«Questa prima infedeltà coniugale--proseguì la marchesa--e colla
parola riprese tutta la serietà di chi confida nella altrui
dabbenaggine--questa prima infedeltà spiega tutte le altre, anzi le
giustifica tutte.--Io non intendo narrarti i cento episodii di questo
dramma, che durò ventidue anni, fino alla morte del marchese. Le
sembianze di Adolfo e il flauto di mio marito non cessarono mai dal
perseguitarmi. Gli uomini, sempre ingrati e crudeli colla donna che si
abbandona, anche involontariamente, alle loro seduzioni, dopo aver
profittato dei miei deliqui, mi carpirono nuovi favori colla minaccia
dello scandalo. Quante volte io dovetti sacrificarmi alla pace di mio
marito, al decoro della famiglia, ai pregiudizii del mondo!... Quante
volte, rialzandomi da una fatale caduta, io mi trovai in potere di un
despota appassionato, il quale usufruttando i miei terrori, non si
vergognò di impormi il sacrifizio della mia virtù, a patto di
mantenere il segreto! E credi tu, Eugenio, che io sia riuscita a
salvarmi dalla pubblica maldicenza? La più parte de' miei fatui
adoratori violò ignobilmente la promessa: io fui disonorata, infamata
dalla calunnia, quale una Messalina! Manco male che le accuse
vigliacche non giunsero all'orecchio di mio marito... Il buon uomo
portò nella tomba la miglior opinione della mia onestà, come avviene
ordinariamente a tutti i buoni mariti!
»Ed ora--esclamò sospirando la marchesa--la mia confessione è
finita... Tu sai come io abbia molto amato un sol uomo... Vediamo se
il tuo giudizio vuol essere inesorabile come quello del mondo!...»
--No! la vostra confessione non è finita, risposi dopo breve silenzio.
Voi mi parlaste della vostra vita coniugale--e quand'anche io fossi
tanto buono da ammettere il _flauto di vostro marito_ come circostanza
mitigante, vi resterebbero ancora non poche debolezze da
giustificare--quelle che appartengono alla vedovanza. Il flauto
magnetico avea già cessato di suonare, allorquando, or fanno pochi
anni, in una sola giornata...
--Vedo... vedo... a che si riferiscono le nuove accuse, interruppe la
marchesa con qualche imbarazzo.--Tu alludi alla battaglia di
Magenta...all'ingresso delle truppe alleate!... Io aveva dimenticato
che quella istoria si è fatta di ragione pubblica, per l'indiscrezione
di uno sciaguratissimo _turcos_, il quale osò pretendere...
l'impossibile!
»Poichè mi ricordi quell'episodio, ti dirò che esso non ha nulla a
fare colla mia vita, co' miei sentimenti, colle mie passioni di donna.
A quell'epoca io aveva già cessato di appartenere ad un sesso...
»Dopo la morte di mio marito--cessati gli eccitamenti quotidiani del
flauto--disingannata dalla società--insterilita da una sequela di
sfortunate emergenze--nel mio cuore si spensero le ultime faville
della sensibilità.--Perfino la imagine di Adolfo cominciò a
presentarsi sbiadita nelle mie ricordanze!
»Una crisi terribile è questa nella esistenza della donna, quando in
lei inaridiscono i più nobili affetti!... Molte sconsigliate, a questa
epoca della vita, trabordano in ridicole civetterie; talune si danno
al giuoco, altre a tiranneggiare la gioventù, a tormentare la famiglia
col pretesto di educare; moltissime si consacrano alla devozione,
offrendo ai preti un logoro avanzo, e a Dio il rifiuto dei preti!
»Meglio ispirata, io mi infervorai di patriottismo, e presi parte alle
agitazioni politiche del momento.
»Era giorno di festa per Milano... I Tedeschi scappavano a
rompicollo... entravano i Francesi, i Piemontesi, i nostri!....
inebbriata di entusiasmo, apersi la mia casa ai liberatori, e il primo
dei miei ospiti--uno zuavo, tutto ancor polveroso e schiumoso per le
fatiche della marcia--non mi lasciò tempo da esprimergli la mia
riconoscenza, e fece un assalto di sorpresa, che, per mia
sbadataggine....gli riusciva a meraviglia. Che poteva io, debole
donna, contro un espugnatore di Malakoff? Da qualche tempo non ero più
abituata a simili assalti...nè avrei osato sperare....cioè....temere,
che per me sussistessero ancora di tali pericoli!
»Or vedi fatalità!--Un bersagliere piemontese...si accorse, od ebbe
sospetto, della buona fortuna toccata allo zuavo, e il giorno istesso
mi fece delle proposte, che la mia virtù non poteva a meno di
respingere fieramente.--«Oh!...sta bene!...esclamò il bersagliere con
accento desolato: tutto pei Francesi... e niente per noi... Quale
disgrazia chiamarsi soldati italiani!...
»Quelle parole mi trafissero l'anima;--io compresi che il povero
figliuolo si teneva umiliato dalle mie ripulse... Era offeso dalla
preferenza accordata allo zuavo... Mi credette avversa al Piemonte...
Era mio dovere disingannarlo--e lo feci con tutto il cuore.
»Una scena poco dissimile mi accadde più tardi con un povero soldato
di linea, il quale parimenti si lagnava che in grazia della uniforme
più elegante e bizzarra, i bersaglieri venivano di preferenza
festeggiati. Quel ragazzo mi fece pietà; volli consolarlo... E se io
non mi fossi ribellata al quarto pretendente--un _turcos_ dall'aspetto
terribile--avrei forse evitato una rissa fra soldati, nella quale il
mio patriottismo fu rivelato ed esposto agli ignobili commenti de'
miei concittadini!... Non importa! Io perdono ai giornalisti la
indegna interpretazione di quel fatto. Ho agito per patriottismo, e
col massimo disinteresse... La mia coscienza è tranquilla.
»Or bene, Eugenio; posso io sperare che tu mi abbia compresa?...