_Come Currado Lupo liberò Nocera._
Mentre che l’assedio si manteneva per lo re Luigi a Nocera, Currado
Lupo, ch’era rimaso alla guardia del reame per lo re d’Ungheria, intese
a sollicitare il re, tanto che gli mandò una quantità di danari per
ristorare la gente che per la mortalità gli era mancata: il quale di
presente cavalcò in Abruzzi, e condusse de’ cavalieri tedeschi ch’erano
in Toscana e nella Marca, tanti, che co’ suoi si trovò con duemila
barbute: e lasciatine una parte alla guardia delle terre che per lui si
teneano, e eletti milledugento cavalieri in sua compagnia, si propose
di soccorrere gli assediati del castello di Nocera. Il re Luigi avendo
sentito come Currado Lupo avea accolta gente per venire contra lui,
di presente mandò il conte di Minerbino, e il conte di Sprech Tedesco,
con ottocento cavalieri a impedire i passi, che Currado Lupo co’ suoi
cavalieri non potesse entrare nel piano di Puglia. Ma il detto Currado,
come franco capitano e sollecito, la notte si mise a cammino, e fu
prima, partendosi da Guglionese, valicato i passi ed entrato nel piano
di Puglia, che la gente del re fosse a impedirlo, e senza arresto,
co’ suoi cavalieri in quello dì cavalcarono quaranta miglia, e la sera
giunsono a Nocera in sul tramontare del sole; e perocchè erano molto
affaticati della lunga giornata, e i cavalli stanchi e l’ora tarda,
se n’entrarono nel castello senza fare altro assalto, o riceverlo
dalla gente del re Luigi. E questo avvenne, imperciocchè del subito
avvenimento sbigottì forte la gente del re, e specialmente essendo
assottigliato l’oste, e non sappiendo che della loro gente andata
a’ passi si fosse avvenuto. Il re veggendo la sua gente sbigottita,
prese l’arme e montò a cavallo, e confortò francamente i suoi: e
sopravvenendo la notte, in persona ordinò buona e sollecita guardia,
attendendo il ritorno de’ suoi cavalieri. I nimici ch’erano stanchi
intesono a mangiare, e a confortare la loro gente, e dare riposo a’
loro cavalli, per essere la mattina alla battaglia.