_Quanto durava il tempo della moría in catuno paese._
Avendo per cominciamento nel nostro principio a raccontare lo sterminio
della generazione umana, e convenendone divisare il tempo e il modo, la
qualità e la quantità di quella, stupidisce la mente appressandosi a
scrivere la sentenzia, che la divina giustizia con molta misericordia
mandò sopra gli uomini, degni per la corruzione del peccato di final
giudizio. Ma pensando l’utilità salutevole che di questa memoria puote
addivenire alle nazioni che dopo noi seguiranno, con più sicurtà del
nostro animo così cominciamo. Videsi negli anni di Cristo, dalla sua
salutevole incarnazione 1346, la congiunzione di tre superiori pianeti
nel segno dell’Aquario, della quale congiunzione si disse per gli
astrolaghi che Saturno fu signore: onde pronosticarono al mondo grandi
e gravi novitadi; ma simile congiunzione per li tempi passati molte
altre volte stata e mostrata, la influenzia per altri particulari
accidenti non parve cagione di questa, ma piuttosto divino giudicio
secondo la disposizione dell’assoluta volontà di Dio. Cominciossi nelle
parti d’Oriente, nel detto anno, inverso il Cattai e l’India superiore,
e nelle altre provincie circustanti a quelle marine dell’oceano, una
pestilenzia tra gli uomini d’ogni condizione di catuna età e sesso, che
cominciavano a sputare sangue, e morivano chi di subito, chi in due o
in tre dì, e alquanti sostenevano più al morire. E avveniva, che chi
era a servire questi malati, appiccandosi quella malattia, o infetti,
di quella medesima corruzione incontanente malavano, e morivano per
somigliante modo; e a’ più ingrossava l’anguinaia, e a molti sotto le
ditella delle braccia a destra e a sinistra, e altri in altre parti
del corpo, che quasi generalmente alcuna enfiatura singulare nel corpo
infetto si dimostrava. Questa pestilenzia si venne di tempo in tempo,
e di gente in gente apprendendo, comprese infra il termine d’uno anno
la terza parte del mondo che si chiama Asia. E nell’ultimo di questo
tempo s’aggiunse alle nazioni del Mare maggiore, e alle ripe del Mare
tirreno, nella Soria e Turchia, e in verso lo Egitto e la riviera
del Mar rosso, e dalla parte settentrionale la Rossia e la Grecia,
e l’Erminia e l’altre conseguenti provincie. E in quello tempo galee
d’Italiani si partirono del Mare maggiore, e della Soria e di Romania
per fuggire la morte, e recare le loro mercatanzie in Italia: e’ non
poterono cansare, che gran parte di loro non morisse in mare di quella
infermità. E arrivati in Cicilia conversaro co’ paesani, e lasciarvi
di loro malati, onde incontanente si cominciò quella pestilenzia ne’
Ciciliani. E venendo le dette galee a Pisa, e poi a Genova, per la
conversazione di quegli uomini cominciò la mortalità ne’ detti luoghi,
ma non generale. Poi conseguendo il tempo ordinato da Dio a’ paesi, la
Cicilia tutta fu involta in questa mortale pestilenzia. E l’Affrica
nelle marine, e nelle sue provincie di verso levante, e le rive del
nostro Mare tirreno. E venendo di tempo in tempo verso il ponente,
comprese la Sardigna, e la Corsica, e l’altre isole di questo mare; e
dall’altra parte, ch’è detta Europa, per simigliante modo aggiunse alle
parti vicine verso il ponente, volgendosi verso il mezzogiorno con più
aspro assalimento che sotto le parti settentrionali. E negli anni di
Cristo 1348 ebbe infetta tutta Italia, salvo che la città di Milano,
e certi circustanti all’Alpi, che dividono l’Italia dall’Alamagna, ove
gravò poco. E in questo medesimo anno cominciò a passare le montagne,
e stendersi in Proenza, e in Savoia, e nel Dalfinato, e in Borgogna,
e per la marina di Marsilia e d’Acquamorta, e per la Catalogna, e
nell’isola di Maiolica, e in Ispagna e in Granata. E nel 1349 ebbe
compreso fino nel ponente, le rive del Mare oceano, d’Europa e
