--Sì: vi ho compresa perfettamente, risposi con qualche
vivacità--forse meglio che voi non comprendiate voi stessa.
»Io non vi accuserò di ipocrisia... Qual'è la donna tanto abbrutita
nel vizio, che, alla sua volta, non sappia creare un sublime sofisma
per coonestare la propria condotta?--Ciò è nella stessa natura del
sesso--e voi, marchesa, oltre all'esser donna, appartenete ad una
classe sociale, dove suoi farsi uno inverecondo abuso di cotali
sofismi.
»Io mi guarderò bene dal turbare la vostra coscienza con degli
scrupoli inopportuni. Solo mi permetterò di farvi notare, come vi
siate stranamente ingannata sulla origine dei vostri traviamenti...
»All'età di sedici anni, la prima volta che vi trovaste da sola a solo
con un suonatore di flauto, voi soccombeste senza il menomo sforzo di
resistenza... Credeste in quel giorno innamorarvi di un uomo, ed oggi
ancora vi sembra di aver amato un uomo per tutta la vita. Ecco
l'errore!... Voi vi innamoraste di un flauto, e non siete vissuta che
per il flauto...
--Di mio marito?
--Perdonate, marchesa.--io parlo di flauto in genere... E credo che la
più parte delle donne prendano lo stesso errore...
La marchesa ascoltava senza dar segno di irritazione--da ultimo
sorrise maliziosamente, e pareva sul punto di dichiararsi
convinta...quando un suonatore girovago passò sotto le finestre, e si
fece a soffiare nel flauto quattro note stonate.
La marchesa ritorse gli occhi, e lasciò cadere lo braccia con
significante abbandono--onde io, vedendo a che mirasse lo stratagemma,
anzichè espormi a qualche imbarazzo, prevenni lo svenimento e uscii
dalla sala.
_Confessione generale d'un Critico_
Gravi considerazioni m'inducono ad abbandonare per sempre il campo
della critica.
Una quindicenne esperienza mi ha insegnato che la critica a nulla
giova, o giova soltanto a coloro, i quali la convertono nel più
vigliacco dei mestieri, smerciando la lode ed il biasimo a prezzo di
tariffa.
_Critico letterario_ non è ordinariamente che uno scrittore da poco,
negletto dal pubblico e dagli editori, inetto a produrre delle opere
attraenti, epperò nemico giurato di chi riesce collo ingegno, collo
studio e colla operosità, a crearsi una posizione onorevole.
_Critico musicale_ è quasi sempre un musicista abortito, il quale,
dopo aver pubblicato una dozzina di polke pel consumo dei salumieri od
aver fatta rappresentare un'opera altrettanto elaborata che
stucchevole, si erige a maestro dei maestri, spacciando nei giornali
le futili teorie che sono, per gli ingegni impotenti, un soprapeso di
zavorra.
_Critico d'arte_ è sovente un pittore reietto dalle Accademie e
obliato dai Committenti, i cui quadri si vendono sulle pubbliche aste
e passano dall'uno all'altro rigattiere per intercessione della
cornice.
Il mestiere del critico ha poi un lato umiliante.--Non avvi idiota,
non avvi cretino, il quale non sia in grado, dal più al meno peggio,
di esercitarlo. È facile stampare in un quadrato di carta: «Manzoni è
un gramo poeta, Verdi fa della musica mediocre, Vela è uno scultore
grottesco.» Ma è difficile assai scrivere il _Cinque Maggio_, fare
un'opera come il _Rigoletto_ e trarre dal marmo uno _Spartaco_.
I critici hanno comune coi somari questo melanconico istinto che,
all'apparire di un insolito bagliore, si danno a ragliare tutti in
massa. Un tale fenomeno può essere constatato da chiunque si dia la
pena di studiare siffatti animali nelle loro espansioni intermittenti.
Quando io sento elevarsi dalla terra un intollerabile frastuono di
voci asinesche, l'anima mia si apre alla gioia come all'annunzio di
faustissimo evento. Quella gagliarda sinfonia di stromenti unissoni,
mi avverte che sull'orizzonte della letteratura o dell'arte è sorto un
novello astro.
Ma, via! non imperversiamo sugli altri--non aggraviamo la mano sugli
antichi colleghi, sui nostri fratelli di ieri. Fui critico
anch'io--anch'io ho peccato grandemente; anch'io ho fornicato, ho
mentito, ho truffato.... Il pentimento e il rimorso non cancellano la
colpa--ben altra espiazione si esige.
--Venite qua--e a voi più direttamente mi volgo, o amici sconosciuti,
i quali per tanti anni aveste la bontà di rappresentare, dinanzi alle
mie critiche più o meno bestiali, più o meno assurde e colpevoli, la
parte di pubblico. È a voi che io dedico questa mia confessione
generale; confessione sincera ed integra quant'altra mai, perchè fatta
sotto l'intimazione di quel prete terribile che si chiama il rimorso,
al cospetto di quel Dio esploratore delle reni e dei lombi, che si
chiama la coscienza.
