_Come il re di Francia fu ingannato del trattato di Calese con gran
danno._
Il re Filippo avendo l’animo curioso di trarre del suo reame la forza
del re d’Inghilterra, il quale teneva il forte castello di Calese in su
la marina, non potendo per forza farlo, pensava fornirlo per danari con
trattato. Alla guardia di Calese era uno gentile uomo d’Inghilterra,
con sue masnade di cavalieri e di sergenti. Il re di Francia il fece
tentare se per danari gli rendesse il castello. L’Inghilese avveduto
diede orecchie al fatto, e senza indugio il fece segretamente sentire
al suo signore; il quale confidandosi nella fede di costui, gli
diede per comandamento che menasse saviamente il trattato infino al
fatto. Costui seguitò con molta astuzia, tanto, che per la sfrenata
volontà che il re di Francia avea di racquistarlo, s’indusse a dare
i danari innanzi, attenendosi alla fede del castellano, e dielli,
come era il patto, seimila scudi d’oro, di ventimila che per lo patto
gli dovea dare, e del rimanente gli fece quelle fermezze che volle,
che mettendo dentro nel castello quella gente che il re volesse, in
sul ponte compierebbe il pagamento. E così data la fede da catuna
parte, il re di Francia commise la bisogna ad alquanti suoi baroni:
i quali incontanente forniti di cavalieri e di sergenti d’arme in
grande quantità, cavalcarono al castello; e come ordinato era per
lo castellano, aperta la porta, e calato il ponte, mise dentro nel
castello coloro cui i Franceschi vollono, perchè vedessero a loro
sicurtà che dentro non vi fosse altra gente che la sua alla guardia,
acciocchè si assicurassono a fare il rimanente del pagamento; e a
costoro, com’egli avea provveduto, fece sì vedere, che del nascoso
aguato non si avvidono. Onde i Franceschi vinti dalla sprovveduta
baldanza, s’affrettarono a fare sul ponte il pagamento del rimanente
fino ne’ ventimila scudi d’oro al castellano, ed egli mise dentro nel
castello una parte de’ Franceschi, mostrando di volere assegnare loro
la fortezza del castello, e l’altra oste s’attendea di fuori. Il re
d’Inghilterra, che avea fatto menare questo trattato, era di notte
venuto nel castello egli e il figliuolo con buona compagnia di gente
eletta e fidata, come a quello affare gli parve competente, i quali
si stettono riposti per modo, ch’e’ Franceschi non se ne poterono
avvedere. I Franceschi che si credettono senza inganno essere signori
del castello, da più parti furono subitamente assaliti dal re e da sue
genti. E bene che gl’Inghilesi fossono pochi a rispetto de’ Franceschi,
per lo improvviso e subito assalto i Franceschi ch’erano nel castello
sbigottirono, e temettono, vedendosi a stretta, e non essendo usi
di cotali baratti, per sì fatto modo, che poco feciono resistenza.
Gl’Inghilesi di presente, come ordinato fu, presono le vie e le porti,
e ’l castellano che si mischiava al cominciamento co’ Franceschi
d’entro si rivolse contro a loro. E vedendo i Franceschi che non
aveano l’uscita libera della terra, lasciarono l’arme, e arrenderonsi
prigioni al re d’Inghilterra. E fatto questo, a’ Franceschi di fuori
fu la cosa sì maravigliosa, che fortemente spaventarono. E sentendo
questo il re e’ suoi presono ardire, e uscirono fuori addosso agli
spaventati, con grandi strida e ardire. E non ostante che i Franceschi
fossono presso a dieci per uno degl’Inghilesi, tanta paura gli vinse,
che si misono in fuga, e abbandonarono il campo. Ed essendo seguitati
alquanto dagl’Inghilesi, che non gli poterono troppo seguitare perchè
aveano pochi cavalli, presine e morti alquanti, con doppia vittoria si
ritornarono nel castello.