_Come messer Giovanni Manfredi rubellò Faenza alla Chiesa._
Messer Giovanni Ricciardi de’ Manfredi avendo conceputo il tradimento
ch’egli intendea fare, cominciò segretamente a dare ordine al fatto:
e avvennegli bene, che il conte sopraddetto andò a corte a Vignone.
E per alcuno sentimento di gelosia, per sicurtà menò con seco messer
Guglielmo fratello carnale del detto messer Giovanni, come per grande
confidenza di sua compagnia, e lasciò vececonte un Provenzale di poca
virtù, con trecento cavalieri a sua compagnia. E oltre a ciò, lasciò
fornite le fortezze della città e le castella di fuori. Messer Giovanni
de’ Manfredi con molta stanzia tenea grande familiarità col vececonte,
e con singulare studio traeva a se l’amore e la benivoglienza de’
cittadini. E come gli parve tempo, cominciò a mettere copertamente
fanti in Faenza a pochi insieme, e feceli ricettare a’ suoi confidenti.
E seppe sì fare, che in poco tempo ebbe nella città cinquecento
fanti forestieri a sua petizione, innanzi che il vececonte o alcuno
se ne fosse accorto. Ma discordandosi da lui messer Giovanni dello
Argentino suo consorto, per via di setta, sentì come in certa contrada
nel contado, gli amici di messer Giovanni di messer Ricciardo non si
trovavano, e non si sapea dove fossono. E per questo sospettando di
tradimento, fece sentire al vececonte, com’egli sapea che gli amici di
messer Giovanni di messer Ricciardo in cotale e in cotale parte non
si ritrovavano, perchè temea che in Faenza non apparisse novità; il
visconte avendo con messer Giovanni singolare amicizia e confidenza,
non volea intendere di lui alcuno sospetto, ma provvedea al riparo. E
appressandosi il tempo che il fatto si dovea muovere, la cosa si venia
più scoprendo. Allora il visconte ingelosito mandò a fare richiedere
degli amici di messer Giovanni: costoro andarono prima a messer
Giovanni a sapere quello ch’avessono a fare. Messer Giovanni disse
loro: tornatevi a casa, e armatevi co’ vostri parenti e amici, e levate
il romore. Ed egli co’ cittadini con cui egli si confidava, e co’ fanti
che avea messi in Faenza s’andò ad armare, e accolto il suo aiuto, uscì
delle case armato, e fecesi forte a’ suoi palagi. Levato il romore, il
visconte fu a cavallo co’ suoi cavalieri e con fanti appiè soldati, e
dirizzossi alle case di messer Giovanni, ove sentiva la gente armata.
E giunto al luogo, trovando messer Giovanni co’ suoi armati cominciò a
combattere con loro fortemente. Messer Giovanni co’ suoi si difendeva
virtudiosamente, sostenendo il dì e la notte, senza perdere della
piazza. La mattina messer Giovanni prese una parte della sua gente, e
misesi sul fosso della città, onde attendea soccorso da alcuni suoi
amici di fuori, e sforzandosi il visconte di levarlo di quel luogo,
non ebbe podere. La gente venne, e misono un ponte, ch’aveano fatto
però, sopra il fosso, e atati da quelli d’entro valicarono senza
contrasto, e furono trecento fanti di Valdilamone, e altri amici di
messer Giovanni, e due bandiere di quaranta cavalieri che vi mandò il
signore di Ravenna. Il Provenzale sbigottito per codardia, avendo la
maggior parte de’ cittadini in suo aiuto, e tutte le fortezze della
città in sua guardia, e l’aiuto delle masnade di santa Chiesa a cavallo
e a piè, ed essendo vincitore, standosi fermo, tanta viltà gli occupò
la mente, ch’egli abbandonò le fortezze della terra, e la libera
signoria ch’egli avea nelle sue mani, e tutto il suo onore, e non stato
cacciato, abbandonò la città, e fuggissi a Imola colla sua gente, ove
per reverenzia di santa Chiesa fu ricevuto, e raccettato mansuetamente.
E abbandonata per costoro la città di Faenza e le sue fortezze, messer
Giovanni di messer Ricciardo de’ Manfredi ne rimase libero signore.
E incontanente si collegò col capitano di Forlì, e col signore di
Ravenna, e co’ signori di Bologna, che temeano della Chiesa, perchè per
tirannia teneano le città contro al volere della Chiesa, e segretamente
davano aiuto e consiglio a messer Giovanni, acciocchè Faenza e Romagna
non rimanesse all’ubbidienza della Chiesa. Questo appresso si dimostrò
manifestamente, come leggendo nostro trattato si potrà trovare. E
questo rubellamento avvenne a dì 27 di febbraio del detto anno.