CAP. XLII.

_Come il doge Guernieri fu preso in Corneto dagli Ungheri._

Tornato il re Luigi a Napoli, non avendo potuto acquistare in Puglia

alcuna cosa, ma peggiorata la sua condizione, acciocchè le terre

e’ baroni di sua parte non prendessono troppo sconforto della sua

partita, mandò in Puglia il doge Guernieri con quattrocento cavalieri,

e commisegli la guardia di coloro che teneano con esso lui, e che

raffrenasse la baldanza de’ suoi avversari. Il duca si mosse con sua

compagnia, e con lui mandò il re alquanti confidenti toscani, tra’

quali fu messer Iacopo de’ Cavalcanti di Firenze, pro’ e valente

cavaliere. Costoro entrati in Puglia si ridussono in Corneto. Il

fallace duca pensava, che stando dalla parte del re non potea predare

nè avanzare come l’animo suo desiderava, e vedendo la materia acconcia,

e già cominciata per Currado Lupo e per gli Ungheri, trovò modo,

volendo coprire il suo tradimento, come fatto gli venisse senza sua

palese infamia. E per venire a questo, essendo presso a nimici più

possenti di lui, si stava senza alcuno ordine e senza fare guardia

il dì e la notte, anzi non lasciava serrare le porti della città,

e andavasi a dormire con tutta la sua masnada. Onde avvenne, come

si crede ch’egli avesse ordinato, che Currado Lupo con parte di sua

gente una notte vi cavalcò, e trovate le porte aperte, e senza difesa

e guardia, s’entrò nella città: e trovando il doge e’ suoi cavalieri

dormire ne’ loro alberghi, tutti senza dare colpo di lancia o di spada

ebbe a prigione, loro e’ loro cavalli e arnesi, senza che niuno ne

fuggisse; e avuti i forestieri a prigioni furono signori della terra, e

fecionne, come di Foggia, la loro volontà: e il dì seguente con grande

gazzarra ne menarono i prigioni e la preda a Foggia, dove faceano

loro residenza. Ed essendo il duca Guernieri prigione in Foggia, si

fece porre di taglia trentamila fiorini d’oro; e mandò al re che ’l

dovesse ricomperare in fra certo tempo, e dove questo non facesse,

disse gli conveniva essere contro a lui in aiuto del re d’Ungheria: e

però gli protestava, che se il riscatto non facesse, non gli farebbe

tradimento venendo contro a lui dal termine innanzi. Il re Luigi avendo

conosciuto per opere i suoi baratti, avvegnachè conoscesse che per

cupidità di preda e’ sarebbe contro a’ suoi agro nimico, innanzi il

volle suo avversario, potendo contro a lui scoprirsi alla sua difesa,

che averlo traditore dalla sua parte, e però nol volle riscuotere. Onde

egli trasse a se tutti i Tedeschi di sua condotta, e da Currado Lupo

fu fatto il terzo conducitore della sua oste, renduto a lui e a’ suoi

l’armi e’ cavalli e gli arnesi. Messer Iacopo de’ Cavalcanti, perocchè

altra volta era stato preso, e lasciato alla fede, fu ritenuto, e

ultimamente per mandato del re d’Ungheria, per corrotto saramento,

vituperevolemente fu impiccato.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 49 / 190 题