_ORESTE dal fondo, soffiandosi sulla dita e saltando per cacciare il
freddo. DETTO._
ORESTE. — (Questo è un freddo proprio da batter le gazzette! Che cosa fa
mio padre?) Ah! i soldi del giornale tu prendi?
NANNI. — Senti, moccolino; tu sai se ti voglio bene...
ORESTE. — Oh! per saperlo non lo so, ma lo vedo e lo sento! Dammi quei
soldi.
NANNI. — Aspetta; finora non ho mai potuto fare una bella vincita, ma
ora...
ORESTE. — Se l'hai fatta, non hai bisogno di quei soldi. Dammeli che è
tardi, e se non corro, oggi resto senza _Opinioni_! _(forte)_ Voglio i
miei soldi.
NANNI _(turandogli la bocca)_. — Zitto che svegli la mamma!
ORESTE. — Che importa a te della mamma!
NANNI _(minacciandolo)_. — Vuoi chetarti, birbaccione?
ORESTE. — Io un birbaccione? Forse perchè in questa casa senza di me non
si mangia, e nemmeno te, sai, che non sei altro che il babbo; bella
fatica!
NANNI. — Bada, veh!
ORESTE. — Oh! io sono stufo di voi altri, cominciando da te! Ma lascia
fare, vedrai dove si andrà a finire! La mamma all'ospedale, Renzina con
quell'altre... e io... _(coi polsi in croce, rompendo in uno scroscio di
pianto)_ io in fondo a via Ghibellina!
NANNI. — Zitto, ti dico!... Vieni qui, via! Senti; hai appetito? Vuoi
andarti a divertire?
ORESTE _(cessando subito di strillare)_. — Che si domandano queste cose?
NANNI. — Bene... (Dieci... no... sarebbero troppi...) prendi, va a
comprarti da colazione... corri...
ORESTE. — Quattro soldi per levarmi l'appetito e per divertirmi? Quanti
ne ho da risparmiare?
NANNI. — Via, eccone un altro... (del papa...); ma spicciati, per mille
ciabatte!
ORESTE. — Non mi dai nulla per la sorella e per la mamma?
NANNI. — Ne darò anche a loro, ma vai...
ORESTE. — Di sicuro?
NANNI. — Che ti ho già detto bugie io?
ORESTE. — Tutti i venerdì.
NANNI. — Che c'entra il venerdì?
ORESTE. — Il venerdì è la vigilia del sabato, sor nesci... Il venerdì:
vedrai domani che vincita! che regali! Il sabato: tanto di muso,
bolletta completa, e in fatto di regali... moccoli e scapaccioni a tutto
spiano!
NANNI. — (Figlio d'un cane, com'è nato cogli occhi aperti!) Ebbene tu
hai ragione; ma ora sono finiti i moccoli e gli scapaccioni!
ORESTE. — Sì? Ma anche le mie ciabatte son finite!
NANNI _(ridendo)_. — Tu sei figlio d'un ciabattino!
ORESTE. — Ebbene io ti crederò quando me n'avrai dato un paio di
buone... Fino allora crederò alle tue parole come ai giornali che vendo!
_(corre via dal fondo)_.
NANNI. — Bel rispetto! Ma che m'abbia i quattrini della quaderna, e poi
anche tu t'ha a parlare in altro modo, monellaccio! A proposito, li
potrò pigliare in giornata? Se il governo per un accidente non avesse
quattrini sufficienti?