_Come i Fiorentini ebbono Sangimignano a tempo._
Nel detto anno e mese d’aprile, recata la terra di Colle a guardia
del comune di Firenze prosperamente, innanzi che il detto capitano
con sua gente a piè e a cavallo tornasse a Firenze, essendo il comune
di Sangimignano per simile modo in grande divisione per cagione del
loro reggimento, onde forte si temea non pervenisse a tiranno, il
comune di Firenze vegghiando con sollecitudine a mantenere la libertà
di Toscana, fece comandamento al capitano e a’ cittadini consiglieri
ch’erano con lui ch’andassono a Sangimignano, e senza fare alcuno
danno, o atto di guerra, domandassono per lo comune di Firenze la
guardia di quella terra, acciocchè il comune loro e ’l nostro vivessono
di ciò più sicuri, che non si potea vivere vedendogli in setta e in
divisioni. Il capitano con quella gente se n’andò a Sangimignano, e
fece il comandamento del comune di Firenze, standosi fuori della terra
senza fare danno niuno. E fatta la richesta, quegli di Sangimignano
ebbono sopra ciò diversi consigli, e dibattutosi fra loro più giorni,
che l’uno volea e l’altro no, in fine avvedendosi che le loro discordie
erano pericolose, e che non erano potenti a mantenere libertà; vedendo
il pericolo delle divisioni e sette che aveano tra loro, e che lo
sdegno del comune di Firenze potea risultare in loro maggiore pericolo,
per comune consiglio diedono per tre anni a venire il governamento e la
guardia di quella terra al comune di Firenze, con patto che il comune
vi mandasse di sei mesi in sei mesi uno cittadino popolano di Firenze
per capitano della guardia, e un altro per podestà alle loro spese; e
così deliberato, misono di gran concordia dentro la gente del comune di
Firenze. E ricevuti i rettori, cominciarono a vivere tra loro in molta
concordia e pace, e catuno intendeva a fare i fatti suoi, dimenticando
le cittadine contenzioni e gli altri sospetti che gli conturbavano, e
il capitano co’ suoi cavalieri e col popolo tornò a Firenze ricevuto a
onore, del detto mese d’aprile.