Orientale, mi abbattei, come accade, in un amico che fermatomi, come si
fa, mi chiese, ed io a lui notizie della salute, le quali furono, grazie
al cielo, ottime d’ambe le parti.—E quella staffilata che Monti ha data
al sistema romantico? diss’egli poi tosto. Scrivo, come egli disse:
Monti, senza più: e tal sia di lui, s’egli ha tanto divolgato quel suo
nome, che a nessuno vien mai in capo di accompagnarlo con qualche titolo
di civiltà. Ora, per tornare al fatto:—Che staffilata? domandai io.—Come!
rispose egli, non avete notata l’indicazione del luogo della scena al
dialogo in cinque pause, nell’ultimo volume della _Proposta_?—Ebbene?
domandai io ancora.—Ebbene, diss’egli, avete lette sì o no quelle parole:
_Il luogo della scena è romantico, cioè dove torna più conto?_—Oh
bontà dei Numi! sclamai io: e questa vi pare una staffilata al sistema
romantico?—No, eh? diss’egli: sarà un biscottino.—Oh bene, ripresi
io, giacchè voi volete intenderla a codesto modo, non sarà vero ch’io
vi lasci fin che non v’abbia fatto toccar con mano che l’avete intesa
a rovescio. Voi andate verso casa vostra, ed io torno indietro, e vi
accompagno. Così detto, incastrai bravamente il mio braccio destro tra
il suo sinistro e le costole di quel lato, e mi avviai con lui.—Come
diamine, continuai, avete voi potuto supporre che Monti abbia voluto con
quelle parole dare una botta al sistema romantico?—Come? rispose l’amico:
oh non è ella chiara? o burlate voi? Non voglion dire quelle parole
che i poeti drammatici nel sistema romantico schivano le difficoltà,
fuggono gl’impicci, vogliono insomma far le cose nel modo più facile?—Oh
bella! diss’io: non fanno così tutti gli uomini che hanno cervello? E
voi volete credere che il Monti si burli dei poeti drammatici che fanno
come loro? Se venisse ora uno e dicesse di noi: Vedete coloro: vogliono
andare a Porta Vercellina, e pigliano la strada che mena colà; vogliono
andar presto e con la minor fatica possibile, e mettono un piede innanzi
l’altro invece di andare a piè zoppo: ah! ah! fanno ciò che torna loro
più conto: credete voi che costui ci darebbe una staffilata?—Oh! disse
l’amico: questa è ben curiosa! che ha che fare l’andare a casa col luogo
della scena nel dramma?».
INNI SACRI
NOTA.—La prima edizione ha questo frontispizio: _Inni sacri | di |
ALESSANDRO MANZONI || Milano | Dalla Stamperia di Pietro Agnelli | in
Santa Margarita | 1815._ (pagg. 37, in 8º). L’opuscolo contiene (p. 5) I.
_La Risurrezione_, con la data 1812; (p. 14) II. _Il nome di Maria_, 1813;
(p. 22) III. _Il Natale_, 1813; (p. 31) IV. _La Passione, 1815_.—Nel
1822, presso Vincenzo Ferrario, ne fu fatta la seconda edizione; ove
furon soppresse le date, e aggiunte, in fine dell’opuscolo, le _Note_,
bibliche.—Nel 1823, gl’_Inni_ furon ristampati a Cremona, a Torino, a
Udine; nel 1826, a Cremona e a Roma; nel 1827, con la data d’_Italia_;
nel 1829, a Milano e a Udine; nel 1831, a Terni; nel 1834, a Brescia
e a Pesaro; e così via. (Cfr. _Catalogo della Sala Manzoniana_ nella
Braidense, Milano, 1890, pag. 32 ss.).
