_Come messer Giovanni de’ Peppoli cercò accordo dal conte a messer
Giovanni._
In fra ’l tempo già detto dell’assedio di Salervolo, crescendo
continuo la forza del conte per lo sussidio de’ danari della Chiesa, e
dell’amistà che giugnea in aiuto al conte, messer Giovanni de’ Peppoli,
per tenere in tranquillo il conte e farli perdere tempo, cominciò
un trattato, di voler riducere messer Giovanni Manfredi di Faenza
all’ubbidienza di santa Chiesa: e mandò a dire al conte che volea
essere in ciò mezzano, facendo a santa Chiesa riavere suo diritto e
suo onore. Il conte, ch’era di natura e di studio malizioso, si mostrò
molto contento di voler seguire questo trattato, mostrando in questo,
e nell’altre cose, volersi reggere per suo consiglio, dicendo, che
così aveva in mandato dal santo padre: e nondimeno sapea al certo,
che per operazione de’ signori di Bologna, e del capitano di Forlì,
e co’ loro danari, al presente era entrato il doge Guernieri con
cinquecento barbute alla difesa di Faenza. E dato lo intendimento a
messer Giovanni, acciocchè seguisse il trattato, egli con sollecitudine
mandava in Faenza suoi ambasciadori, e nell’oste al conte, e mostravasi
già il trattato venire a concordia. Allora il conte mandò a dire
a messer Giovanni a Bologna per li suoi medesimi ambasciadori, che
innanzi che fermasse la concordia, volea essere personalmente con lui
in Bologna, o dovunque gli piacesse, per dare compimento a questo,
e ragionargli d’altre segrete cose, che dal santo padre avea in
commissione di conferire con lui: e però mandasse a dire dove e’ volea
ch’egli venisse, che avuta la risposta, con piccola compagnia subito
sarebbe a lui.