CAP. LXIV.

_L’aiuto che messer Iacopo accolse per guardare Bologna._

Stando il conte colla sua oste a Castel san Pietro, e cavalcando il

contado di Bologna, l’arcivescovo di Milano mandò di presente trecento

cavalieri in Bologna, per aiuto della guardia d’entro. E cominciò

a pensare, che mantenendo messer Iacopo nella città, a poco insieme

conducerebbe lui e la terra in tali stremi, che agevolemente all’ultimo

ne diverrebbe signore, come in fine fatto gli venne. Messer Malatesta

d’Arimino, ch’era allora nemico di santa Chiesa, vi venne in persona,

e dato conforto a messer Iacopo, gli lasciò dugento cavalieri de’ suoi,

e tornossene in Romagna. I Fiorentini per niuno modo vi vollono mandare

alcuna gente per riverenzia della Chiesa, ma incontanente vi mandarono

ambasciadori a cercare se tra loro e il conte potessero metter

pace o accordo; e più volte andarono da Bologna al conte senza fare

alcuno frutto tra le parti. Messer Iacopo vedendosi più l’uno dì che

l’altro infiebolire, condusse il doge Guernieri ch’era in Faenza con

cinquecento barbute; il quale volendo andare a Bologna, convenne che

valicasse per lo distretto del comune di Firenze nell’alpi, ove lieve

era a impedire per li stretti passi, ed egli era nimico del comune, e

andava contro a santa Chiesa. Trovossi che fu fattura de’ priori che

allora erano all’uficio senza sentimento degli altri cittadini; della

qual cosa in Firenze ne fu grande ripitio, ma fatta la cosa si rimase a

tanto, e il doge passò senza impedimento, e con tutta sua compagnia se

n’entrò in Bologna.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 71 / 190 题