CAP. II.

_Quanto durava il tempo della moría in catuno paese._

Avendo per cominciamento nel nostro principio a raccontare lo sterminio

della generazione umana, e convenendone divisare il tempo e il modo, la

qualità e la quantità di quella, stupidisce la mente appressandosi a

scrivere la sentenzia, che la divina giustizia con molta misericordia

mandò sopra gli uomini, degni per la corruzione del peccato di final

giudizio. Ma pensando l’utilità salutevole che di questa memoria puote

addivenire alle nazioni che dopo noi seguiranno, con più sicurtà del

nostro animo così cominciamo. Videsi negli anni di Cristo, dalla sua

salutevole incarnazione 1346, la congiunzione di tre superiori pianeti

nel segno dell’Aquario, della quale congiunzione si disse per gli

astrolaghi che Saturno fu signore: onde pronosticarono al mondo grandi

e gravi novitadi; ma simile congiunzione per li tempi passati molte

altre volte stata e mostrata, la influenzia per altri particulari

accidenti non parve cagione di questa, ma piuttosto divino giudicio

secondo la disposizione dell’assoluta volontà di Dio. Cominciossi nelle

parti d’Oriente, nel detto anno, inverso il Cattai e l’India superiore,

e nelle altre provincie circustanti a quelle marine dell’oceano, una

pestilenzia tra gli uomini d’ogni condizione di catuna età e sesso, che

cominciavano a sputare sangue, e morivano chi di subito, chi in due o

in tre dì, e alquanti sostenevano più al morire. E avveniva, che chi

era a servire questi malati, appiccandosi quella malattia, o infetti,

di quella medesima corruzione incontanente malavano, e morivano per

somigliante modo; e a’ più ingrossava l’anguinaia, e a molti sotto le

ditella delle braccia a destra e a sinistra, e altri in altre parti

del corpo, che quasi generalmente alcuna enfiatura singulare nel corpo

infetto si dimostrava. Questa pestilenzia si venne di tempo in tempo,

e di gente in gente apprendendo, comprese infra il termine d’uno anno

la terza parte del mondo che si chiama Asia. E nell’ultimo di questo

tempo s’aggiunse alle nazioni del Mare maggiore, e alle ripe del Mare

tirreno, nella Soria e Turchia, e in verso lo Egitto e la riviera

del Mar rosso, e dalla parte settentrionale la Rossia e la Grecia,

e l’Erminia e l’altre conseguenti provincie. E in quello tempo galee

d’Italiani si partirono del Mare maggiore, e della Soria e di Romania

per fuggire la morte, e recare le loro mercatanzie in Italia: e’ non

poterono cansare, che gran parte di loro non morisse in mare di quella

infermità. E arrivati in Cicilia conversaro co’ paesani, e lasciarvi

di loro malati, onde incontanente si cominciò quella pestilenzia ne’

Ciciliani. E venendo le dette galee a Pisa, e poi a Genova, per la

conversazione di quegli uomini cominciò la mortalità ne’ detti luoghi,

ma non generale. Poi conseguendo il tempo ordinato da Dio a’ paesi, la

Cicilia tutta fu involta in questa mortale pestilenzia. E l’Affrica

nelle marine, e nelle sue provincie di verso levante, e le rive del

nostro Mare tirreno. E venendo di tempo in tempo verso il ponente,

comprese la Sardigna, e la Corsica, e l’altre isole di questo mare; e

dall’altra parte, ch’è detta Europa, per simigliante modo aggiunse alle

parti vicine verso il ponente, volgendosi verso il mezzogiorno con più

aspro assalimento che sotto le parti settentrionali. E negli anni di

Cristo 1348 ebbe infetta tutta Italia, salvo che la città di Milano,

e certi circustanti all’Alpi, che dividono l’Italia dall’Alamagna, ove

gravò poco. E in questo medesimo anno cominciò a passare le montagne,

e stendersi in Proenza, e in Savoia, e nel Dalfinato, e in Borgogna,

e per la marina di Marsilia e d’Acquamorta, e per la Catalogna, e

nell’isola di Maiolica, e in Ispagna e in Granata. E nel 1349 ebbe

compreso fino nel ponente, le rive del Mare oceano, d’Europa e

d’Affrica e d’Irlanda, e l’isola d’Inghilterra e di Scozia, e l’altre

isole di ponente, e tutto infra terra con quasi eguale mortalità, salvo

in Brabante ove poco offese. E nel 1350 premette gli Alamanni, e gli

Ungheri, Frigia, Danesmarche, Gotti, e Vandali, e gli altri popoli e

nazioni settentrionali. E la successione di questa pestilenzia durava

nel paese ove s’apprendeva cinque mesi continovi, ovvero cinque lunari:

