_Come la Chiesa mandò il conte per racquistare la contea di Romagna._
In questo anno 1350, parendo al papa e a’ cardinali, con vergogna
di santa Chiesa avere perduta la signoria e la propietà di Romagna,
ordinarono di volerla racquistare per forza; e avendo papa Clemente
sesto volontà d’accrescere onore e stato a messer Astorgio di
Duraforte, conte di Romagna, suo parente, il fece capitano della gente
che la Chiesa intendea di mettere in arme a questo servigio. Il quale
accolse quattrocento cavalieri gentiluomini in Proenza, e fece suo
maliscalco messer Rostagno da Vignone della casa de’ Cavalierri, pro’
e ardito e valoroso cavaliere. E la Chiesa gli ordinò uno tesoriere,
che ricogliesse i danari, e convertissegli ne’ soldi e negli altri
bisogni che occorressono alla guerra, a volontà del conte. E innanzi
che il conte si movesse di Proenza, fece a Firenze e a Perugia soldare
ottocento cavalieri e mille masnadieri di buona gente d’arme. E oltre a
ciò, il papa con molta istanza fece richiedere i tiranni di Lombardia,
catuno per se, e i comuni di Toscana, che dovessono aiutare al conte
racquistare Romagna. L’arcivescovo di Milano gli mandò cinquecento
barbute: messer Mastino della Scala glie ne mandò dugento: i tiranni
di Bologna glie ne mandarono dugento: il marchese di Ferrara cento;
i comuni di Toscana non vi mandarono loro gente. Il conte di Romagna
avendo i suoi cavalieri e masnadieri, e questo aiuto, a dì 13 di maggio
del detto anno si partì d’Imola, e addirizzossi al ponte san Brocolo;
ed essendo il ponte molto afforzato e bene guernito di gente alla
difesa per lo signore di Faenza, a dì 15 del detto mese, con aspra
e dura battaglia combatterono la fortezza e vinsonla, che fu assai
prospero cominciamento. E rafforzata la bastita del ponte, e messovi le
guardie per difendere il passo, con tutta sua cavalleria s’addirizzò a
Salervolo, uno castello presso a Faenza a cinque miglia, il quale non
era murato, nè fortezza, nel luogo, che avendolo vinto fosse grande
acquisto. E ivi puose l’assedio, lasciando per mala provvisione di
porsi a Faenza, ch’era male fornita e poco intera alla difesa, e i
cittadini non amavano la signoria del nuovo tiranno, e però fu reputato
pe’ savi follemente fatto. Il tiranno di Faenza, messer Giovanni di
messer Ricciardo Manfredi, che stava in grande paura della città,
sentendo posta l’oste a Salervolo, fu molto contento, e prese cuore
alla difesa; e di subito mise masnadieri in Salervolo, che avea soldati
in Toscana, sperti a sapere guardare le castella, i quali francamente
difesono la terra di molte battaglie che ’l conte vi fece dare,
durandovi l’assedio dal dì 17 di maggio, fino a dì 6 del prossimo mese
di luglio, senza lasciarsi avanzare alcuna cosa.