La _Pentecoste_ fu pubblicata più tardi, e a parte. L’opuscoletto, di
pagg. 14, e dello stesso formato dell’altro, ha questo frontispizio: _La
| Pentecoste | Inno | di ALESSANDRO MANZONI | — | Stampato a 50 copie |
in Milano | da Vincenzo Ferrario | 1822._—L’anno appresso comparve: _La |
Pentecoste | Inno | di Alessandro Manzoni | colla | traduzione latina |
di | FEDELE SOPRANSI | già Consigliere nella cessata Corte di Cassazione
| — | Milano | da Vincenzo Ferrario | 1823._ (pagg. 19, in 8º). E a
Cremona, presso i Fratelli Manini (pagg. 22, in 8º), nello stesso anno,
«colla traduzione latina in doppio metro dell’abate LUIGI BELLÒ». Nel
1824, a Milano, per Giovanni Silvestri (pagg. 24, in 8º), «con la
traduzione latina dell’abate LUIGI ALVERGNA». Nel 1870, poi, in occasione
di nozze, fu ripubblicato «colla versificazione latina di BENEDETTO DEL
BENE», e con una lettera del Manzoni al Del Bene, da Milano, 25 febbraio
1823 (Verona, tip. Vicentini e Franchini, pagg. 16, in 16º).
Le _Strofe_ furono stampate nel 1832 e nel 1837, in un foglietto di
pagg. 4, in 8º, che porta in testa: _Strofe | da cantarsi | da | un coro
di giovanetti | alla prima comunione | nella I. R. Chiesa prepositurale
| di Santa Maria della Scala in S. Fedele || Milano | coi tipi di Luigi
di Giacomo Pirola | 1832 (o 1837)._—Delle sette _strofe_, come furon poi
ripubblicate tra le _Opere varie_ nel 1845 e come qui si riproducono,
in questa prima stampa eran solo la prima, la quarta e la settima.—Nel
1834, in un foglietto simile, e con la medesima intestazione, erano state
stampate le due altre strofette: _Questo terror divino...._, _Con che
fidente affetto....._
Gl’_Inni_ e le _Strofe_ furon dal Manzoni ristampate, nell’ordine nella
forma e con le Note che noi riproduciamo, tra le _Opere varie_, Milano,
1845. Diamo anche qui, a pie’ di pagina, le varianti dalle prime edizioni.
SCHERILLO.
IL NATALE
Qual masso[1097] che dal vertice
Di lunga erta montana,
Abbandonato all’impeto[1098]
Di rumorosa[1099] frana,
Per lo scheggiato calle[1100]
Precipitando a valle,
Batte sul fondo e sta;
Là dove cadde, immobile
Giace in sua lenta mole;
Nè, per mutar di secoli,[1101]
Fia che riveda[1102] il sole
Della[1103] sua cima antica,
Se una virtude amica
In alto nol trarrà:
Tal si giaceva il misero
Figliol[1104] del fallo primo,
Dal dì che un’ineffabile[1105]
Ira promessa all’imo[1106]
D’ogni malor gravollo,
Donde[1107] il superbo collo
Più non potea levar.
Qual mai tra[1108] i nati all’odio,[1109]
Quale era mai persona[1110]
Che al Santo inaccessibile
Potesse dir: perdona?
Far novo patto eterno?
Al vincitore inferno
La preda sua strappar?
Ecco ci è nato un Pargolo,[1111][a]
Ci fu largito un Figlio:
Le avverse forze tremano[1112]
Al mover del suo ciglio:
All’uom[1113] la mano Ei porge,
Che si ravviva, e sorge
Oltre l’antico onor.
Dalle[1114] magioni eteree[1115][b]
Sgorga una fonte, e scende,[1116]
E nel borron de’[1117] triboli
Vivida si distende:
Stillano mele i tronchi;
Dove copriano i bronchi,
Ivi germoglia il fior.
O Figlio, o Tu cui genera[c]
L’Eterno,[1118] eterno seco;
Qual ti può dir de’[1119] secoli:
Tu cominciasti meco?
Tu sei: del vasto empiro
Non ti comprende il giro:
La tua parola il fe’.
E Tu degnasti assumere
Questa creata argilla?
Qual merto suo, qual grazia
A tanto onor sortilla?
Se in suo consiglio ascoso
Vince il perdon, pietoso
Immensamente Egli è.
Oggi Egli è nato: ad Efrata,[d]
Vaticinato ostello,
Ascese un’alma Vergine,
La gloria d’Israello,
Grave di tal portato:
Da cui[1120] promise è nato,
Donde era[1121] atteso uscì.