Una confessione generale! Sapete voi che gli è un affare assai
grave!... Buon per me che, a compiere questo grande atto di
espiazione, non ho atteso i singulti dell'agonia....
Io mi trovo, laddiograzia, sano di corpo e di mente; le stoltezze e le
nequizie della mia gioventù mi sfilano dinanzi agli occhi come una
schiera di camelli o di paperi....
Come si fa a coordinare queste tumultuose reminiscenze, a ricostruire
questo passato pieno di errori e di perfidie, in guisa che la
coscienza non abbia più tardi a rinfacciarmi delle ommissioni?--Lo
ripeto: è un affare assai grave.
Sulle prime, m'era venuto in pensiero di riprodurre e di confutare con
eroica abnegazione tutte le enormità da me stampate in quindici anni
di vita giornalistica.--Ohimè! Come rileggere duemila e
centosessantadue articoli, sperperati in varî giornali, e oggimai
inghiottiti per la massima parte da quei tubi assorbenti, ove lo
spirito umano, già tradotto in materia mercè l'inchiostro e la carta,
subisce l'ultima, forse la più utile decomposizione, diventando
concime?
E tante altre maniere di confessione mi erano passate per la testa....
Ohimè!--La confessione ripugna all'orgoglio umano--nè alcuno farà
meraviglia ch'io mi sia data la pena di tradurla in una forma, la
quale fosse atta ad esprimere il vero, senza troppo pregiudicarmi
nell'opinione del mondo.
Vediamo se ci riesco.
Io mi farò ad esprimere colla più scrupolosa sincerità le impressioni
da me raccolte nel campo della letteratura e dell'arte; dichiarerò i
miei veri e spontanei apprezzamenti su tutto ciò che ho veduto, o
letto, o ascoltato, o meditato nel corso della intera mia vita. La mia
confessione sarà una rettifica ed una ammenda, ma io non avrò da
arrossire che in faccia a quei soli, i quali vorranno darsi la noia di
raffrontare le menzogne dell'antico peccatore colle schiette
manifestazioni del critico ravveduto.
*
Entriamo innanzi tutto nel campo della letteratura.
Fatta astrazione da Omero, che io lessi più volte con immenso diletto
e pel quale professo la più sentita ammirazione, debbo confessare che
il mio entusiasmo per i poeti dell'antica Grecia non salì mai a quel
grado di elevazione ch'io lasciai supporre a' miei creduli
ascoltatori.
Nella sonante e robusta versione di Felice Belletti ho comprese e
gustate le tragedie di Eschilo, di Sofocle e di Euripide. Il secondo
mi piacque di preferenza; ma allorquando, per far pompa di classica
erudizione, ebbi a citare alcuni brani del _Filottete_, mentii
ignobilmente a me stesso ed al pubblico, asserendo che quella tragedia
mi aveva commosso alle lagrime.--Ci vuol del coraggio, miei cari, a
rettificare quella vile menzogna e a proclamare che alcune _tirate_
del più patetico, del più appassionato dramma del teatro greco,
provocarono in me una ilarità irresistibile!
Quante volte mi è uscito dalla penna: _l'inimitabile, l'insuperato_
Aristofane! Quante volte, ricordando quel grossolano e sguaiato
motteggiatore, ebbi anch'io l'impudenza di chiamarlo argutissimo e
festevolissimo! Aveva io dimenticato che la più parte de' suoi
personaggi si permettono ad ogni tratto di ruttare plebeamente alla
barba degli spettatori, quando non scendano in piazza a recitare un
turpe monologo, _facendo le loro occorrenze?_... E questo era
_l'attico sale_, di cui ho parlato così spesso nelle mie enfatiche
digressioni sulla greca letteratura!...
Se ora vi dicessi francamente che mai non ho potuto reggere alla
lettura di una intera ode di Pindaro; che le veneri di Anacreonte mi
parvero il più delle volte scipite; come potrete voi perdonarmi di
avere, a dispetto dei moderni poeti, simulato una quasi-adorazione per
uno stucchevole ineggiatore di circensi, per un elegante ma monotono
cantore di Batilli?
Ma io ho spinto più oltre la rettorica menzognera. Ho espresso degli
entusiasmi per le statue di Fidia e di Prassitele... ho arso il mio
granello di incenso al genio di Zeusi e di Apelle... Li avete visti
mai, questi insigni capolavori dello scalpello e della tavolozza degli
artisti greci? Nè anche in sogno.--Come avvenne che sì spesso li
abbiate ricordati ed ammirati con tanto entusiasmo?--Polvere pei
gonzi.
