Non la voglio, no! E voglio avere invece, fino all'ultimo, il diritto di

ripetere che non devo niente a nessuno. Ah! l'avete tutti desiderata ed

affrettata coi vostri voti la mia caduta? Il vostro tenero cuore,

timoroso dei pericoli della tirannia, ha anelato il momento dalla mia

resa a discrezione? Ma io non m'arrendo. Io non cedo, perdio! Io non

cedo e non chiedo! Io sopprimo piuttosto me stesso. Mi distruggo...

_(avventandosi sulla scrivania, prendendo il suo manoscritto e

lacerandolo con violenza)_ Mi distruggo senza che nemmeno la pietà _mia_

me lo impedisca, e vi rido in faccia, disprezzandovi ancora!... _(Pausa.

— Si sorregge alla scrivania, affranto, annientato, e come se parlasse

alla sua coscienza, con voce tremola dice sommessamente:)_ No!... Non è

così!... Non è più così!

VALENTINO

_(triste, calmo, circospetto, curando di non fargliene accorgere,

raccoglie da terra i pezzi di carta, e, alle spalle di Stefano, apre un

cassetto della scrivania e ve li ripone.)_

LA VOCE DI TERESA

_(in lontananza)_ Vedi, vedi quella fata che va verso la mia casa!

Cammina sulle aiuole e non le guasta.

STEFANO

_(a Valentino)_ Chi è che viene?

VALENTINO

_(corre all'uscio e ha un sussulto di meraviglia e di allarme)_ La

principessa Heller!

STEFANO

_(sdegnosamente meravigliato anche lui)_ E che viene a fare qui?

VALENTINO

Se ti secca di riceverla, te ne sbarazzo io.

STEFANO

_(là per là è titubante; ma poi fermamente si decide)_ La ricevo!

VALENTINO

_(stringendosi nelle spalle)_ Come ti accomoda. _(Esce a sinistra.)_

STEFANO

_(Si avvia per andarle incontro.)_

SCENA IV.

STEFANO E MERALDA.

MERALDA

_(giunge alla soglia prima di lui e vi si ferma, seria e riservata.)_ Mi

concedete, Stefano, il permesso di farvi una visita?

STEFANO

Prego.

MERALDA

_(si avanza.)_

STEFANO

_(dopo di aver chiuso la porta)_ Ma permettetemi voi alla vostra volta

di non celarvi la mia profonda sorpresa.

MERALDA

Se io vi avessi chiamato, sareste venuto voi da me?

STEFANO

Non ci sarei venuto.

MERALDA

Non dovreste quindi sorprendervi che, prevedendo ciò, io sia venuta da

voi. Mi premeva molto di chiedervi un favore... e di parlarvi prima di

partire.

STEFANO

Partite?

MERALDA

Sì, lascio Napoli.

STEFANO

Per sempre?

MERALDA

Per sempre.

STEFANO

Dove andate?

MERALDA

Chi lo sa! Dove mi condurrà il mio capriccio o quello del caso.

_(Breve pausa.)_

STEFANO

Il favore che vi premeva di chiedermi?

MERALDA

Voi avete delle lettere mie. Volete avere la bontà di rendermele? Io vi

rendo le vostre. _(Gli consegna un piccolo pacco di lettere.)_

STEFANO

_(apre un cassetto della scrivania, vi lascia cadere il pacchettino, ne

prende un altro e lo dà a Meralda.)_

MERALDA

Non mi domandate una spiegazione?

STEFANO

È così naturale tutto questo! Noi avevamo stretto un contratto di

vanità. Voi eravate la dama, che, circondata di strane leggende, aveva

saputo col suo fascino mettere un argine alla curiosità degli indiscreti

e riunire nel fastigio della sua casa tutte le aristocrazie e tutti i

poteri; ed io ero l'uomo del gran successo imminente, che pareva dovesse

imporsi alla stessa folla che egli disdegnava. Io potevo servire alla

vostra vanità, come voi alla mia. Era l'alleanza di due egoismi, e

ciascuno di noi sapeva il significato della menzogna reciproca. Ma

abbiamo mancato alle condizioni del contratto tutti e due. Io sono

piombato nell'avvilimento: e voi, lasciandovi raggiungere da uno dei

vostri amanti d'altri tempi che per vendetta ha svelati i misteri delle

vostre avventure, siete precipitata ad un tratto dal piedistallo d'oro.

Voi partite in cerca di altre avventure e di altre menzogne; io,

incapace di qualunque energia, resto a contemplare la verità della mia

catastrofe. Quale spiegazione dovrei chiedervi e per quale ragione? Non

c'è più nulla che ci leghi, e non c'è più nulla che ci possa legare!

