_BONAVENTURA dal fondo. DETTI._
BONAV. — La mia mazza?
BOBI. — Non ha sentito, signor cavaliere? _(via dal fondo
coll'involto)_.
NANNI. — La torni; avrà la sua mazza.
BONAV. — Badate che non scherzo, e che sono deciso, se non mi viene
restituita dentr'oggi, a fare tutti i passi necessari presso le
autorità...
NANNI. — La si cheti e non incomodi le autorità che in giornata la sua
mazza le sarà resa... o pagata da me.
BONAV. — Da voi? Sapete che vale quaranta lire?
NANNI. — Ah! Ah! quaranta lire!... La vada tranquillo, e la torni; vedrà
la mazza o le sue quaranta lire, e vedrà anche meglio, molto meglio!
BONAV. — E voi vedrete peggio, se credete di aggiungere al danno le
beffe! (Parla di quaranta lire, lui, come io di quaranta centesimi!...
pagliaccio!) _(esce dal fondo)_.
NANNI. — Poverone! per quaranta miserabili lirette! Ah! non so quanto
Bobi potrà ricavarci da quei ferri, ma sarà sempre poco! Bisogna che io
porti tutto quello che è possibile: che monta se ora do per un soldo ciò
che ne vale cento, quando fra poco quel soldo diventerà un migliaio di
lire? Ah! tutti i giornali hanno da parlare di me. A proposito, i soldi
di Oreste! Io non ci pensava! _(apre un cassettino nell'armadio e ne
prende una vecchia borsa)_ Sono pochi soldi, ma in questo momento sono
un patrimonio...