CAP. XXX.

_Come il re di Maiolica andò per racquistare l’isola, e fuvvi morto._

Lo sventurato re di Maiolica non trovando aiuto dal re di Francia,

cui egli avea lungamente servito nelle sue guerre, nè dal papa, nè

da alcuno altro signore, strignendolo la volontà e ’l bisogno di

racquistare l’isola, come disperato d’ogni aiuto, avendo venduta la sua

parte di Mompelieri, accattò danari dal re di Francia sopra la villa

di Perpignano, ch’altro non gli era rimaso, e condusse cavalieri e

pedoni, e dodici galee di Genovesi fece armare al suo soldo, e alcuno

navilio di carico; sperando, quando fosse con forza d’arme nell’isola,

gli uomini del suo regno tornassono a lui, come forse a inganno gli era

dato intendimento, perocchè con alquanti era in trattato. Apparecchiata

l’oste, e ’l navilio con le dodici galee armate, del mese di... del

detto anno si mise in mare; e senza impedimento arrivò nell’isola di

Maiolica, presso alla città a dieci miglia; e ivi scesi in terra,

s’accampò con quattrocento cavalieri e cinquecento masnadieri,

aspettando che coloro della città con cui avea trattato, e il popolo

della terra il volessono come loro benigno e natural signore. Le dodici

galee de’ Genovesi avendo messo in terra il re, o che fosse di suo

comandamento, per mostrarsi più forte agli uomini dell’isola, o per

altre cagioni, si partirono da quella parte ove il re avea posto il

campo, e girarono da un’altra parte del’isola; e rimaso il re, e ’l

figliuolo, e l’altra gente senza il favore delle dodici galee, della

città di Maiolica subitamente uscirono più di seicento cavalieri con

grandissimo popolo, e vennero contro all’oste del re per combattere con

lui. Il re vedendosi i nimici appresso, potea stare alle difese tanto

che tornassero le sue galee: ma con vana confidanza de’ suoi regnicoli,

che non dovessero resistere contro a lui, senza attendere punto, si

volle mettere alla battaglia, per trarre a fine la sua impresa come la

fortuna il menava. E ordinata la sua gente, e confortata a ben fare,

mostrando che quivi non era altro rimedio che nel bene operare la virtù

delle loro persone, sì fedì tra i nemici, i quali erano cavalieri

catalani, maggiore quantità e migliore gente che i suoi soldati, e

guidati da buoni capitani, i quali ricevettono il re e i suoi cavalieri

francamente, per modo, che in poca d’ora furono sconfitti, e il re

morto. Il quale se avessono voluto potieno ritener prigione, ma rade

volte in fatti d’arme tra’ Catalani si trova mansuetudine: il figliuolo

fu preso, e rappresentato al zio re d’Araona, l’altra gente fu rotta

e sbarattata, e l’isola rimase libera al re d’Araona, e Mompelieri e

Perpignano al re di Francia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 37 / 190 题