_BOBI dal fondo. DETTO._
NANNI. — Ebbene?
BOBI. — Sono stato in tutte le botteghe qui attorno; ma non c'è nessuno
che voglia prestarmi un quattrino.
NANNI. — Ve ne pentirete, razza di cani... Avete da crepare tutti
d'invidia!
BOBI. — Spicciati, che manca meno d'un'ora a mezzogiorno.
NANNI. — Sì, sì, cerchiamo, pensiamo... Su, inventa tu qualcosa per far
quattrini...
BOBI. — Sì giusto, è tanto facile! Ad ogni modo una bella giocata sugli
stessi numeri della tua suocera l'hai portata ieri sera...
NANNI. — Ma non capisci che si tratta di diventare un signore davvero?
Che stanotte è apparsa anche a me? Che m'ha detto le stesse stessissime
parole dette a mia moglie la notte passata?
BOBI. — E non canzono! Non t'ho mai visto così persuaso!
NANNI. — Persuaso? Sono convinto, sono sicuro! No, no, non si dà per
nulla un caso così straordinario, un caso che non succede due volte in
cent'anni! O povera anima, tu mi rendi bene per male... ma lascia fare a
me: se sei in purgatorio, ti farò dire tante messe che andrai in
paradiso a vapore.
BOBI. — In prima classe... Senti, se sei così sicuro, perchè non vendi i
tuoi ferri?
NANNI. — Gli arnesi del povero babbo? I ferri del mio mestiere? No
davvero!
BOBI. — Ah! Ah! Sei sicuro di vincere e pensi ancora a fare il
ciabattino?
NANNI. — È vero... Se si potessero soltanto impegnare?
BOBI. — Di qua al Monte e tornare in mezz'ora? Nemmeno se si trattasse
della vita!
NANNI. — E allora vadano anche loro! Prendi tutto, corri dal rigattiere
qui vicino e poi subito al botteghino che ci sarò anch'io; ma spicciati,
per carità!
BOBI. — Uff! se non fosse per finire questa vitaccia scellerata! _(va al
fondo e poi si ferma)_. Ah! sai che ho paura che tu giuochi troppo in
una volta?
NANNI. — E Cecco l'arrotino?
BOBI. — È vero. Oh! il cavaliere per la mazza.
NANNI. — L'hai presa tu dunque?
BOBI. — Presa? l'ho trovata.
NANNI. — Ma in casa mia...
BOBI. — Mi daresti torto?
NANNI. — No... no... non perder tempo... Va... gli dirò che torni... che
vada al diavolo!