CAP. XXXIII.

_Come il re di Francia fu ingannato del trattato di Calese con gran

danno._

Il re Filippo avendo l’animo curioso di trarre del suo reame la forza

del re d’Inghilterra, il quale teneva il forte castello di Calese in su

la marina, non potendo per forza farlo, pensava fornirlo per danari con

trattato. Alla guardia di Calese era uno gentile uomo d’Inghilterra,

con sue masnade di cavalieri e di sergenti. Il re di Francia il fece

tentare se per danari gli rendesse il castello. L’Inghilese avveduto

diede orecchie al fatto, e senza indugio il fece segretamente sentire

al suo signore; il quale confidandosi nella fede di costui, gli

diede per comandamento che menasse saviamente il trattato infino al

fatto. Costui seguitò con molta astuzia, tanto, che per la sfrenata

volontà che il re di Francia avea di racquistarlo, s’indusse a dare

i danari innanzi, attenendosi alla fede del castellano, e dielli,

come era il patto, seimila scudi d’oro, di ventimila che per lo patto

gli dovea dare, e del rimanente gli fece quelle fermezze che volle,

che mettendo dentro nel castello quella gente che il re volesse, in

sul ponte compierebbe il pagamento. E così data la fede da catuna

parte, il re di Francia commise la bisogna ad alquanti suoi baroni:

i quali incontanente forniti di cavalieri e di sergenti d’arme in

grande quantità, cavalcarono al castello; e come ordinato era per

lo castellano, aperta la porta, e calato il ponte, mise dentro nel

castello coloro cui i Franceschi vollono, perchè vedessero a loro

sicurtà che dentro non vi fosse altra gente che la sua alla guardia,

acciocchè si assicurassono a fare il rimanente del pagamento; e a

costoro, com’egli avea provveduto, fece sì vedere, che del nascoso

aguato non si avvidono. Onde i Franceschi vinti dalla sprovveduta

baldanza, s’affrettarono a fare sul ponte il pagamento del rimanente

fino ne’ ventimila scudi d’oro al castellano, ed egli mise dentro nel

castello una parte de’ Franceschi, mostrando di volere assegnare loro

la fortezza del castello, e l’altra oste s’attendea di fuori. Il re

d’Inghilterra, che avea fatto menare questo trattato, era di notte

venuto nel castello egli e il figliuolo con buona compagnia di gente

eletta e fidata, come a quello affare gli parve competente, i quali

si stettono riposti per modo, ch’e’ Franceschi non se ne poterono

avvedere. I Franceschi che si credettono senza inganno essere signori

del castello, da più parti furono subitamente assaliti dal re e da sue

genti. E bene che gl’Inghilesi fossono pochi a rispetto de’ Franceschi,

per lo improvviso e subito assalto i Franceschi ch’erano nel castello

sbigottirono, e temettono, vedendosi a stretta, e non essendo usi

di cotali baratti, per sì fatto modo, che poco feciono resistenza.

Gl’Inghilesi di presente, come ordinato fu, presono le vie e le porti,

e ’l castellano che si mischiava al cominciamento co’ Franceschi

d’entro si rivolse contro a loro. E vedendo i Franceschi che non

aveano l’uscita libera della terra, lasciarono l’arme, e arrenderonsi

prigioni al re d’Inghilterra. E fatto questo, a’ Franceschi di fuori

fu la cosa sì maravigliosa, che fortemente spaventarono. E sentendo

questo il re e’ suoi presono ardire, e uscirono fuori addosso agli

spaventati, con grandi strida e ardire. E non ostante che i Franceschi

fossono presso a dieci per uno degl’Inghilesi, tanta paura gli vinse,

che si misono in fuga, e abbandonarono il campo. Ed essendo seguitati

alquanto dagl’Inghilesi, che non gli poterono troppo seguitare perchè

aveano pochi cavalli, presine e morti alquanti, con doppia vittoria si

ritornarono nel castello.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 40 / 190 题