CAP. XXII.

_Brieve raccontamento di cose fatte per il re d’Inghilterra contra

quello di Francia._

Richiede il nostro proponimento, per le cose che avremo a scrivere de’

fatti del re di Francia e di quello d’Inghilterra per la loro guerra,

che noi ci traiamo un poco addietro alle cose occorse più vicine,

acciocchè quelle che seguiranno abbiano più chiaro intendimento.

Essendo il valoroso re Adoardo d’Inghilterra passato in Normandia, del

mese d’agosto, gli anni di Cristo 1347, e avendo preso Camoboroso e

Saulu e più altre ville, venendo verso Parigi con quattromila cavalieri

e quarantamila sergenti, tra’ quali avea molti arcieri, e fatto

d’arsioni e di preda gravi danni al paese, s’accampò a Pussì e a San

Germano, presso a Parigi a due leghe. Il re di Francia era andato colla

sua forza verso Camo per farlisi incontro, e non trovandolo nel paese,

si tornò addietro, e accolta molta baronia e cavalieri e sergenti

di suo vassallaggio, s’accampò fuori di Parigi con più di settemila

cavalieri e sessantamila sergenti: il re d’Inghilterra, sentendo la

tornata del re di Francia, si levò da campo scostandosi da Parigi.

Il re di Francia con grande baldanza il seguitò con la sua gente,

tanto che sopraggiunse il re d’Inghilterra, che andava assai a lenti

passi per non mostrare paura: e aggiugnendosi l’una oste all’altra,

il re d’Inghilterra vedendosi presso il re di Francia, e quello di

Boemia e quello di Maiolica con molti baroni, e con più di due tanti

cavalieri che non avea egli, come signore di grande cuore e ardire,

di presente s’apparecchiò alla battaglia, intra Crescì e Albevilla.

E ordinò tutto il suo carreaggio alla fronte a modo d’una schiera, e

di sopra alle carra mise i cavalieri armati, e a piè d’ogni parte i

suoi arcieri. E sopravvenendo l’assalto de’ Franceschi, baldanzosi,

con grande empito cominciarono la battaglia. Gl’Inglesi fermi al loro

carreaggio, con l’ordine dato agli arcieri, senza perdere colpo,

di loro saette fedivano i cavalli e’ cavalieri de’ Franceschi. E

vedendo gl’Inglesi fediti molti de’ cavalli e de’ cavalieri de’ loro

avversari, a uno segno dato ordinate le guardie de’ sergenti sopra il

carreaggio, corsono i cavalieri a’ loro cavalli che aveano a destro

dietro al carriaggio, e montati e assettati sopra i loro cavalli,

con savia condotta vennono alle spalle de’ nimici, ed assalirono i

Franceschi con dura battaglia. I Franceschi che erano re e baroni

d’alto pregio manteneano la battaglia vigorosamente, la quale durò

da mezza nona alle due ore di notte; ove si dimostrarono di grandi

operazioni d’armi di valorosi baroni e cavalieri da catuna parte. Ma

perocchè i Franceschi e i loro cavalli erano più stanchi e magagnati

dalle saette degl’Inglesi, e molti conducitori di loro morti, come fu

la volontà d’Iddio la vittoria rimase al re d’Inghilterra, con grande

e grave danno de’ Franceschi. Morto vi fu il valente re di Boemia,

figliuolo dello imperatore Arrigo di Luzimborgo, e il duca di Loreno,

il conte di Lanzone fratello del re di Francia, e sei altri conti, con

milleseicento cavalieri grande parte baroni e banderesi, e morironvi

ventimila pedoni; fra i quali furono i Genovesi che erano andati là

con dodici galee, che pochi ne camparono. Ed il re Filippo di Francia

di notte, con sei tra prelati e baroni, e sessanta sergenti a piè,

uscì della battaglia, e campò per grazia della notte. Sul campo si

trovarono molti cavalli morti e bene quattromila fediti. E fatta questa

battaglia a dì 26 d’agosto nel 1347, il re d’Inghilterra poco appresso

pose assedio al forte castello di Calese sulla marina, e per assedio il

vinse: e fattolo più forte, per avere porto nel reame e nella marina

di Francia, lasciato nel paese il conte d’Erbi duca di Lancastro,

suo cugino, a guerreggiare, con duemila cavalieri e ventimila pedoni

i più arcieri, con grande onore si tornò in Inghilterra. Il conte

d’Erbi entrò in Guascogna l’anno appresso, e conquistò più terre di

quelle che vi tenea il re di Francia; e rotti in più abboccamenti i

cavalieri franceschi, se ne venne cavalcando e predando il paese infino

alla città di Tolosa; ma aggravando la mortalità quei paesi, si tornò

addietro con grande preda. E fatta tregua dall’uno re all’altro, con

grande onore del re d’Inghilterra, posò la guerra per alcuno tempo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 29 / 190 题