XI.

Fu una serata deliziosa, ma poco propizia ai colloqui intimi. A pranzo

non erano che in quattro persone, i due padroni di casa, il professore

Teofoli e un erudito francese, membro dell’Istituto, un Monsieur de la

Rue Blanche, che la Giorgina aveva conosciuto a Parigi. La contessa fu

amabilissima; presentò Teofoli all’accademico francese come uno dei

pensatori più illustri d’Italia e nello stesso tempo come un intimo

suo, accennò alla grande opera ch’egli aveva in lavoro, dolendosi solo

che l’operosità del suo amico non fosse pari al suo ingegno e alla

sua dottrina, e pronosticando a quell’opera, quando fosse compiuta, un

successo colossale. Ne parlava con un calore scevro di affettazione,

quasi d’una cosa in cui ella avesse parte, quasi d’una gloria che

dovesse gettare un riflesso sopra di lei. E aveva realmente l’aria di

persona appassionata pegli studi; non si sarebbe mai detto ch’ella

era la medesima donna che rideva agli scherzi scipiti di Montalto e

d’altri balordi simili. Teofoli e Monsieur de la Rue Blanche erano in

estasi; soltanto Seriati frenava a stento gli sbadigli. Quando non si

discorreva di cavalli e di _cocottes_ egli sbadigliava sempre.

Monsieur de la Rue Blanche era un uomo di mezza età e di buon aspetto,

e quantunque fosse un erudito era un uomo di spirito. Fu lui che portò

pel primo nella conversazione una nota mondana chiedendo so fosse

vero che Mister e Mistress Gilbert pei quali egli aveva una lettera di

raccomandazione dovessero dare una gran festa da ballo.

— Sicuro! — rispose la Serlati. — Consegnerà la lettera e andrà alla

festa anche lei.

— _Parbleu!_ — esclamò Monsieur de la Rue Blanche confessando che

andava pazzo per le feste da ballo, ciò che parve alquanto strano al

nostro Teofoli.

— Però.... una festa in costume.... — notò timidamente il professore.

Ma prima che il francese potesse dire se questa clausola creasse

per lui un ostacolo insuperabile, la contessa Giorgina intervenne

con vivacità. — Il costume non è più obbligatorio. I Gilbert

hanno risoluto.... un po’ per mio suggerimento, — ella soggiunse

rivolgendosi con un sorriso a Teofoli, — di ammettere in semplice

abito nero gli uomini di più di quarant’anni.... Tutto sta confessare i

quarant’anni.... Il professore li confessa?

— Sfido io.... A ogni modo....

La Serlati non badò a quell’_ogni modo_ gravido di restrizioni, e con

uno sguardo interrogativo all’altro commensale: — E Monsieur de la Rue

Bianche...?

Monsieur de la Rue Bianche trovava che questa degli anni è una faccenda

delicata per tutt’e due i sessi; ma già, seppur avesse giurato sul suo

onore di non aver compiuto i quaranta, nessuno gli avrebbe creduto....

Comunque sia, anche riconoscendo i suoi quarantacinqu’anni sonati, se

fosse stato a Parigi egli non avrebbe avuto una difficoltà al mondo di

cercarsi un costume; fuori di paese era cosa diversa, ed egli accettava

di buon grado la concessione dei signori Gilbert. Sarebbe andato in

abito nero. Non dubitava che il suo _cher confrère_ avrebbe fatto

altrettanto.

Ma il _cher confrère_ era molto perplesso. Non aveva frequentate le

feste nemmen da giovine; o che doveva cominciare alla sua età?

— Che età? Che età? — saltò su il francese. — Per lui non c’erano

uomini vecchi; c’erano tutt’al più uomini malati. E il _cher confrère_

stava bene; dunque...? Monsieur de la Rue Bianche, riscaldato un poco

dall’eccellente vino dei Serlati, si accinse a magnificare le splendide

veglie parigine a cui assistono senza vergognarsi personaggi gravi

e maturi, trovandovi, in mancanza di meglio, _un spectacle pour les

yeux_.... _Et quel spectacle!_... Ci vorrebbe altro che si dovesse far

penitenza appena cominciano a brizzolarsi i capelli.

Il buon umore di Monsieur de la Rue scosse dal suo intorpidimento anche

il conte Ercole che di Parigi si ricordava molte bellissime cose e ne

discorse con grande competenza abbassando la voce nei punti scabrosi ed

espandendosi col dotto forestiero.

Intanto la contessa Giorgina catechizzava Teofoli. Quella sua

ripugnanza ad andar dai Serlati era veramente incomprensibile. Valeva

la spesa ch’ella si sbracciasse a ottener dai Gilbert una modificazione

al loro programma! E l’aveva ottenuta pensando a lui, proprio a lui,

per togliergli la sola scusa che gli fosse lecito addurre con qualche

apparenza di ragione.... La bella figura ch’egli le avrebbe fatto far

coi Gilbert se si ostinava nel suo rifiuto!

