CAP. LVIII.

_Come la Chiesa mandò il conte per racquistare la contea di Romagna._

In questo anno 1350, parendo al papa e a’ cardinali, con vergogna

di santa Chiesa avere perduta la signoria e la propietà di Romagna,

ordinarono di volerla racquistare per forza; e avendo papa Clemente

sesto volontà d’accrescere onore e stato a messer Astorgio di

Duraforte, conte di Romagna, suo parente, il fece capitano della gente

che la Chiesa intendea di mettere in arme a questo servigio. Il quale

accolse quattrocento cavalieri gentiluomini in Proenza, e fece suo

maliscalco messer Rostagno da Vignone della casa de’ Cavalierri, pro’

e ardito e valoroso cavaliere. E la Chiesa gli ordinò uno tesoriere,

che ricogliesse i danari, e convertissegli ne’ soldi e negli altri

bisogni che occorressono alla guerra, a volontà del conte. E innanzi

che il conte si movesse di Proenza, fece a Firenze e a Perugia soldare

ottocento cavalieri e mille masnadieri di buona gente d’arme. E oltre a

ciò, il papa con molta istanza fece richiedere i tiranni di Lombardia,

catuno per se, e i comuni di Toscana, che dovessono aiutare al conte

racquistare Romagna. L’arcivescovo di Milano gli mandò cinquecento

barbute: messer Mastino della Scala glie ne mandò dugento: i tiranni

di Bologna glie ne mandarono dugento: il marchese di Ferrara cento;

i comuni di Toscana non vi mandarono loro gente. Il conte di Romagna

avendo i suoi cavalieri e masnadieri, e questo aiuto, a dì 13 di maggio

del detto anno si partì d’Imola, e addirizzossi al ponte san Brocolo;

ed essendo il ponte molto afforzato e bene guernito di gente alla

difesa per lo signore di Faenza, a dì 15 del detto mese, con aspra

e dura battaglia combatterono la fortezza e vinsonla, che fu assai

prospero cominciamento. E rafforzata la bastita del ponte, e messovi le

guardie per difendere il passo, con tutta sua cavalleria s’addirizzò a

Salervolo, uno castello presso a Faenza a cinque miglia, il quale non

era murato, nè fortezza, nel luogo, che avendolo vinto fosse grande

acquisto. E ivi puose l’assedio, lasciando per mala provvisione di

porsi a Faenza, ch’era male fornita e poco intera alla difesa, e i

cittadini non amavano la signoria del nuovo tiranno, e però fu reputato

pe’ savi follemente fatto. Il tiranno di Faenza, messer Giovanni di

messer Ricciardo Manfredi, che stava in grande paura della città,

sentendo posta l’oste a Salervolo, fu molto contento, e prese cuore

alla difesa; e di subito mise masnadieri in Salervolo, che avea soldati

in Toscana, sperti a sapere guardare le castella, i quali francamente

difesono la terra di molte battaglie che ’l conte vi fece dare,

durandovi l’assedio dal dì 17 di maggio, fino a dì 6 del prossimo mese

di luglio, senza lasciarsi avanzare alcuna cosa.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 65 / 190 题