Quella sera il signor Barnaba era più bisbetico del consueto. Egli non
sapeva capacitarsi che la vigilia di Natale un uomo suo pari, anzichè
goder la sua piena libertà e banchettare gli amici, fosse costretto
a misurar per lungo e per largo l’androne di un palazzo e ad aprir
la porta a una ventina di parassiti d’ogni età e sesso. Il mondo era
proprio fatto male, e ci voleva una rivoluzione per rinnovarlo _ab imis
fundamentis_. — Per fortuna il 1889 non è lontano e quello sarà un gran
centenario.
La _siora_ Marianna sbarrò tanto d’occhi, e il signor Barnaba soggiunse
con disprezzo: — Ecco ciò che vuol dire non avere istruzione, non aver
letto nulla.... E doveva toccare a me un’oca simile!.... Il 1889 è
il centenario del 1789.... l’anno della grande Rivoluzione francese,
quando s’è tagliata la testa ai re, ai nobili, ai preti....
— Zitto! — gridò la _siora_ Marianna spaventata.
— Ma che zitto! — replicò il consorte. — Qui nessuno mi sente.... E se
anche mi sentissero e volessero far i gradassi... sono un uomo capace
di anticipar di qualche anno il centenario, io.... E il primo che
deve pagarmela è il signor Schmaus, il mastro di casa.... quel tedesco
petulante che cerca il pelo nell’uovo.
A questo punto, nello spirito del signor Barnaba accadde un’improvvisa
reazione in senso conservativo, ed egli trovò che, quantunque
ingiustamente, il signor Schmaus era suo superiore in ordine
gerarchico e non aveva tutti i torti di voler rifarsi sopra di lui
delle risciacquate di capo prese dai padroni. Ma, come il solito,
l’indulgenza verso i superiori rese il signor Barnaba più aspro
cogl’inferiori. Se il signor Schmaus si rifaceva sopra di lui, il
signor Barnaba aveva ben il diritto di rifarsi su qualchedun altro....
— È come nelle fabbriche, — egli diceva fra sè con bella similitudine.
— Le pietre che stanno in alto pesano sulle pietre che stanno abbasso.
— In omaggio al quale principio, egli strapazzò la moglie, strapazzò la
Ninetta, e finalmente, guardando di punto in bianco l’orologio, ordinò
alla fanciulla di fare un salto al _chiosco_ più vicino per prendergli
il _Secolo_ che doveva essere arrivato.
La pietosa _siora_ Marianna arrischiò un ma....
— Che c’è? — ruggì il signor Barnaba.
— Niente.... niente.... Però la Ninetta ha da andar presto a casa
sua.... e con questa neve... farle fare una strada di più....
Il marito diede un pugno sulla tavola. — Ah vorrei vedere anche
questa!... Per un po’ di neve.... Come se fossero sassi.... Via,
signora _delicatina_.... si metta il suo scialle e non perda tempo....
_Marsch!_
La _siora_ Marianna non fiatava più, ma guardava la Ninetta in un certo
modo come a dire: — Abbi pazienza. È una bestia e non intende ragione.
E la Ninetta ubbidì in silenzio. Staccò da un chiodo lo scialletto
di lana che le copriva appena le spalle, guardò con un sospiro le sue
scarpe rattacconate, si fece dare un soldo dal signor Barnaba, aperse a
fatica il portone e uscì in istrada. Nevicava sempre, nevicava fitto,
e il vento s’ingolfava nella _calle_ con un urlo lungo, sinistro,
somigliante a un gemito umano. Mal difesa dalla sua vesticciuola
leggera, la povera fanciulla sentiva il freddo penetrarle nell’ossa, e
studiava il passo segnando una piccola orma sul candido lenzuolo steso
per terra.
La distanza dal palazzo Costi al primo _chiosco_ di giornali non era
mica grande, ma quella sera, con quel tempo, con quelle vie solitarie,
pareva alla Ninetta di dover percorrere un deserto immenso. Lungo
tutta la via ella incontrò appena un paio di persone, imbacuccate nei
loro cappotti, bianche e mute come fantasmi; solo attraversando un
_Campielo_ chiamato _Campielo dei morti_ (ce n’è più d’uno di questi
_Campieli_ in Venezia e il loro nome deriva dall’esservi stati secoli
addietro in quei luoghi dei piccoli cimiteri) la ferì il miagolio
lamentevole d’un gattino perduto in mezzo alla neve. Quando poi credeva
di esser giunta alla meta, le toccò un’amara delusione. Il _chiosco_
era chiuso, forse a cagione del tempo, forse a cagione della festa. Che
partito prendere? Tornarsene indietro a mani vuote, o andare in cerca
d’un altro _chiosco_ a rischio di trovar chiuso anche quello? Però in
quel punto ella sentì gridare in fondo alla strada: _il Secolo, appena
arrivato il Secolo._ — _Secolo_, — ella gridò ripetutamente, correndo
dietro al rivenditore. Ma questi non la intese o non le badò, nè a lei
riuscì di raggiungerlo, finchè un passante impietosito che aveva la
fortuna di possedere un vocione non ebbe tuonato due volte: — Ehi, del
_Secolo_, siete sordo? — Il rivenditore si fermò con malagrazia, prese
il soldo dalla mano della Ninetta, tirò fuori di sotto il soprabito
un numero del giornale, e dopo averlo dato alla fanciulla si allontanò
rapidamente ripetendo come un pappagallo: _Appena arrivato il Secolo.
Con molte notizie il Secolo._
La Ninetta rifece il cammino di prima senza trovar anima viva, senza
udire una voce umana che rompesse il silenzio; bensì nel _Campielo
dei morti_ suonava ancora, ma più rauco, più flebile, il miagolìo del
povero gattino smarrito, e una forma nera si dibatteva nella neve.