CAP. XLVII.

_De’ fatti del Regno._

Del mese di maggio del detto anno, sentendo il re Luigi crescere

fortemente nel Regno la forza del re d’Ungheria, fece comandamento a

tutti i suoi baroni che teneano con lui che si sforzassono d’arme e di

cavalli, e ragunassonsi in Napoli per resistere a’ loro avversari, che

aveano per la presa di Foggia e di Corneto presa superchia baldanza

in Puglia, e accolti molti Tedeschi d’Italia, per vaghezza delle

prede del Regno, più che per soldo ch’elli avessono. I baroni vedendo

il comune pericolo di loro stato e di tutto il Regno, feciono gente

d’arme, e ragunaronsi a Napoli più di tremila cavalieri ben montati

e bene armati; e ancora non era venuto il conte di Minerbino, che

avea con seco trecento barbute. Currado Lupo, che avea con seco il

duca Guernieri, e ’l conte di Lando, e messer Giovanni d’Arnicchi,

Tedeschi grandi maestri di guerra, e con grande seguito di soldati

tedeschi, avieno accolti tutti gli Ungheri del Regno, ch’erano più di

settecento, in grande fede al loro signore: e ancora erano ragunati

con loro masnadieri italiani assai, tratti per guadagnare, sentendo

che la forza del re era ragunata a Napoli, di presente fornì di

guardia tutte le terre sue, e co’ sopraddetti caporali, e co’ loro

cavalieri tedeschi e ungheri, milleseicento o più, e con briganti

a piè, acconci a guadagnare, sperando abboccarsi co’ ricchi baroni

del Regno, si partirono di Foggia, e senza fare soggiorno o trovare

resistenza se ne vennero infino ad Aversa, città di Terra di Lavoro,

presso a Napoli a otto miglia, la quale in quel tempo non era murata:

e per mala provvedenza non era guardata, avvegnachè malagevole fosse a

guardare, perchè era molto sparta, ma avea il castello molto grande e

forte. Currado Lupo con la sua cavalleria senza contasto s’entrò nella

terra, la quale era doviziosa e piena d’ogni bene. Ed essendo altra

volta stata all’ubbidienza del re d’Ungheria, non si pensarono essere

trattati in ruberia e in preda dal vicario del re, e però si trovarono

ingannati. I Tedeschi e gli Ungheri come furono dentro cominciarono a

fare delle cose, vi trovarono da vivere a comune con i cittadini, con

più temperanza e ordine che fatto non aveano in Foggia, perocchè vi

aveano più a stare. E incontanente cavalcarono per lo paese e per li

casali dintorno per farsi ubbidire, e recare il mercato derrata per

danaio; e chi non gli ubbidia di recare della roba ad Aversa sì la

rubavano e ardevano. E in fine, ora per una cagione, ora per un’altra,

tutti erano rubati, e cominciarono a cavalcare fino presso a Napoli,

ed a non lasciare a’ foresi portare alcuna roba in quella terra, che

a giornata solea abbondare della molta roba delle terre e casali di

fuori, ed ora niuno v’andava, che d’ogni parte erano rotte le strade e

i cammini, onde la città cominciò ad avere carestia, e convenia che per

mare si fornisse. Il re Luigi avea baroni e cavalieri assai in Napoli,

ma per buono consiglio riteneva i suoi baroni con il volonteroso popolo

che non uscissono contro a’ nimici a loro stanza, e attendea maggiore

forza di sua gente di dì in dì, e pensava che i nimici per le ruberie

fatte a’ paesani venissono in soffratta, e volea a sua stanza e a

suo tempo andare sopra i suoi nimici e a suo vantaggio, e non alla

loro richiesta, e questo era salutevole e buono consiglio. Ma dove la

fortuna giuoca più che ’l senno, la gente vi corre.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 54 / 190 题