La mira Madre in poveri[e]
Panni il Figliol[1122] compose,
E nell’umil[1123] presepio
Soavemente il pose;
E l’adorò: beata!
Innanzi al Dio prostrata,
Che il puro sen le aprì.
L’Angel[1124] del cielo, agli[1125] uomini
Nunzio di tanta sorte,
Non de’[1126] potenti volgesi
Alle[1127] vegliate porte;
Ma tra[1128] i pastor devoti,[f]
Al duro mondo ignoti,
Subito in luce appar.
E intorno a lui[1129] per l’ampia
Notte calati a stuolo,
Mille celesti strinsero
Il fiammeggiante volo;[1130]
E accesi in dolce zelo,
Come si canta in cielo,
A Dio gloria cantar.
L’allegro inno seguirono,
Tornando al firmamento:
Tra[1131] le varcate nuvole
Allontanossi, e lento
Il suon sacrato ascese,
Fin che più nulla intese
La compagnia fedel.
Senza indugiar, cercarono
L’albergo poveretto
Que’[1132] fortunati, e videro,
Siccome a lor fu detto,
Videro in panni avvolto,
In un presepe accolto,[1133]
Vagire il Re del Ciel.
Dormi, o Fanciul;[1134] non piangere;
Dormi, o Fanciul celeste:
Sovra il tuo capo stridere
Non osin le tempeste,
Use sull’empia[1135] terra,
Come cavalli in guerra,
Correr davanti[1136] a Te.
Dormi, o Celeste: i popoli
Chi nato sia non sanno;
Ma il dì verrà che nobile
Retaggio tuo saranno;
Che in quell’umil riposo,
Che nella[1137] polve ascoso,[1138]
Conosceranno il Re.
[1097] masso,
[1098] a l’impeto
[1099] romorosa
[1100] calle,
[1101] _senza le virgole._
[1102] riveggia
[1103] De la
[1104] Figliuol
[1105] una ineffabile
[1106] a l’imo
[1107] Onde
[1108] fra
[1109] a l’odio,
[1110] persona.
[1111] Parvolo,
[1112] tremano,
[1113] A l’uom
[1114] Da le
[1115] eterie
[1116] scende;
[1117] dei
[1118] _senza la virgola._
[1119] dei
[1120] Da chi ’l
[1121] Dond’era
[1122] Figliuol
[1123] ne l’umil
[1124] L’Angiol
[1125] a gli
[1126] dei
[1127] A le
[1128] fra
[1129] lui,
[1130] volo,
[1131] Fra
[1132] Quei
[1133] accolto
[1134] Fanciul,
[1135] su l’empia
[1136] dinanzi
[1137] ne la
[1138] ascoso
LA PASSIONE
O tementi dell’ira[1139] ventura,
Cheti e gravi oggi al tempio moviamo,
Come gente che pensi a sventura,
Che improvviso s’intese annunziar.
Non s’aspetti di squilla il richiamo;
Nol concede il mestissimo rito:
Qual di donna che piange il marito,
È la veste[1140] del vedovo altar.
Cessan gl’inni e i misteri beati,
Tra[1141] cui scende, per mistica via,
Sotto l’ombra de’[1142] pani mutati,
L’ostia[1143] viva di pace e d’amor.
S’ode un carme: l’intento Isaia
Proferì[1144] questo sacro lamento,
In quel dì che un divino spavento
Gli affannava il fatidico cor.[1145]
Di chi parli, o Veggente di Giuda?
Chi è costui che, davanti all’Eterno,[1146][g]
Spunterà come tallo da nuda
Terra, lunge da fonte vital?
Questo fiacco pasciuto di scherno,
Che la faccia si copre d’un velo,
Come fosse un percosso dal cielo,
Il novissimo d’ogni mortal?
Egli è il Giusto che i vili han trafitto,
Ma tacente, ma senza tenzone;
Egli è il Giusto; e di tutti il delitto[h]
Il Signor sul suo capo versò.
Egli è il Santo, il[1147] predetto Sansone,
Che morendo francheggia Israele;
Che volente alla[1148] sposa infedele
La fortissima chioma lasciò.
