_Come si fe’ triegua nel Regno._
Il papa e’ cardinali avendo sentita la rotta de’ baroni del Regno,
e che ’l paese si guastava, mandarono nel Regno M. Annibaldo da
Ceccano cardinale legato di santa Chiesa, a procacciare di conservare
il reame, acciocchè la discordia de’ due re non guastasse quello
ch’era di santa Chiesa. Il cardinale giunto a Napoli trovò il re e’
Napoletani in male stato, e i paesi di Terra di Lavoro guasti, rubate
le castella, le ville, i casali, e vedendo che la forza de’ Tedeschi
e degli Ungheri guastava tutto, si mise a cercare via d’accordo, e
andava dall’una parte all’altra, ma poco frutto di concordia seppe
fare. Onde il re e’ Napoletani avvedendosi che il cardinale non facea
loro profitto, si condussono a cercare eglino con loro confidenti. E
mandarono a Currado Lupo e agli altri caporali ad Aversa, e in fine
vennono con loro a concordia, che dovessono lasciare in mano del
cardinale Aversa e Capova, e tutte le terre e castella che teneano
dal Volturno di Tuliverno in verso Napoli, per tutta Terra di Lavoro
e di Principato, e facendo questo avessono contanti centoventimila
fiorini d’oro. Le terre furono lasciate nella guardia del cardinale,
e i danari furono pagati del mese di gennaio 1349. Allora vidono il
conto de’ danari che aveano raunati, e trovaronsi in contanti più di
cinquecento migliaia di fiorini d’oro, i quali di molta concordia si
divisono a bottino. E’ caporali dividitori furono, Currado Lupo, e il
doge Guernieri, e il conte di Lando, e M. Gianni d’Ornicchi, e alcuni
altri. E oltre a questo tesoro, e oltre a molti destrieri, e ricchi
arnesi e armadure che catuno avea, ebbono parte di molte vasellamenta
d’argento, e di croci e di calici e d’altri ornamenti delle chiese che
avieno spogliate, e ornamenti delle donne, e drappi e vestimenta di
grandissima valuta, de’ quali erano pieni, avendone spogliate parecchie
città, come detto abbiamo. Costoro sopra modo ricchi, passato il
Volturno, si diliberarono di partirsi del Regno, e tutti, fuori che
Currado Lupo, e fra Moriale e gli Ungheri, che si ritennono per lo
re d’Ungheria nel Regno, si partirono e menandone molte donne rapite
a’ loro mariti, e molte altre che non aveano marito, cosa strana e
disusata tra’ fedeli cristiani; e ricchi delle loro rapine, quali
si tornarono in Alamagna, e altri si sparsono nell’italiane guerre:
e per questo modo il Regno ebbe alcuno sollevamento dalle ruberie
e dalla guerra, che catuno si posava volentieri. E dandoci alquanto
triegua le novità dello sviato Regno, ci s’apparecchia nuova e lieve
cagione, della quale surse come di picciola favilla fuoco di smisurata
grandezza.