_BOBI con paniere coperto da un tovagliuolo. DETTO._
BOBI _(squassando il cappello a cencio)_. — Piove, governo ladro!
NANNI. — Hai finito di vendere il tuo bollente che è più secco di un
panforte!
BOBI. — E perchè avrò finito?
NANNI. — Perchè ho giuocato i nostri numeri, il mio Bobi!
BOBI. — Buffone. Non ti ho dato che mezza lira questa volta... Mi hai
rattoppato le mie scarpe?
NANNI. — Eccole.
BOBI. — Quattro punti mal cuciti. E i chiodi nelle suola?
NANNI. — Non ho chiodi... cioè ne ho tanti che non ne posso piantar
degli altri.
BOBI. — Lasciami stare che ho la luna di traverso... Quanto costa?
NANNI. — Fra amici... due soldi _(si alza e scende con Bobi alla
ribalta)_.
BOBI. — Ti darò due pani _(glieli porge)_.
NANNI. — Tu non hai il becco di un quattrino dunque?
BOBI. — Sfido io! Il commercio va a rotoli.
NANNI _(colla bocca piena)_. — Non si mangia più!
BOBI. — Le tasse pigliano ogni cosa! Mi dai un foglio di carta per
involgere le scarpe?
NANNI. — Dove lo piglio io un foglio?
BOBI. — Già; sono appunto i fogli che ti mancano. Le metterò qui.
NANNI. — Col pane di ramerino?
BOBI. — Le metto in fondo, non si vedono. Te li ho dati i pani?
NANNI. — Sì... e sono bollenti... di ier l'altro!
BOBI. — M'addormentai e non fui più a tempo a pigliarli appena sfornati.
NANNI. — Si vede che tu fai bene il tuo mestiere.
BOBI. — O non son padrone di farlo come mi piace? C'è ella questa
benedetta libertà sì o no?
NANNI. — Sì, ma c'è anche quella di non desinare!
BOBI. — Di' piuttosto che non c'è nè questa, nè quell'altra.
NANNI _(continuando a mangiare)_. — Uhm.
BOBI. — Con questo governo, mondo birbone!
NANNI. — Io m'intendo poco di politica... c'ho il figliuolo che fa il
giornalista... ma ci leggo poco io... fuori del libro dei sogni!
BOBI. — Se tu leggessi, vedresti che con questo governo _(dopo di aver
dato uno sguardo in fondo)_ non c'è sugo!
NANNI. — Perchè? Di' su, Bobi, mi fai passare il tempo.
BOBI. — Grazie... Libertà; sempre libertà; ma che libertà è questa, se
mi tocca sempre sgobbare, io che non sto bene che a sedere?
NANNI. — Siamo giusti: il denaro corre ora più d'una volta...
BOBI. — Sì... corre... corre... corre tanto che non si arriva mai!
NANNI. — Dillo a me che sono senza un quattrino! È vero che se io
lavorassi...
BOBI. — Bravo, se io lavorassi! Ma che dovrei fiaccarmi l'osso del collo
a lavorare, se ci fosse un po' di vera libertà? Senti la bella libertà
che s'ha adesso. Fin da piccino tutti i giorni mi buscavo mezza dozzina
di scappellotti per non volere andare a scuola... Ma se voglio essere un
asino, io diceva al babbo...
NANNI. — E per asino mi par che tu sia riuscito benino!
BOBI. — Ma mio padre vedendo che non c'era verso di farmi andare a
scuola, si mette subito in testa di farmi imparare un mestiere... e non
erano più scappellotti, sai... ma io preferiva le legnate al mestiere,
perchè proprio sono nato troppo amante della libertà... O Nanni, tu non
hai idea di quello che ho patito per la vera libertà io!
NANNI. — Tuo padre morì che tu avevi vent'anni, mi hai detto...
BOBI. — Sì... e respirai... Gli volevo bene; ma le nostre opinioni
politiche erano troppo diverse.
NANNI. — D'allora in poi fosti libero.
BOBI. — Libero? sì, giusto! mi toccò subito di fare il soldato... Io il
soldato? Otto ore di esercizi? Piuttosto in prigione!... Finisco di fare
il soldato e mi butto a girare il mondo... E subito, sai quei signori:
dove va? che fa? nulla? sospetto! vagabondo! all'ombra! — In Italia, dà
retta a me, non c'è neanche la libertà di passeggiare!
NANNI. — Ah! ah! che esagerone!
BOBI. — Gira di qua, gira di là... sempre lavora! lavora! sei grande e
grosso, lavora! — Che colpa ci ho io se sono grande e grosso? Che mi son
fatto da me? Fo del male a qualcheduno? Se c'è libertà, lasciatemi fare
quello che mi piace... mi contento di far nulla! Nossignore! ho dovuto
assoggettarmi, ho dovuto farmi coraggio: vendere i semini d'estate e il
pane di ramerino d'inverno! Bene, ora che mi strapazzo, ora che mi
martirizzo, siete contenti, razza di cani?
NANNI. — Che vorresti tu alla fin fine? Rimpastare il mondo!
BOBI. — Oh! se lasciassero fare a me, mondo ladro!
NANNI. — Sentiamo, sentiamo, Bobi...
BOBI. — Rifarei ogni cosa da capo a fondo.
NANNI. — Sentiamo, via. Che cosa faresti?
BOBI. — Articolo primo: Signori... psst!
NANNI. — Tutti a un modo; bravo!
BOBI. — Secondo: lavoro... psst!
NANNI. — Abolito; benone!
BOBI. — Terzo: tutti i regolamenti, tutte le leggi...
NANNI. — Psst!
BOBI. — Meno il lotto!
NANNI. — Bravissimo!
BOBI. — Quarto ed ultimo: tutte le donne... parlo delle giovani...
NANNI. — Psst!
BOBI. — No... libertà completa!
NANNI. — Purchè tu non mi chieda la figliuola... se vuoi la moglie;
magari subito!
BOBI. — Piuttosto un accidente!