_Come il re Luigi rifiutò la battaglia con Currado Lupo._
La mattina seguente, Currado Lupo innanzi che scendessono del castello
nel piano, mandò a richiedere il re Luigi di battaglia, e per segno
di ciò gli mandò il guanto per lo suo trombetta; il re ricevette il
guanto, e con dimostramento di franco cuore e d’ardire, senza tenere
altro consiglio promise la battaglia: perocchè la notte medesima il
conte di Minerbino e ’l conte di Sprech erano tornati con la loro
gente al soccorso del re. Currado avendo la risposta dal re, come
accettava di venire alla battaglia, non ostante che il re avesse assai
più gente di lui, confidandosi nella buona gente che avere gli pareva,
e conoscendo la condizione del doge Guernieri, e forse intendendosi
con lui, scese del castello con tutta sua cavalleria, e ancora con gli
Ungheri ch’erano nel castello a cavallo, e valicato per una parte della
città ch’era in loro signoria, con dimostramento di grande ardire si
schierò nel piano dirimpetto alla città, aspettando che il re venisse
con la sua gente alla battaglia. E vedendo che non venia, un’altra
volta il mandò a richiedere di battaglia. Il re avendo volontà di
combattere sommovea i suoi baroni e gli altri cavalieri a ciò fare,
con grande istanzia: il doge Guernieri, quale che cagione il movesse,
che dubbia era la sua fede, vedendo il re acceso alla battaglia, fu a
lui, e con dimostramento di savio e buono consiglio, e con belle parole
il ritenne, mostrandogli che folle partito era a quel punto prendere
battaglia, allegando che per due cose sole si dovea combattere, l’una
per necessità, e l’altra per grande avvantaggio, e quivi non era nè
l’una nè l’altra. E forse che il consiglio suo fu più salutevole che
malvagio a quel punto, il re vedendo il consiglio del duca, e temendo
di non essere seguito nella battaglia da lui nè da’ suoi cavalieri, si
ritenne in Nocera, ontosamente schernito da’ suoi avversari, i quali
schierati in sul campo faceano vergogna al re, perchè non usciva alla
battaglia come promesso avea; e avendo aspettato infino al mezzodì,
e trombato e ritrombato per attrarre la gente del re alla battaglia,
e veggendo non erano acconci a uscire della terra, si partì di là
ordinatamente con le schiere fatte, e dirizzossi verso la città di
Foggia, ch’era ivi presso nello piano di Puglia, e in quella, ch’era
senza guardia e senza sospetto, s’entrò di cheto, senza trovare alcuno
riparo. E trovandola piena d’ogni bene, quivi s’alloggiarono, facendo
delle case, e delle masserizie, e della vittuaglia, e delle donne
maritate e delle pulzelle la loro sfrenata volontà, e ogni sustanza
di quella terra si recarono prima in uso, e poscia in preda. E quivi
in prima si cominciò ad assaggiare la preda dello avere del Regno da’
Tedeschi e dagli Ungari, la quale assaggiata vi attrasse da ogni parte
i soldati, come gli uccelli alla carogna, in grave danno di tutto il
paese, come procedendo per li tempi in nostra materia dimostreremo.