Quei che siede sui cerchi[1149] divini,
E d’Adamo si fece figliolo;[1150]
Nè sdegnò coi fratelli tapini
Il funesto retaggio partir:[1151]
Volle l’onte, e nell’anima[1152] il duolo,
E l’angosce[1153] di morte sentire,
E il terror che seconda il fallire,
Ei che mai non conobbe il fallir.
La repulsa al suo prego sommesso,
L’abbandono del Padre sostenne:
Oh spavento! l’orribile amplesso
D’un amico spergiuro soffrì.
Ma simile quell’alma divenne
Alla[1154] notte dell’uomo[1155] omicida:
Di quel Sangue[1156] sol ode le grida,
E s’accorge che Sangue[1156] tradì.[i]
Oh spavento! lo stuol de’[1157] beffardi
Baldo insulta a quel volto divino,
Ove intender non osan gli sguardi
Gl’incolpabili figli del ciel.
Come l’ebbro[1158] desidera il vino,
Nell’offese[1159] quell’odio s’irrita;
E al maggior dei delitti gl’incita
Del delitto la gioia[1160] crudel.
Ma chi fosse quel tacito reo,
Che davanti[1161] al suo seggio profano
Strascinava il protervo Giudeo,
Come vittima innanzi a l’altar,
Non lo seppe il superbo Romano;
Ma fe’ stima il deliro potente,[1162]
Che giovasse col sangue innocente
La sua vil sicurtade comprar.
Su nel cielo in sua doglia raccolto
Giunse il suono d’un prego esecrato:
I celesti copersero il volto:
Disse Iddio: Qual[1163] chiedete sarà.
E quel Sangue dai padri imprecato
Sulla[1164] misera prole ancor cade,
Che mutata d’etade in etade,
Scosso ancor dal suo capo non l’ha.
Ecco appena sul letto nefando
Quell’Afflitto depose la fronte,
E un altissimo grido levando,
Il supremo sospiro mandò:[1165]
Gli uccisori esultanti sul[1166] monte
Di Dio l’ira già grande minaccia;
Già dall’ardue[1167] vedette s’affaccia,
Quasi accenni: Tra[1168] poco verrò.
O gran Padre! per Lui che s’immola,
Cessi alfine quell’ira tremenda;
E de’[1169] ciechi l’insana parola
Volgi in meglio, pietoso Signor.
Sì,[1170] quel Sangue sovr’essi discenda;[j]
Ma sia pioggia di mite lavacro:
Tutti errammo;[k] di tutti quel sacro-
santo Sangue cancelli l’error.
E tu, Madre, che immota vedesti
Un tal Figlio morir sulla[1171] croce,
Per noi prega, o regina de’[1172] mesti,
Che il possiamo in sua gloria veder;
Che i dolori, onde il secolo atroce
Fa de’ boni[1173] più tristo l’esiglio,
Misti al santo patir del tuo Figlio,
Ci sian[1174] pegno d’eterno goder.
[1139] de l’ira
[1140] vesta
[1141] Fra
[1142] dei
[1143] L’Ostia
[1144] Profferì
[1145] cuor.
[1146] costui, che dinanzi a l’Eterno,
[1147] il santo il
[1148] a la
[1149] cerchj
[1150] figliuolo;
[1151] partir.
[1152] ne l’anima
[1153] le angosce
[1154] A la
[1155] de l’uomo
[1156] sangue
[1157] dei
[1158] l’ebro
[1159] Ne le offese
[1160] gioja
[1161] dinanzi
[1162] potente
[1163] qual
[1164] Su la
[1165] mandò,
[1166] in sul
[1167] da l’ardue
[1168] fra
[1169] dei
[1170] Sì
[1171] su la
[1172] dei
[1173] dei buoni
[1174] sien
LA RISURREZIONE
È risorto: or come a morte
La sua preda fu ritolta?
Come ha vinte l’atre porte,
Come è salvo un’altra volta
Quei che giacque in forza altrui?
Io lo giuro per Colui
Che da’ morti il suscitò,[l]
È risorto: il capo santo
Più non posa nel sudario:
È risorto: dall’un[1175] canto
Dell’avello[1176] solitario
Sta il coperchio rovesciato:
Come un forte inebbriato[1177][m]
Il Signor si risvegliò.