Teofoli era sulle spine. Avrebbe voluto compiacer la contessa alla

quale era riconoscente dal fondo dell’anima della nuova prova di

benevolenza ch’ella gli dava. Ma, Dio buono! Che parte poteva essergli

riserbata in una festa? Se avesse ballato, se fosse stato in grado di

chiedere una quadriglia, un lancier alla persona che sapeva lui....

allora sì. Invece quella persona egli l’avrebbe appena vista, avrebbe

appena potuto dirle una parola....

La contessa si mise a ridere. — Via, via.... _Quella persona_,

che forse io conosco, non vi offre una quadriglia, un _lancier_,

dal momento che non ballate.... Ma si farà accompagnare da voi al

_buffet_.... un privilegio che molti v’invidieranno.

Era una sirena, una vera sirena quella Giorgina. Come resisterle?

Teofoli sollevava ancora qualche lieve obbiezione, tanto per la

forma, ma si capiva bene che ormai si dava per vinto. Se almeno

la sua mansuetudine gli avesse valso dalla contessa una franca

spiegazione sull’argomento che più gli stava a cuore! Sembrava però

ch’ella neanche si ricordasse d’aver ricevuto da lui una lettera meno

docile, meno sommessa del consueto. A un cenno ch’egli gliene fece con

infinita circospezione, ella gli chiuse la bocca con una risata e una

scrollatina di spalle. — Siete un visionario, — ella disse. E fu tutto.

Alle nove ella si accommiatò da’ suoi ospiti, dovendo vestirsi pel

teatro, e Monsieur de la Rue Bianche uscì insieme col professore

Teofoli al quale egli mostrava una simpatia straordinaria. E presolo

a braccetto si fece accompagnare da lui per le vie della città

parlandogli poco di studi e molto di femmine e chiedendogli una serie

di notizie che il candido professore non era in grado di fornirgli.

Anzi il linguaggio cinico assunto dall’accademico francese circa al bel

sesso frenò sulle labbra del buon Teofoli le espansioni e le confidenze

a cui forse, come ogni innamorato, egli sarebbe stato disposto. No,

non avrebbe tradito il suo sentimento con un uomo che nell’amore non

vedeva altro che un passatempo e riassumeva in qualche frase brutale

le sue massime sulla linea di condotta da tenersi con le donne. — _De

l’audace_, _de l’audace_, _et toujours de l’audace_, — egli diceva

battendo forte sulla spalla del suo interlocutore. — _C’est le mot de

Danton_.

Quel benedetto Monsieur de la Rue Bianche non si decideva più a

tornare all’albergo. E dopo non so quanti giri e rigiri, attratto

dall’illuminazione d’una birreria posta sulla piazza maggiore della

città, egli insistè per entrarvi. Ora quella era appunto la birreria

ove una volta il professore soleva recarsi tre o quattro sere per

settimana, e proprio di fronte alla porta d’ingresso Teofoli si trovò

faccia a faccia con Frusti e Dalla Volpe che sedevano soli soletti ad

un tavolino. Non potè a meno di salutarli e di presentar loro Monsieur

de la Rue Bianche, che Dalla Volpe specialmente avrebbe dovuto conoscer

di nome perchè s’occupava di studi analoghi ai suoi. Ma tra i due

professori e il dotto _confrère_ c’era troppa diversità d’indole perchè

il colloquio riuscisse animato, e Frusti e Dalla Volpe, limitandosi a

scambiar poche parole col forestiero, preferirono di vuotare il sacco

degli epigrammi contro il collega. Il più esacerbato era Dalla Volpe

che aveva sullo stomaco una quantità di pranzi di magro ammannitigli

dalla consorte. E tirò in campo la festa dei Gilbert alla quale aveva

sentito dire che Teofoli fosse invitato. Era vero?

Verissimo.

E ci sarebbe andato?

Probabile.

— E in che costume? — seguitò Dalla Volpe.

Teofoli avrebbe potuto rispondere che sarebbe andato in abito nero,

ma non volle abbassarsi a troppe spiegazioni. — Si vedrà, — egli disse

seccamente.

— Allora, — ripigliò Dalla Volpe, — scommetto ch’è vero anche questo:

che comparirai da Zefiro....

— E che ballerai un passo di grazia con la contessa Serlati — soggiunse

Frusti.

Il professore replicò con mal garbo, e chi sa che battibecco sarebbe

successo se la presenza d’un estraneo non avesse servito di freno.

Però Teofoli e Monsieur de la Rue Blanche non istettero molto ad

accommiatarsi. Il francese esternò subito la sua antipatia pei due

istrici che l’altro gli aveva fatto conoscere e svolse le sue idee

sulla necessaria inferiorità di quelli che sfuggono le donne. Beninteso

_qu’il ne faut pas nager dans l’azur_; bisogna andar subito al

concreto; se no, guai.

Fra i sarcasmi di Dalla Volpe e di Frusti e le dottrine radicali di

Monsieur de la Rue Bianche, il professore tornò a casa che aveva la

testa come un cestone. E tutta la notte sognò _le mot de Danton: de

l’audace, de l’audace, et toujours de l’audace_. E, sempre in sogno,

fu audacissimo; tanto audace che la mattina, a ricordarsene, sentì

drizzarsi i capelli sulla fronte e salirsi le fiamme al viso.

Prima di partire · 第 19 / 60 题