_NANNI dal fondo. DETTI._
LUIGI. — Buon giorno, Nanni: sono venuto a prendere queste tende...
Volete un sigaro?
NANNI. — Venga, venga sempre...! Addio, Gigi...
LUIGI. — Addio, Nanni... _(esce con Fiorenza dal fondo)_.
NANNI. — C'è sempre un'ora... Avrò vinto? I miei numeri mi paiono buoni:
sono simpatici, e non sono usciti da un pezzo... Sicuro, non sono numeri
di morti... Mai, mai un bel sogno con mio padre buon'anima che venga in
persona a portarmi una bella quaderna! Io non so che facciano i morti di
casa mia!... Nulla... come i vivi! Oh finiamo di metter questa mezza
suola, se oggi si ha da mangiare _(si pone al bischetto)_. Ma se vinco,
oggi non si desina in casa di certo: s'andrebbe tutti alla Luna. Una
quaderna! sessantamila volte la posta; dunque centoventimila lire, senza
i terni! Dio buono, che grandinata di quattrini, centoventimila lire!
Prima di tutto già mi compro una casa, una bella casa nei quartieri
nuovi... perchè voglio anch'io essere padrone di casa, non foss'altro
per vendicarmi sugli altri di quello che hanno fatto soffrire a me...
Piglio un bello scialle alla Maria, che non abbia più freddo, un paio di
scarpe ad Oreste... e subito in collegio fuori di casa... Fiorenza la do
al suo Luigi... E io? Io al caffè tutto il giorno a pigliare dei
poncini... e poi a farmi scarrozzare negli omnibus... Ma la sera? La
sera tutti al teatro, mica su in paradiso nel lobbione, in un bel palco
accanto all'orchestra... vedere, e farsi vedere!
BOBI _(al di fuori)_. — Bollente! Pan di ramerino bollente!
NANNI. — Ah! ah! il mio amico Bobi... Me l'ero scordato!...