Come a mezzo del cammino,
Riposato alla[1178] foresta,
Si risente il pellegrino,
E si scote dalla[1179] testa
Una foglia inaridita,
Che dal ramo dipartita,[1180]
Lenta lenta vi ristè:
Tale il marmo inoperoso,
Che premea l’arca scavata,
Gittò via quel Vigoroso,
Quando l’anima tornata
Dalla[1181] squallida vallea,[1182]
Al Divino che tacea:
Sorgi, disse, io son con Te.[1183]
Che parola si diffuse
Tra[1184] i sopiti d’Israele!
Il Signor le porte ha schiuse!
Il Signor, l’Emmanuele![1185]
O sopiti in aspettando,
È finito il vostro bando:
Egli è desso, il Redentor.
Pria di Lui nel regno eterno
Che mortal sarebbe asceso?
A rapirvi al muto inferno,
Vecchi padri, Egli è disceso:
Il sospir del tempo antico,
Il terror dell’inimico,[1186]
Il promesso Vincitor.
Ai mirabili Veggenti,
Che narrarono il futuro,
Come il padre ai figli intenti
Narra i casi che già furo,
Si mostrò quel sommo Sole[1187][n]
Che, parlando[1188] in lor parole,
Alla terra[1189] Iddio giurò;
Quando Aggeo, quando Isaia
Mallevaro al mondo intero
Che il Bramato un dì verria;[o]
Quando, assorto[1190] in suo pensiero,[1191]
Lesse i giorni numerati,[p]
E degli[1192] anni ancor non nati
Daniel si ricordò.
Era l’alba;[1193] e molli il viso,[1194]
Maddalena e l’altre donne
Fean lamento sull’Ucciso;[1195][q]
Ecco tutta di Sionne
Si commosse la pendice,[1196]
E la scolta insultatrice
Di spavento tramortì.
Un estranio giovinetto
Si posò sul monumento:
Era folgore l’aspetto,
Era neve il vestimento:
Alla[1197] mesta che ’l richiese
Diè risposta quel cortese:
È risorto; non è qui.
Via co’ palii[1198] disadorni
Lo squallor della[1199] viola:
L’oro usato a splender torni:
Sacerdote, in bianca stola,
Esci ai grandi ministeri,
Tra[1200] la luce de’[1201] doppieri,
Il Risorto ad annunziar.[r]
Dall’altar[1202] si mosse un grido:
Godi, o Donna alma del cielo;[s]
Godi; il Dio cui fosti nido
A vestirsi il nostro velo,
È risorto, come il disse:
Per noi prega: Egli prescrisse,
Che sia legge il tuo pregar.
O fratelli, il santo rito
Sol di gaudio oggi ragiona;
Oggi è giorno di convito;
Oggi esulta ogni persona:
Non è madre che sia schiva
Della[1203] spoglia più festiva
I suoi bamboli vestir.
Sia frugal del ricco il pasto;
Ogni mensa abbia i suoi doni;
E il tesor negato al fasto
Di superbe imbandigioni,[1204]
Scorra amico all’umil[1205] tetto,
Faccia il desco poveretto
Più ridente oggi apparir.
Lungo il grido e la tempesta
De’ tripudi[1206] inverecondi:
L’allegrezza non è questa
Di che i giusti son giocondi;
Ma pacata in suo contegno,
Ma celeste, come segno
Della gioia[1207] che verrà.
Oh beati! a lor più bello
Spunta il sol de’ giorni santi;[1208]
Ma che fia di chi rubello
Torse, ahi stolto! i passi erranti[1209]
Nel sentier che a morte guida?[1210]
Nel Signor chi si confida[1211]
Col Signor risorgerà.
[1175] da l’un
[1176] De l’avello
[1177] inebriato
[1178] a la
[1179] da la
[1180] dipartita
[1181] Da la
[1182] vallea
[1183] te.
[1184] Fra
[1185] l’Emanuele!
