_Come il re di Maiolica andò per racquistare l’isola, e fuvvi morto._
Lo sventurato re di Maiolica non trovando aiuto dal re di Francia,
cui egli avea lungamente servito nelle sue guerre, nè dal papa, nè
da alcuno altro signore, strignendolo la volontà e ’l bisogno di
racquistare l’isola, come disperato d’ogni aiuto, avendo venduta la sua
parte di Mompelieri, accattò danari dal re di Francia sopra la villa
di Perpignano, ch’altro non gli era rimaso, e condusse cavalieri e
pedoni, e dodici galee di Genovesi fece armare al suo soldo, e alcuno
navilio di carico; sperando, quando fosse con forza d’arme nell’isola,
gli uomini del suo regno tornassono a lui, come forse a inganno gli era
dato intendimento, perocchè con alquanti era in trattato. Apparecchiata
l’oste, e ’l navilio con le dodici galee armate, del mese di... del
detto anno si mise in mare; e senza impedimento arrivò nell’isola di
Maiolica, presso alla città a dieci miglia; e ivi scesi in terra,
s’accampò con quattrocento cavalieri e cinquecento masnadieri,
aspettando che coloro della città con cui avea trattato, e il popolo
della terra il volessono come loro benigno e natural signore. Le dodici
galee de’ Genovesi avendo messo in terra il re, o che fosse di suo
comandamento, per mostrarsi più forte agli uomini dell’isola, o per
altre cagioni, si partirono da quella parte ove il re avea posto il
campo, e girarono da un’altra parte del’isola; e rimaso il re, e ’l
figliuolo, e l’altra gente senza il favore delle dodici galee, della
città di Maiolica subitamente uscirono più di seicento cavalieri con
grandissimo popolo, e vennero contro all’oste del re per combattere con
lui. Il re vedendosi i nimici appresso, potea stare alle difese tanto
che tornassero le sue galee: ma con vana confidanza de’ suoi regnicoli,
che non dovessero resistere contro a lui, senza attendere punto, si
volle mettere alla battaglia, per trarre a fine la sua impresa come la
fortuna il menava. E ordinata la sua gente, e confortata a ben fare,
mostrando che quivi non era altro rimedio che nel bene operare la virtù
delle loro persone, sì fedì tra i nemici, i quali erano cavalieri
catalani, maggiore quantità e migliore gente che i suoi soldati, e
guidati da buoni capitani, i quali ricevettono il re e i suoi cavalieri
francamente, per modo, che in poca d’ora furono sconfitti, e il re
morto. Il quale se avessono voluto potieno ritener prigione, ma rade
volte in fatti d’arme tra’ Catalani si trova mansuetudine: il figliuolo
fu preso, e rappresentato al zio re d’Araona, l’altra gente fu rotta
e sbarattata, e l’isola rimase libera al re d’Araona, e Mompelieri e
Perpignano al re di Francia.