CAP. LXII.

_Come il conte scoperse l’altro trattato che avea con messer Mastino._

Non ostante che il conte tenesse trattato con messer Giovanni de’

Peppoli, avea trattato con messer Mastino della Scala, che venendo

egli sopra la città di Bologna gli darebbe mille cavalieri in aiuto

infino a guerra finita. Onde essendo venuto fatto al conte d’avere

messer Giovanni a prigione, prese grande speranza d’avere Bologna con

l’aiuto di messer Mastino. E significatoli il fatto, e domandatoli

l’aiuto promesso, a dì 10 di luglio, del detto anno 1350, si levò

da Salervolo, e venne a Imola con tutta l’oste. E come uomo di poca

discrezione e provvedenza promise un’altra volta paga doppia e mese

compiuto a’ suoi cavalieri, se per forza pigliassono Castel san Pietro.

I quali cavalieri di presente andarono al detto castello, che non era

fornito di gente nè provveduto alla difesa, e senza trovarvi resistenza

in poca d’ora l’ebbono preso, che non vi morirono quattro persone.

E così in meno di dieci dì i soldati del conte ebbono per vituperose

cagioni guadagnate due paghe doppie e due mesi compiuti, che montarono

un grande tesoro: e non parea che il conte se ne curasse, se non come

avesse a distribuire il tesoro di santa Chiesa. Le quali promesse

follemente fatte, con l’altre follie della sua pazza condotta, al fine

rendè il merito a santa Chiesa della provvisione di sì fatto capitano,

chente la disciplina della guerra richiede. Ed essendo il conte

con l’oste a Castel san Pietro, messer Mastino gli mandò ottocento

cavalieri, per compiere i mille che promesso gli avea, ov’egli venisse

all’assedio di Bologna, come detto è addietro.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 69 / 190 题