_L’aiuto che messer Iacopo accolse per guardare Bologna._
Stando il conte colla sua oste a Castel san Pietro, e cavalcando il
contado di Bologna, l’arcivescovo di Milano mandò di presente trecento
cavalieri in Bologna, per aiuto della guardia d’entro. E cominciò
a pensare, che mantenendo messer Iacopo nella città, a poco insieme
conducerebbe lui e la terra in tali stremi, che agevolemente all’ultimo
ne diverrebbe signore, come in fine fatto gli venne. Messer Malatesta
d’Arimino, ch’era allora nemico di santa Chiesa, vi venne in persona,
e dato conforto a messer Iacopo, gli lasciò dugento cavalieri de’ suoi,
e tornossene in Romagna. I Fiorentini per niuno modo vi vollono mandare
alcuna gente per riverenzia della Chiesa, ma incontanente vi mandarono
ambasciadori a cercare se tra loro e il conte potessero metter
pace o accordo; e più volte andarono da Bologna al conte senza fare
alcuno frutto tra le parti. Messer Iacopo vedendosi più l’uno dì che
l’altro infiebolire, condusse il doge Guernieri ch’era in Faenza con
cinquecento barbute; il quale volendo andare a Bologna, convenne che
valicasse per lo distretto del comune di Firenze nell’alpi, ove lieve
era a impedire per li stretti passi, ed egli era nimico del comune, e
andava contro a santa Chiesa. Trovossi che fu fattura de’ priori che
allora erano all’uficio senza sentimento degli altri cittadini; della
qual cosa in Firenze ne fu grande ripitio, ma fatta la cosa si rimase a
tanto, e il doge passò senza impedimento, e con tutta sua compagnia se
n’entrò in Bologna.