CAP. XXV.

_Come i Fiorentini feciono guerra agli Ubaldini, e presero Montegemmoli

e loro castella._

Vedendo i Fiorentini che la latrocina superbia degli Ubaldini non

si gastigava per una battitura, feciono decreto, che ogni anno

si dovesse tornare sopra di loro, tanto che fossono privati delle

alpigiane spelonche. E per questa cagione, il verno furono chiamati

otto cittadini uficiali sopra provvedere e fornire la guerra: i quali,

del mese di giugno 1349, mandarono l’oste del comune nell’alpe, la

quale si dirizzò a Montegemmoli, una rocca quasi inespugnabile: nella

quale era Maghinardo da Susinana e due suoi figliuoli, con parecchie

masnade di franchi masnadieri, i più usciti di Firenze. Era fuori

della rocca in su la stretta schiena del poggio, alla guardia della

via ch’andava al castello, una torre forte e bene armata: innanzi

alla torre una tagliata in su la schiena del poggio, con forte

steccato: e a questa guardia, per voglia di fare d’arme, i caporali

de’ masnadieri del castello erano scesi co’ loro compagni: e la gente

del comune di Firenze avendo fermo il loro campo, a intendimento di

vincere il castello per assedio, e molestarlo con dificii i quali

vi faceano conducere, alquanti masnadieri s’appressarono verso la

guardia della torre per badaluccare. I valenti masnadieri d’entro, per

troppa baldanza, uscirono fuori della tagliata incontro alla gente de’

Fiorentini, badaluccando e facendo gran cose d’arme per lo vantaggio

che aveano del terreno. In questo stante i cavalieri de’ Fiorentini

montando il poggio per dare vigore a’ loro masnadieri, cominciarono

a scendere de’ cavalli, e a pignersi innanzi con fanti e a’ nemici, i

quali per non perdere il terreno, con folle prodezza attesono tanto,

che i cavalieri e’ masnadieri de’ Fiorentini co’ balestrieri furono

mischiati tra loro, innanzi che si potessono ritrarre alla fortezza.

E volendosi ritrarre, per lo soperchio de’ loro avversari non poterono

fare, che a un’ora con loro insieme non entrassono dentro alli steccati

i masnadieri fiorentini, e a loro aiuto erano tratti tanti balestrieri,

che non lasciarono a’ nemici riprendere la fortezza della torre: anzi

la presono per loro. E ritraendosi i masnadieri degli Ubaldini per

loro scampo nella rocca, continuando la battaglia stretta alle mani,

entrarono i Fiorentini cacciando gli avversari nel primo procinto. E

crescendo della gente dell’oste la loro forza, presono tutto, fuori

de’ palagi e torri dell’ultima fortezza, ov’era racchiuso Maghinardo

e la moglie, e due suoi figliuoli con loro compagnia: i quali si

difenderono vigorosamente. Essendo il dì e la notte combattuti dalla

gente de’ Fiorentini, Maghinardo e’ figliuoli, benchè fossero in

fortezza da potersi difendere lungamente, conobbono il loro pericolo.

E sentendosi male d’accordo per loro quistioni con gli altri Ubaldini

loro consorti, si deliberarono di dare la rocca a’ Fiorentini, e di

volere essere contro a’ suoi consorti co’ Fiorentini. E fatti i patti,

e fermi a Firenze, diedono la rocca libera al comune di Firenze: e il

comune prese il saramento della fede promessa, li ricevette in amicizia

e cittadinanza, e ordinarono loro la provvigione promessa: e dati loro

cavalieri e pedoni si mossono a guerreggiare gli altri Ubaldini. E

innanzi che l’oste de’ Fiorentini tornasse, assediò Montecolloreto, e

presonlo; e misonvi fornimento e buona guardia. Andarono a Roccabruna

ed ebbonla: ed entrarono nel Podere e presono Lozzole per trattato.

E per trattato fu dato loro la signoria di Vigiano e di più altre

tenute, che appartenevano al detto Maghinardo e a certi altri degli

Ubaldini che feciono il comandamento del comune. E andarono intorno a

Susinana, guastando le case e’ campi di fuori; e tentando di volerlo

combattere, trovarono il castello sì forte e sì bene fornito alla

difesa, che lasciarono stare, e andarono a Valdagnello, e dieronvi una

battaglia, senza potervi acquistare per la fortezza del sito, e perchè

era bene provveduto alla difesa: e però guastarono i campi e le ville

d’intorno. E fornito che ebbono tutte le castella che aveano acquistate

di vittuaglia e d’arme e di buona guardia, avendo fatto agli Ubaldini e

a’ loro fedeli gran danno, del mese d’agosto, gli anni di Cristo 1349,

senza alcuno impedimento, sani e salvi con vittoria si tornarono alla

città di Firenze.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 32 / 190 题