Questa notte è passata la Primavera per questi luoghi e ognuno lo può
riconoscere perchè le viole hanno dischiuso le loro corolle e tutta
l'aria sembra piena del loro sapore.
Anche l'ava, la quale abita da sola nella sua vecchia casa, alla quale è
così affezionata che è quasi parte di lei, in sul destarsi del mattino
ebbe il presentimento che in quella notte era passata la Primavera e
allora pensò con piacere che le viole dovevano essere sbocciate. Dico
con piacere, perchè ella suole verso questa stagione mettere qualche
viola dentro le lettere che manda al suo figliuolo lontano. Si affacciò
dunque alla finestra e vide così puro il cielo, sentì così raccolta
l'aria nel suo mite tepore che le fu facile presagire che in quel giorno
il tempo non si sarebbe guastato, la nebbia non sarebbe sorta, il vento
triste che distrugge il beneficio del sole non si sarebbe levato. Ella
sarebbe dunque andata fuori a passeggiare, dopo tanto tempo, per un bel
viale di platani che conduce presso la riva del mare e pian piano
sarebbe arrivata insino alla riva del mare.
Lungo le siepi ella guarderà se scopre qualche viola e se vi saranno, le
raccoglierà e le riporrà in una busta ben forte, e le manderà al suo
figliuolo, il quale gli è rimasto solo di una famiglia numerosa e lieta
un tempo: oggi dispersa.
Certo suo figlio abita assai lontano, ma il vapore oggi ci mette appena
una notte a correre le distanze di cento e cento miglia, e dato il caso
che su la busta che contiene le viole non pongano dei pesi troppo gravi,
domattina potranno arrivare in casa di lui ancor fresche e vive, tanto
che, se gli verrà il pensiero di metterle in un vasetto, potranno ancora
riprendere vigore, le viole nate dalla terra del paese dove egli è nato,
raccolte dalla mano della sua mamma, in questo bel giorno di primavera.
Tali sono i pensieri dell'ava in quel giovine mattino: pensieri lieti e
piacevoli.
Però ne sopraggiunse uno non lieto per la salvezza delle viole,
messaggere dell'inviolabile amore, e pur tuttavia l'ava sorrise a questo
pensiero. Il piccolo nepotino, figlio del figlio suo, che ha cinque
anni, se vede le viole le vorrà e le strapperà. Gli diranno — è vero —
che sono le viole della nonna. Ma lui certo adesso non si ricorda più
della nonna. Eppure è stata lei che gli ha fatto i corpettini di
frustagno, le maglie di lana, le calze di filo grosso, per quel folletto
che rompe tutto.
*
In questi pensieri la nonna è uscita. Si è recata prima in chiesa ad
ascoltare una messa e poi si è incamminata per il viale dei gran platani
bianchi, in fondo e sopra i quali si elevava la fascia azzurra del mare
il quale cinge tutta la curva dell'orizzonte. E andando, gli occhi suoi
stanchi vedevano dalla terra e dalle siepi partire e salire delle
pagliuzze e dei baleni, lievi, di oro; certo erano le ali degli insetti
multiformi ed uniformi i quali in quei giorni di nozze fra la terra ed
il sole escono in lunghe processioni e portano il seme della vita alle
piccole cose eterne nell'armoniosa vicenda della vita e della morte. Non
era quello giorno consacrato alla festa: le garrule campanelle e dalle
torri le campane non squillavano sopra il silenzio dell'antica città: la
gente era al lavoro; i buoi segnavano i solchi nei campi; le rame degli
olivi germinavano nel presagio della pace pasquale; le tartane dei
pescatori uscivano dal porto e pigliavano il largo mosse invisibilmente
nelle gran vele arance e gialle le quali l'una dopo l'altra si
susseguivano per l'azzurro del mare e rendevano imagine di una schiera
di monaci incappucciati. Dunque poca gente era nel viale lungo cui l'ava
moveva i lenti passi.
Ma molti erano i pensieri.
*
È stata anche la nonna che ha insegnato al piccolo bambino a recitare le
preghiere: le quali si allungavano ogni giorno di più, e questo avveniva
perchè la nonna trovava che vi era sempre qualche cosa dimenticata,
qualche umile cosa da ricordare al potente Signore del Cielo, e spesso
vi era qualche morto che bussava alla memoria di lei e diceva:
“ricordati anche di me„. Ecco la ragione perchè le preghiere si
allungavano di giorno in giorno.
Il piccolo bambino (allora portava ancora la sottanina bianca) composto
e inginocchiato su di una sedia davanti ad una nera Imagine le diceva
con convinzione le sue preghiere e le avea imparate tanto bene che
preveniva la voce suggeritrice dell'ava. Certo che dopo quella fatica
era giusto che domandasse per ricompensa un cucchiaio di più di zucchero
nel caffè e latte e si risarcisse di quella immobilità con le più pazze
scorribande per cui tremavano i vasetti, le sedie austere, i quadri
della vecchia casa. Non perciò la nera imagine della Madonna dalle cui
mammelle aperte gemeva il latte su le labbra del pargolo, sorrideva meno
vezzosamente, e parea — tanto è bel lavoro di antico pittore — seguire
cogli occhi umidi le feste e i salti del bambino. Una volta arrivò la
nuora, la madre di quel caro folletto, da un lontano viaggio; la quale è
di altro pensare che l'ava ed appartiene alla gente nuova: eppure
anch'essa si compiacque a vedere quelle manine giunte, a sentire quella
vocina che dava del tu e parlava così famigliarmente a Dio, il quale se
c'è, è il più ricco e potente signore che sia su la terra.
Ma è da un anno e più che il piccolo bambino ha abbandonato la casa
dell'ava, e certo si è dimenticato delle preghiere al suo buon amico di
una volta, il Signore Iddio: e tutto fa credere che non si ricordi più
nè anche della nonna se non come di un nome da cui ogni imagine si
stacca, sbiadisce, e più non si sa se v'è ancora.
Ma non è meglio così?
Nessun peso è più grave di quello delle memorie: ed è forse per questa
ragione che i vecchi come quelli che ne hanno tante, vanno con passo
molto tardo ed hanno quasi tutti la schiena curvata.
Invece la vita domanda un rapido passo, e cuore ilare, sciolto da ogni
impaccio, giacchè per chi bene ode, il rullo dei cupi tamburi che
chiamano alla guerra, non cessa mai.
*
Presso la spiaggia del mare l'ava è giunta ed in una ripa volta a
solatio, ha trovato alcune viole.
Le raccoglie e si ricorda che trent'anni fa andava di primavera a spasso
per quella spiaggia e per quel mare insieme ad un altro bambino: la
riva, il mare, la primavera, gli insetti, i due bambini sono uguali e si
confondono sotto il sole quasi caldo nella mente stanca dell'ava. Eppure
l'uno è il padre, l'altro è il figliuolo: come tutto è passato ben più
velocemente che un sogno notturno! come i capelli di quella prima
testolina bionda e inanellata hanno fatto presto ad incanutire!