[1186] de l’inimico,
[1187] Sole,
[1188] Che parlando
[1189] A la
[1190] Quando assorto
[1191] pensiero
[1192] de gli
[1193] l’alba,
[1194] viso
[1195] in su l’Ucciso;
[1196] pendice;
[1197] A la
[1198] coi pallj
[1199] de la
[1200] Fra
[1201] dei
[1202] Da l’altar
[1203] De la
[1204] imbandigioni
[1205] a l’umil
[1206] tripudj
[1207] De la gioja
[1208] sacri;
[1209] alacri
[1210] Ne la strada de l’errore?
[1211] Chi s’affida nel Signore
LA PENTECOSTE
Madre de’[1212] Santi; immagine
Della città superna;
Del Sangue incorruttibile
Conservatrice eterna;
Tu che, da tanti secoli,[1213]
Soffri, combatti e preghi;[1214]
Che le tue tende spieghi
Dall’uno all’altro mar;[t]
Campo di quei che sperano;[1215]
Chiesa del Dio vivente;
Dov’eri mai? qual angolo
Ti raccogliea nascente,
Quando il tuo Re, dai perfidi
Tratto a morir sul colle,
Imporporò le zolle
Del suo sublime altar?[u]
E allor che dalle tenebre
La diva spoglia uscita,
Mise il potente anelito
Della seconda vita;
E quando, in man recandosi
Il prezzo del perdono,
Da questa polve al trono
Del Genitor salì;
Compagna del suo gemito,
Conscia de’ suoi misteri,
Tu,[1216] della sua vittoria
Figlia immortal, dov’eri?
In tuo terror sol vigile,
Sol nell’obblio secura,
Stavi in riposte mura,
Fino a quel sacro dì,
Quando su te lo Spirito
Rinnovator discese,
E l’inconsunta fiaccola
Nella tua destra accese;
Quando, segnal de’[1217] popoli,
Ti collocò sul monte,[1218][v]
E ne’ tuoi labbri il fonte
Della parola aprì.
Come la luce rapida
Piove di cosa in cosa,
E i color vari[1219] suscita[1220]
Dovunque si riposa;
Tal risonò moltiplice
La voce dello Spiro:
L’Arabo, il Parto, il Siro
In suo sermon l’udì.
Adorator degl’idoli,
Sparso per ogni lido,[1221]
Volgi lo sguardo a Solima,
Odi quel santo grido:
Stanca del vile ossequio,
La terra a LUI ritorni:
E voi che aprite i giorni
Di più felice età,
Spose che[1222] desta il subito
Balzar del pondo ascoso;[1223]
Voi già vicine a sciogliere
Il grembo doloroso;
Alla bugiarda pronuba
Non sollevate il canto:
Cresce serbato al Santo
Quel che nel sen vi sta.
Perchè, baciando i pargoli,
La schiava ancor sospira?
E il sen che nutre i liberi
Invidiando mira?
Non sa che al regno i miseri
Seco il Signor solleva?
Che a tutti i figli d’Eva
Nel suo dolor pensò?
Nova franchigia annunziano
I cieli, e genti nove;
Nove conquiste, e gloria
Vinta in più belle prove;
Nova, ai terrori immobile
E alle lusinghe infide,
Pace, che il mondo irride,
Ma che rapir non può.
O Spirto! supplichevoli
A’[1224] tuoi solenni altari;
Soli per selve inospite;
Vaghi in deserti mari;
Dall’Ande algenti al Libano,
D’Erina[1225] all’irta Haiti,
Sparsi per tutti i liti,
Uni per Te di cor,[1226]
Noi T’imploriam![1227] Placabile
Spirto discendi ancora,
A’[1228] tuoi cultor propizio,
Propizio a chi T’ignora;[1229]
Scendi e ricrea; rianima
I cor nel dubbio estinti;
E sia divina ai vinti
Mercede il vincitor.[1230]
Discendi Amor; negli animi
L’ire superbe attuta:
Dona i pensier[1231] che il memore
Ultimo dì non muta:
I doni tuoi benefica
Nutra la tua virtude;[1232]
Siccome il sol che schiude
Dal pigro germe il fior;
Che lento poi sull’umili[1233]
Erbe morrà non colto,
Nè sorgerà coi fulgidi
Color del lembo sciolto,
Se fuso a lui nell’etere
Non tornerà quel mite
Lume, dator di vite,
E infaticato altor.
