CAP. LIX.

_Processo de’ traditori di Romagna, e di certi Provenzali._

Seguita il processo de’ traditori, che si provvedeano con molta

sagacità a ingannare l’uno l’altro, e catuno infine con la sua parte

dell’impresa rimase disfatto e ingannato. E dell’attizzamento di questa

maladetta favilla crebbe fuoco, il cui fumo corruppe tutta Italia,

e offuscò gli occhi a’ liberi popoli, e ottenebrò la vista de’ sacri

pastori, e fu cagione di nuovi avvenimenti di signori, e di grandi e

gravi revoluzioni di stati, come seguendo a’ loro tempi racconteremo.

Per questa impresa della Chiesa, i tiranni di Bologna, che allora erano

messer Giovanni e messer Iacopo di messer Taddeo di Romeo de’ Peppoli

di Bologna, avendo occupata la città alla Chiesa di Roma sotto certo

censo, ed essendo in grande stato e pompa nella signoria, temeano che

la Chiesa non racquistasse la signoria di Romagna; e dall’altra parte

si tenea dissimulando per lo conte, che per lo loro caldo e favore

messer Giovanni Manfredi avesse rubellata Faenza alla Chiesa, e che

segretamente atassono a mantenere la difesa. E però il conte, che

era più sperto in coperta malizia, che in aperta prodezza o virtù,

continovo attendeva a tendere suoi lacci, come i tiranni i loro, e

mostravansi insieme con molta confidanza e grande amistà, e davansi

aiuto e consiglio l’uno all’altro, coperto di frode e di dolo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 66 / 190 题