d’Affrica e d’Irlanda, e l’isola d’Inghilterra e di Scozia, e l’altre
isole di ponente, e tutto infra terra con quasi eguale mortalità, salvo
in Brabante ove poco offese. E nel 1350 premette gli Alamanni, e gli
Ungheri, Frigia, Danesmarche, Gotti, e Vandali, e gli altri popoli e
nazioni settentrionali. E la successione di questa pestilenzia durava
nel paese ove s’apprendeva cinque mesi continovi, ovvero cinque lunari:
e questo avemmo per isperienza certa di molti paesi. Avvenne, perchè
parea che questa pestifera infezione s’appiccasse per la veduta e
per lo toccamento, che come l’uomo, o la femmina o i fanciulli si
conoscevano malati di quella enfiatura, molti n’abbandonavano, e
innumerabile quantità ne morirono, che sarebbono campati se fossono
stati aiutati delle cose bisognevoli. Tra gl’infedeli cominciò questa
inumanità crudele, che le madri e’ padri abbandonavano i figliuoli, e
i figliuoli le madri e’ padri, e l’uno fratello l’altro e gli altri
congiunti, cosa crudele e maravigliosa, e molto strana dalla umana
natura, detestata tra i fedeli cristiani, nei quali, seguendo le
nazioni barbare, questa crudeltà si trovò. Essendo cominciata nella
nostra città di Firenze, fu biasimata da’ discreti la sperienza veduta
di molti, i quali si provvidono, e rinchiusono in luoghi solitari,
e di sana aria, forniti, d’ogni buona cosa da vivere, ove non era
sospetto di gente infetta; in diverse contrade il divino giudicio (a
cui non si può serrare le porti) gli abbattè come gli altri che non
s’erano provveduti. E molti altri, i quali si dispuosono alla morte per
servire i loro parenti e amici malati, camparono avendo male, e assai
non l’ebbono continovando quello servigio; per la qual cosa ciascuno
si ravvide, e cominciarono senza sospetto ad aiutare e servire l’uno
l’altro; onde molti guarirono, ed erano più sicuri a servire gli altri.
Nella nostra città cominciò generale all’entrare del mese d’aprile gli
anni _Domini_ 1348, e durò fino al cominciamento del mese di settembre
del detto anno. E morì tra nella città, contado e distretto di Firenze,
d’ogni sesso e di catuna età de’ cinque i tre, e più, compensando
il minuto popolo e i mezzani e’ maggiori, perchè alquanto fu più
menomato, perchè cominciò prima, ed ebbe meno aiuto, e più disagi e
difetti. E nel generale per tutto il mondo mancò la generazione umana
per simigliante numero e modo, secondo le novelle che avemmo di molti
paesi strani, e di molte provincie del mondo. Ben furono provincie nel
Levante dove vie più ne moriro. Di questa pestifera infermità i medici
in catuna parte del mondo, per filosofia naturale, o per fisica, o
per arte d’astrologia non ebbono argomento nè vera cura. Alquanti per
guadagnare andarono visitando e dando loro argomenti, li quali per la
loro morte mostrarono l’arte essere fitta, e non vera: e assai per
coscienza lasciarono a ristituire i danari che di ciò aveano presi
indebitamente.
Avemmo da mercatanti genovesi, uomini degni di fede, che aveano avute
novelle di que’ paesi, che alquanto tempo innanzi a questa pestilenzia,
nelle parti dell’Asia superiore, uscì della terra, ovvero cadde da
cielo un fuoco grandissimo, il quale stendendosi verso il ponente, arse
e consumò grandissimo paese senza alcuno riparo. E alquanti dissono,
che del puzzo di questo fuoco si generò la materia corruttibile della
generale pestilenzia: ma questo non possiamo accertare. Appresso
sapemmo da uno venerabile frate minore di Firenze vescovo di .... del
Regno, uomo degno di fede, che s’era trovato in quelle parti dov’è
la città di Lamech ne’ tempi della mortalità, che tre dì e tre notti
piovvono in quello paese biscie con sangue che appuzzarono e corruppono
tutte le contrade: e in quella tempesta fu abbattuto parte del tempio
di Maometto, e alquanto della sua sepoltura.