Noi T’imploriam![1234] Ne’[1235] languidi
Pensier dell’infelice[1236]
Scendi piacevol alito,
Aura consolatrice:
Scendi bufera ai tumidi
Pensier del violento;
Vi spira uno sgomento
Che insegni la pietà.
Per Te sollevi il povero[z]
Al ciel, ch’è suo, le ciglia,[1237]
Volga i lamenti in giubilo,
Pensando a Cui somiglia:
Cui fu donato in copia,[1238]
Doni con volto amico,
Con quel tacer pudico,
Che accetto il don ti fa.
Spira de’[1239] nostri bamboli
Nell’ineffabil riso;
Spargi la casta porpora
Alle donzelle in viso;
Manda alle ascose vergini
Le pure gioie[1240] ascose;
Consacra delle spose
Il verecondo amor.
Tempra de’[1241] baldi giovani
Il confidente ingegno;
Reggi il viril proposito
Ad infallibil segno;
Adorna la canizie
Di liete voglie sante;
Brilla nel guardo errante
Di chi sperando muor.
[1212] dei
[1213] _senza le virgole._
[1214] preghi,
[1215] sperano.
[1216] Tu
[1217] dei
[1218] monte;
[1219] varii
[1220] suscita,
[1221] lido;
[1222] Spose, cui
[1223] ascoso,
[1224] Ai
[1225] D’Ibernia
[1226] Ma d’un cor solo in Te,
[1227] t’imploriam!
[1228] Ai
[1229] t’ignora:
[1230] Il Vincitor mercè.
[1231] pensier,
[1232] virtude:
[1233] su le umili
[1234] t’imploriam!
[1235] Nei
[1236] infelice,
[1237] ciglia;
[1238] copia
[1239] dei
[1240] gioje
[1241] dei
IL NOME DI MARIA
Tacita un giorno a non so qual pendice[A]
Salia d’un fabbro nazaren la sposa;
Salia non vista alla[1242] magion felice
D’una pregnante annosa;
E detto salve a lei, che in reverenti
Accoglienze onorò l’inaspettata,
Dio lodando,[1243] sclamò: Tutte le genti
Mi chiameran beata.[B]
Deh! con che scherno udito avria i lontani
Presagi allor l’età superba! Oh tardo
Nostro consiglio! oh degl’intenti[1244] umani
Antiveder bugiardo!
Noi testimoni che alla[1245] tua parola
Ubbidiente[1246] l’avvenir rispose,
Noi serbati all’amor,[1247] nati alla[1248] scola
Delle[1249] celesti cose,
Noi sappiamo, o Maria, ch’Ei solo attenne
L’alta promessa che da Te s’udìa,
Ei che in cor la ti pose: a noi solenne
È il nome tuo, Maria.
A noi Madre di Dio quel nome sona:[1250]
Salve beata![1251] che s’agguagli ad esso
Qual fu mai nome di mortal persona,
O che gli[1252] vegna appresso?
Salve beata![1253] in quale età scortese
Quel sì caro a ridir nome si tacque?
In qual dal padre il figlio non l’apprese?
Quai monti mai, quali acque
Non l’udiro invocar? La terra antica
Non porta sola i templi tuoi, ma quella
Che il Genovese divinò, nutrica
I tuoi cultori anch’ella.
In che lande selvagge, oltre quai mari
Di sì barbaro nome fior si coglie,
Che non conosca de’ tuoi miti altari
Le benedette soglie?
O Vergine, o Signora, o Tuttasanta,
Che bei nomi ti serba ogni loquela!
Più d’un popol superbo esser si vanta
In tua gentil tutela.
Te,[1254] quando sorge, e quando cade il die,
E quando il sole a mezzo corso il parte,
Saluta il bronzo[1255] che le turbe pie
Invita ad onorarte.
Nelle[1256] paure della[1257] veglia bruna,
Te noma il fanciulletto; a Te,[1258] tremante,
Quando ingrossa ruggendo la fortuna,
Ricorre il navigante.
