebbe
accordo. E nel vero questa era salutevole via: ma certi cittadini
popolani di Firenze della casa ... che aveano in quel tempo stato in
Firenze, ed erano per la Chiesa al servigio del conte e del tesoriere,
per loro spezialità avvisandosi, che venendo Bologna alle mani della
Chiesa, come speravano, e’ ne sarebbono governatori, e farebbonsene
ricchi e grandi; e per questa cagione smossono i loro amici cittadini
grandi e popolani: ed eglino medesimi essendo a consigliare quello
ch’era grandezza e stato del loro comune, e riposo di tutta Italia, si
opposono al contradio, dicendo, che il comune n’offenderebbe troppo il
papa, e’ cardinali e la santa Chiesa. Ed essendo favoreggiati da’ loro
amici, ebbono podere di non lasciare imprendere al comune di Firenze
questo servigio, e commisono grande materia di molto male a tutta
Italia, e non pervennono alla loro corrotta intenzione. I Bolognesi
disperati di questo, ove riposava tutta la loro speranza, e ’l conte
montato nella cima della sua superbia, coloro non sapevano più che si
fare, e il conte credendo senza contasto venire al suo intendimento
d’avere la città per forza, essendo stato infino al settembre a Castel
san Pietro, volle muovere l’oste, e porsi su le porti di Bologna; e
sarebbegli venuto fatto, tanto erano i cittadini oppressati da’ soldati
d’entro, e in disagio di tutte le cose da vivere, le quali al continuo
montavano in disordinata carestia, e non aveano capo a cui i cittadini
e’ forestieri ubbidissono, ma come la mala provvedenza del conte
meritò, i soldati mossono quistione come appresso diviseremo.