e questo avemmo per isperienza certa di molti paesi. Avvenne, perchè

parea che questa pestifera infezione s’appiccasse per la veduta e

per lo toccamento, che come l’uomo, o la femmina o i fanciulli si

conoscevano malati di quella enfiatura, molti n’abbandonavano, e

innumerabile quantità ne morirono, che sarebbono campati se fossono

stati aiutati delle cose bisognevoli. Tra gl’infedeli cominciò questa

inumanità crudele, che le madri e’ padri abbandonavano i figliuoli, e

i figliuoli le madri e’ padri, e l’uno fratello l’altro e gli altri

congiunti, cosa crudele e maravigliosa, e molto strana dalla umana

natura, detestata tra i fedeli cristiani, nei quali, seguendo le

nazioni barbare, questa crudeltà si trovò. Essendo cominciata nella

nostra città di Firenze, fu biasimata da’ discreti la sperienza veduta

di molti, i quali si provvidono, e rinchiusono in luoghi solitari,

e di sana aria, forniti, d’ogni buona cosa da vivere, ove non era

sospetto di gente infetta; in diverse contrade il divino giudicio (a

cui non si può serrare le porti) gli abbattè come gli altri che non

s’erano provveduti. E molti altri, i quali si dispuosono alla morte per

servire i loro parenti e amici malati, camparono avendo male, e assai

non l’ebbono continovando quello servigio; per la qual cosa ciascuno

si ravvide, e cominciarono senza sospetto ad aiutare e servire l’uno

l’altro; onde molti guarirono, ed erano più sicuri a servire gli altri.

Nella nostra città cominciò generale all’entrare del mese d’aprile gli

anni _Domini_ 1348, e durò fino al cominciamento del mese di settembre

del detto anno. E morì tra nella città, contado e distretto di Firenze,

d’ogni sesso e di catuna età de’ cinque i tre, e più, compensando

il minuto popolo e i mezzani e’ maggiori, perchè alquanto fu più

menomato, perchè cominciò prima, ed ebbe meno aiuto, e più disagi e

difetti. E nel generale per tutto il mondo mancò la generazione umana

per simigliante numero e modo, secondo le novelle che avemmo di molti

paesi strani, e di molte provincie del mondo. Ben furono provincie nel

Levante dove vie più ne moriro. Di questa pestifera infermità i medici

in catuna parte del mondo, per filosofia naturale, o per fisica, o

per arte d’astrologia non ebbono argomento nè vera cura. Alquanti per

guadagnare andarono visitando e dando loro argomenti, li quali per la

loro morte mostrarono l’arte essere fitta, e non vera: e assai per

coscienza lasciarono a ristituire i danari che di ciò aveano presi

indebitamente.

Avemmo da mercatanti genovesi, uomini degni di fede, che aveano avute

novelle di que’ paesi, che alquanto tempo innanzi a questa pestilenzia,

nelle parti dell’Asia superiore, uscì della terra, ovvero cadde da

cielo un fuoco grandissimo, il quale stendendosi verso il ponente, arse

e consumò grandissimo paese senza alcuno riparo. E alquanti dissono,

che del puzzo di questo fuoco si generò la materia corruttibile della

generale pestilenzia: ma questo non possiamo accertare. Appresso

sapemmo da uno venerabile frate minore di Firenze vescovo di .... del

Regno, uomo degno di fede, che s’era trovato in quelle parti dov’è

la città di Lamech ne’ tempi della mortalità, che tre dì e tre notti

piovvono in quello paese biscie con sangue che appuzzarono e corruppono

tutte le contrade: e in quella tempesta fu abbattuto parte del tempio

di Maometto, e alquanto della sua sepoltura.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 9 / 190 题