CAP. LX.

_Come messer Giovanni de’ Peppoli cercò accordo dal conte a messer

Giovanni._

In fra ’l tempo già detto dell’assedio di Salervolo, crescendo

continuo la forza del conte per lo sussidio de’ danari della Chiesa, e

dell’amistà che giugnea in aiuto al conte, messer Giovanni de’ Peppoli,

per tenere in tranquillo il conte e farli perdere tempo, cominciò

un trattato, di voler riducere messer Giovanni Manfredi di Faenza

all’ubbidienza di santa Chiesa: e mandò a dire al conte che volea

essere in ciò mezzano, facendo a santa Chiesa riavere suo diritto e

suo onore. Il conte, ch’era di natura e di studio malizioso, si mostrò

molto contento di voler seguire questo trattato, mostrando in questo,

e nell’altre cose, volersi reggere per suo consiglio, dicendo, che

così aveva in mandato dal santo padre: e nondimeno sapea al certo,

che per operazione de’ signori di Bologna, e del capitano di Forlì,

e co’ loro danari, al presente era entrato il doge Guernieri con

cinquecento barbute alla difesa di Faenza. E dato lo intendimento a

messer Giovanni, acciocchè seguisse il trattato, egli con sollecitudine

mandava in Faenza suoi ambasciadori, e nell’oste al conte, e mostravasi

già il trattato venire a concordia. Allora il conte mandò a dire

a messer Giovanni a Bologna per li suoi medesimi ambasciadori, che

innanzi che fermasse la concordia, volea essere personalmente con lui

in Bologna, o dovunque gli piacesse, per dare compimento a questo,

e ragionargli d’altre segrete cose, che dal santo padre avea in

commissione di conferire con lui: e però mandasse a dire dove e’ volea

ch’egli venisse, che avuta la risposta, con piccola compagnia subito

sarebbe a lui.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 67 / 190 题