La femminetta nel tuo sen regale
La sua spregiata lacrima[1259] depone,
E a Te[1260] beata, della[1261] sua immortale
Alma gli affanni espone;
A Te[1262] che i preghi ascolti e le querele,
Non come suole il mondo, nè degl’imi[1263]
E de’[1264] grandi il dolor col suo crudele
Discernimento estimi.
Tu pur, beata, un dì provasti il pianto;
Né il di verrà che d’oblianza[1265] il copra:
Anco ogni giorno se ne parla; e tanto
Secol vi corse sopra.
Anco ogni giorno se ne parla e plora
In mille parti; d’ogni tuo contento
Teco la terra si rallegra ancora,
Come di fresco evento.
Tanto d’ogni laudato esser la prima
Di Dio la Madre ancor quaggiù dovea;
Tanto piacque al Signor di porre in cima
Questa fanciulla ebrea.
O prole d’Israello, o nell’estremo[1266]
Caduta, o da sì lunga ira contrita,
Non è Costei che in onor tanto avemo,
Di vostra fede uscita?
Non è Davidde il ceppo suo? Con[1267] Lei
Era il pensier de’ vostri antiqui vati,[1268]
Quando annunziaro i verginal trofei[C]
Sopra[1269] l’inferno alzati.
Deh![1270] a Lei volgete finalmente i preghi,
Ch’Ella vi salvi, Ella che salva i suoi;
E non sia gente nè tribù che neghi
Lieta cantar con noi:
Salve, o degnata del secondo nome,
O Rosa, o Stella ai periglianti scampo;
Inclita come il sol, terribil come
Oste schierata in campo.[D]
[1242] a la
[1243] lodando
[1244] de gl’intenti
[1245] a la
[1246] Obbediente
[1247] a l’amor
[1248] a la
[1249] De le
[1250] suona
[1251] beata:
[1252] li
[1253] beata:
[1254] Te
[1255] bronzo,
[1256] Ne le
[1257] de la
[1258] a Te
[1259] lagrima
[1260] te
[1261] de la
[1262] Te,
[1263] de gl’imi
[1264] dei
[1265] obblianza
[1266] ne l’estremo
[1267] con
[1268] Vati
[1269] Sovra
[1270] _Nella prima stampa, invece delle due ultime strofe, ve n’è una
sola; ch’è questa_:
Deh! alfin nosco invocate il suo gran nome,
Salve, dicendo, o de gli afflitti scampo,
Inclita come il sol, terribil come
Oste schierata in campo.
STROFE PER UNA PRIMA COMUNIONE
PRIMA DELLA MESSA.
Sì, Tu scendi ancor dal cielo;
Sì, Tu vivi ancor tra noi;
Solo appar, non è, quel velo:
Tu l’hai detto; il credo, il so;
Come so che tutto puoi,
Che ami ognora i tuoi redenti,
Che s’addicono i portenti
A un amor che tutto può.
ALL’OFFERTORIO.
Chi dell’erbe lo stelo compose?
Chi ne trasse la spiga fiorita?
Chi nel tralcio fe’ scorrer la vita?
Chi v’ascose—dell’uve il tesor?
Tu, quel Grande, quel Santo, quel Bono,
Che or qual dono—il tuo dono riprendi;
Tu, che in cambio, qual cambio! ci rendi
Il tuo Corpo, il tuo Sangue, o Signor.
Anche i cor che T’offriamo son tuoi:
Ah! il tuo dono fu guasto da noi;
Ma quell’alta Bontà che li fea,
Li riceva quai sono, a mercè;
E vi spiri, col soffio che crea,
Quella fede che passa ogni velo,
Quella speme che more nel cielo,
Quell’amor che s’eterna con Te.
ALLA CONSACRAZIONE.
Ostia umìl, Sangue innocente;
Dio presente,—Dio nascoso;
Figlio d’Eva, eterno Re!
China il guardo, Iddio pietoso,
A una polve che Ti sente,
Che si perde innanzi a Te.
PRIMA DELLA COMUNIONE.
Questo terror divino,
Questo segreto ardor,
È che mi sei vicino,
È l’aura tua, Signor!
Sospir dell’alma mia,
Sposo, Signor, che fia
Nel tuo superno amplesso!
Quando di Te Tu stesso
Mi parlerai nel cor!