_Della inaudita mortalità._
Trovasi nella santa Scrittura, che avendo il peccato corrotto ogni via
della umana carne, Iddio mandò il diluvio sopra la terra: e riservando
per la sua misericordia l’umana carne in otto anime, di Noè, e di tre
suoi figliuoli e delle loro mogli nell’arca, tutta l’altra generazione
nel diluvio sommerse. Dappoi per li tempi multiplicando la gente, sono
stati alquanti diluvi particolari, mortalità, corruzioni e pistolenze,
fami e molti altri mali, che Iddio ha permesso venire sopra gli uomini
per li loro peccati. Tra le quali mortalità troviamo venute le più
gravi l’una al tempo di Marco Aurelio, Antonio e Lucio Aurelio Commodo
imperadori, gli anni di Cristo 171, la quale cominciò in Babilonia
d’Egitto, e comprese molte provincie del mondo. E tornando L. Commodo
colle legioni de’ Romani delle parti d’Asia, parea combattesse
ostilemente per la loro infezione gli uomini delle provincie ond’elli
passavano: e a Roma fece grave sterminio de’ suoi abitanti. E l’altra
venne al tempo di Gallo Ostilio Augusto, e Bolusseno suo figliuolo,
occupatori dello imperio, e gravi persecutori de’ cristiani, la quale
cominciò gli anni di Cristo 254, e durò, ritornando di tempo in tempo,
intorno di quindici anni: e fu di diverse e incredibili infermitadi,
e comprese molte provincie del mondo. Ma per quello che trovar si
possa per le scritture, dal generale diluvio in qua, non fu universale
giudicio di mortalità che tanto comprendesse l’universo, come quella
che ne’ nostri dì avvenne. Nella quale mortalità, considerando la
moltitudine che allora vivea, in comparazione di coloro che erano
in vita al tempo del generale diluvio, assai più ne morirono in
questa che in quello, secondo la estimazione di molti discreti. Nella
quale mortalità avendo renduta l’anima a Dio l’autore della cronica
nominata la Cronica di Giovanni Villani cittadino di Firenze, al quale
per sangue e per dilezione fui strettamente congiunto, dopo molte
gravi fortune, con più conoscimento della calamità del mondo che la
prosperità di quello non m’avea dimostrato, propuosi nell’animo mio
fare alla nostra varia e calamitosa materia cominciamento a questo
tempo, come a uno rinnovellamento di tempo e secolo, comprendendo
annualmente le novità che appariranno di memoria degne, giusta la
possa del debole ingegno, come più certa fede per li tempi avvenire ne
potremo avere.