CAP. XXXV.

_Come il re Luigi prese più castella._

Tornando a’ fatti d’Italia, il re Luigi fatto cavaliere, e dato alcuno

ordine a’ fatti del Regno che l’ubbidia, avvedutosi de’ baroni che

teneano col re d’Ungheria, innanzi che volesse procedere a fare altra

impresa attese a volere racquistare le castella di Napoli. E prima

cominciò al castello di Santermo sopra la detta città, e quello per

viltà di coloro che l’aveano a guardia, temendo delle minacce più

che della forza della battaglia ch’era loro cominciata, essendo da

potersi bene difendere, s’arrenderono al re. E avendo vittoriosamente

acquistato questo castello, se ne venne a quello di Capovana, che

è all’entrata della città, fortissimo, da non potersi vincere per

battaglia. Coloro che dentro v’erano alla difesa cominciarono a

resistere al primo assalto; ma inviliti per la presura di quello

di Santermo, e più perchè non vedeano apparecchiato loro soccorso,

trattaron la loro salvezza, e renderono il castello al re. Avuto il

re questi due forti castelli con poca fatica, s’addirizzò al castello

dell’Uovo fuori di Napoli sopra il mare, il quale per battaglia non

si potea avere, ma era agevole ad assediare, che tutto era in mare,

salvo d’una parte si congiungeva con una cresta del poggio, in sul

quale il re fece fare un battifolle. Que’ del castello sappiendo che

il loro soccorso non potea essere d’altra parte che per mare, e in

quello mare non era alcuna forza del re d’Ungheria, innanzi che si

volessono recare allo stremo patteggiarono col re, e renderongli il

castello. Avute il re prosperamente queste tre castella in poco tempo,

fece molto rinvigorire gli animi de’ Napoletani. E vedendo che non

v’era rimaso altro che il castello Nuovo a capo alla città, dove era

l’abitazione reale, il quale era sopra modo forte e bene fornito, tanto

era cresciuta la baldanza, che nel fervore del loro animo con molto

apparecchiamento si misono a combatterlo da ogni parte, con aspra e

fiera battaglia. Ma dentro v’era Gulforte fratello di Currado Lupo,

cui il re d’Ungheria avea lasciato vicario suo, ed era accompagnato

di buona masnada, e bene fornito alla difesa, sicchè per niente si

travagliarono della battaglia. E certificati che per forza non lo

potevano avere, e che Gulforte era fedele al suo signore, presono

consiglio d’abbarrare tra il castello e la città, e così fu fatto, e

misonvi buona guardia; sicchè fuori che dalla marina il castello era

assediato. E poi senza combattere o assalirlo, l’una gente e l’altra si

stettono lungamente.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 42 / 190 题