Passiamo ai poeti ed ai prosatori del Lazio.
Non è più tempo che io vi dissimuli la mia predilezione per Catullo e
per Ovidio, sebbene, ogniqualvolta mi occorse fare delle citazioni,
dalla mia penna sgorgassero di preferenza i nomi di Virgilio e di
Orazio.
Virgilio è in gran credito presso i puristi; Orazio è più elevato ed
astruso. Conveniva dunque, a riguardo del primo, secondare l'opinione
pubblica, ed attestare, facendo l'apoteosi del secondo, un alto grado
di comprensività, dal quale i miei buoni lettori sarebbero rimasti
intontiti.
Orazio!--Quand'uno proferisce un tal nome con una certa solennità, è
sicuro di ottenere il suo effetto.--Un critico che capisce, che gusta,
che all'uopo sa commentare questo famigerato applicatore di epiteti,
ottiene legalmente il diploma di erudito.
E non è forse l'_Arte poetica_, ricostruita da colui sulle tradizioni
di Aristotile, che servì per tanti secoli e serve tuttora di
cronometro agli inesorabili pedanti della letteratura e della critica?
È ben vero che nessuno ha mai capito, per esempio, quali alte ragioni
di estetica impongano che la tragedia debba dividersi in cinque atti
piuttosto che in quattro; ma un critico che si rispetta e che vuol
farsi rispettare, avrà sempre buon giuoco in faccia ai suoi lettori
ogni qual volta, coll'autorità di Aristotile e di Orazio, coopererà
all'immobilizzazione di un pregiudizio.
Ciò che mi ha fatto stupire e quasi rabbrividire percorrendo i
classici di ogni nazione, fu l'immoralità delle favole che essi
svolsero in poemi drammatici, nonchè le triviali oscenità di che
riboccano le loro commedie, le satire, gli epigrammi, le novelle. E
nondimeno io pure mi sono unito al coro dei nostri _critici-tartufi_,
per deplorare gli scandali della moderna letteratura, per ripetere che
il dramma odierno è una scuola di corruzione, che il romanzo
dell'epoca nostra rappresenta l'abbominio.
Così avvenne che, dopo aver applaudito senza riserva agli amori
incestuosi di Fedra e di Mirra, alle orrende vendette di Medea, agli
adulterii di Clitennestra, a quella sequela di tragiche inverecondie
per cui si rese proverbiale la famiglia di Tieste, ho finto
scandolezzarmi pei ravvedimenti di una Camelia innamorata, ed ostentai
una grinza di pudore violato nell'assistere alle peripezie maritali
del povero Clémenceau.
Perdonate, o giovani autori, perdonate alla mia ipocrisia!--Io non
produrrò la circostanza attenuante dell'esser nato nel più ipocrita
dei secoli; e non vi farò notare, a mia discolpa, che l'ipocrisia
viene oggimai considerata, fra gli scrittori da gazzette, una figura
rettorica;--ma farò degna ammenda delle mie ingiuste e stolide
invettive, protestando che nessuno dei moderni drammaturghi ardirebbe
oggi presentare sulla scena una figlia innamorata del proprio padre;
come nessun poeta bernesco oserebbe segnare col proprio nome degli
epigrammi sconci e indecentissimi come quelli di Marziale.
Non esigerete che io ripercorra tutta la biblioteca dei classici per
mostrarvi quante volte ho mentito degli entusiasmi per autori non
letti, o letti sbadigliando.--Forse meno che altri miei colleghi ho
abusato del gran nome di Dante Alighieri. Pure, non debbo tacervi che,
mentre ebbi la costanza d'imparare a memoria tutta la cantica
dell'_Inferno_ e di rileggere quattro volte il _Purgatorio_, non mi
tengo ben certo di aver toccato la fine del _Paradiso_. Voi mi
perdonerete, o lettori, se trattandosi di un poeta che ottenne onori
divini, io dovetti posare da enfatico ammiratore di lui, fino al punto
di dichiarare che ciascuna delle sue terzine è un vasto poema, che
tutti i suoi versi meriterebbero di esser stampati in lettere d'oro,
compreso anche:
«Ed egli avea del cul fatto trombetta.»
Queste iperboli mi valsero la stima di parecchi dotti, ai quali ero
sempre apparso un dappoco.
Ne' miei giudizi sui quattro illustri poeti che più si onorano in
Italia, ho vilmente mentito affermando di prediligere il cantore di
Madonna Laura, mentre in realtà le mie più vive simpatie erano per
l'Ariosto. Non ho mai potuto leggere tutte di seguito quattro pagine
del _Canzoniere_, e nondimeno ho osato stampare che i versi del
Petrarca, compreso anche: