_Come messer Carlo eletto imperadore fu presso che morto di veleno._
Nella cronica del nostro anticessore è fatta memoria, come la santa
Chiesa di Roma, sappiendo come Carlo figliuolo del re Giovanni di
Boemia era di virtù e di senno e di prodezza il più eccellente prenze
della Magna, morto il Bavaro, che lungo tempo in discordia colla Chiesa
avea occupato lo ’mperio, non ostante che il re Giovanni vivesse,
ordinò di farlo eleggere allo ’mperio. Ed essendo in discordia gli
elettori, perocchè l’arcivescovo di Maganza non gli volea dare la boce
sua, papa Clemente trovando ch’egli era stato de’ fautori del Bavaro,
il privò dell’arcivescovado, ed elessene un altro; il quale avendo il
titolo, non ostante non avesse la possessione, come il papa volle diede
la sua boce al detto Carlo, e così ebbe piena la sua elezione. Costui
eletto era impotente di cavalleria e di moneta a potere mantenere campo
ad Aia la Cappella quaranta dì, a rispondere con la forza dell’arme
a chi lo volesse contastare, secondo la consuetudine degli eletti
imperadori: e però santa Chiesa dispensò con lui questa ceremonia,
e levollo dal pericolo e dalla spesa. E in questo servigio la Chiesa
prese saramento da lui, che venendo alla corona egli perdonerebbe a’
comuni di Toscana ogni offesa fatta all’imperadore Arrigo suo avolo
e agli altri imperadori, e tratterebbegli come amici senza alcuna
oppressione. Dopo questo, morto il padre nella battaglia del re di
Francia, come detto è, a costui succedette, e fu chiamato re di Boemia.
E cercando d’accogliere forza per potere venire alla corona dello
imperio, ed essendo poco pregiato e meno ubbidito dagli Alamanni,
tenendosi gravati della sua elezione, egli umile si stava chetamente
in Boemia aspettando suo tempo. La reina con femminile consiglio
volendo attrarre l’amore del marito dall’altre donne, ch’era giovane,
avvegnachè assai onesta, gli fece dare a mangiare certa cosa, la quale
mangiata dovea crescere l’amore alla sua donna. Nella qual cosa, o erba
o altro che mescolato vi fosse che tenesse veleno, come presa l’ebbe,
ne venne a pericolo di morte; e per aiuto di grandi e subiti argomenti,
pelato de’ suoi peli, ricoverò la salute del suo corpo. Della qual
cosa facendo condannare a morte due suoi siniscalchi per giustizia,
la reina, parendo che per sua semplice operazione, più che per colpa
che avessono, i famigli del loro eletto imperadore fossono per morire
innocenti, s’inginocchiò dinanzi al re dicendo, come que’ cavalieri non
aveano colpa di quello accidente, ma se colpa c’era, era sua: perocchè
per femminile consiglio, volendo più attrarre a se il suo amore, non
credendo far cosa che offendere il dovesse, li fece dare quella cosa a
bere, ovvero a mangiare: e però, se giustizia se n’avea a fare, ella
era degna per la sua ignoranza d’ogni pena, e non coloro ch’erano
innocenti. Il discreto signore udite queste parole, considerò la
fragilità e la natura delle femmine, e colla sua mansuetudine inchinò
l’animo all’errore dell’amore femminile, e con molta benignità perdonò
alla reina dolcemente, e liberò i suoi siniscalchi, rimettendogli ne’
loro ufici e onori. Alcuni dissono, che messer Luchino de’ Visconti
di Milano il fece avvelenare per tema di perdere la sua tirannia. Ed
essendo lo eletto imperadore nel pericolo della morte, si disse che
promise a Dio se campasse, che perdonerebbe a chi l’avesse offeso e
non ne farebbe alcuna vendetta; e quale che fosse la cagione, l’effetto
seguitò, che vendetta nessuna fece.