MERALDA

_(sedendo)_ A me pare invece che, costretti a non guardarci più a

traverso le nostre maschere, noi dovremmo essere legati per lo meno

dalla sorte comune. E anche... qualche altra cosa potrebbe legarci.

STEFANO

Cioè?

MERALDA

Non nego che il nostro sia stato un contratto di vanità. Ma dietro la

vanità mia si nascondeva ed aspettava una donna ansiosa e vibrante,

pervertita forse, ma non perversa, la quale tentò spesso, e inutilmente,

di farsi comprendere da voi sino ai più intimi segreti del suo spirito.

Voi dite che andrò alla ricerca di altre menzogne? No. V'assicuro che le

menzogne mi hanno stancata. Non ho forse restituite a voi le vostre

lettere e riprese le mie per sopprimere dei documenti che mi parevano

falsi? Cercherò altre avventure. Questo, sì. Ma cercherò, soprattutto,

come ho fatto sinora, quella, che forma l'aspirazione di ogni donna non

ancora inaridita, sia pure una donna corrotta: la grande avventura

dell'amore!

STEFANO

Avreste torto di rivolgervi a me, che non ho ammesso l'amore nemmeno

quando la mia vita era tutta una festa d'illusioni.

MERALDA

Ma è appunto di questo che volevo parlarvi. Adesso, voi siete un

disilluso, siete un sofferente. Soffrite perchè la fiamma che ardeva

dentro di voi è stata soffocata non so come e non so da che; soffrite

perchè il cammino dell'ambizione vi è chiuso. Ebbene, prendetene uno

diverso. Cominciate con l'ammettere quel prezioso elemento di gioia che

prima escludevate, e così darete un'altra direzione alla febbre di

godimento che vi animava.

STEFANO

No, Meralda. Tutto è finito per me!

MERALDA

Voi v'ingannate. E se avrete la fermezza di secondarmi, _io_ ve lo

proverò coi fatti.

STEFANO

Secondarvi... in che modo?!

MERALDA

Io vorrei che voi voltaste le spalle allo spettro della gloria da cui

foste tradito e da cui siete torturato; vorrei sottrarvi a questa oziosa

tetraggine che vi macera; vorrei liberarvi da questo sepolcro, dove

forse pregustate la sciocca voluttà del suicidio....

STEFANO

_(con repulsione)_ Non vi capisco. Non vi posso capire!

MERALDA

_(vivissimamente)_ Insomma, io v'invito ad associarvi a me per guardare

la vita sotto un altro aspetto. Correre il mondo spensieratamente senza

ambizioni e senza chimere, senza applausi e senza omaggi; romperla sul

serio con tutte le asfissianti leggi sociali; soddisfare fin quando sarà

possibile, giorno per giorno, la sete di nuove sensazioni: ecco,

Stefano, ciò che io vi propongo.

STEFANO

Rifiuto!

MERALDA

Sicchè... voi sperate di rimettervi al lavoro?... Sperate di

risollevarvi?

STEFANO

No!

MERALDA

E allora?!... _(Facendogli penetrare nell'anima, con una cupezza

misteriosa, le acri parole)_ Sopporterete voi tranquillamente il

mormorio della compassione e dello scherno?

STEFANO

_(in uno scoppio di furore angoscioso)_ Ah, dunque, per questo siete

venuta qui? Voi siete venuta per infliggermi le sferzate che devono far

sanguinare il mio volto! Voi siete venuta per raccontare a me l'ebrezza

di coloro che una volta m'invidiavano e per poter raccontare ad essi il

piacere infinito di avermi visto umiliato! _(Recisamente)_ Se credete

d'aver compiuta la vostra missione, lasciatemi al mio sepolcro, e

andatevene!

MERALDA

_(si alza di scatto. Breve pausa.)_ Quando sarete solo, vi pentirete

d'avermi scacciata. _(Poi, stranamente commossa: in una tenerezza

contenuta)_ Voi sapete bene che, a modo mio, vi ho molto amato, e che

ora sono qui perchè vi amo, malgrado tutto, più che mai! Una momentanea

allucinazione vi ha fatto dire, oggi, di me, quello che non pensate; ma

domani mi richiamerete.

STEFANO

_(affannosamente)_ Non potrò richiamarvi, no, perchè i vostri progetti

mi spaventano, mi fanno orrore!

MERALDA

Non dispongo di altri mezzi per soccorrervi davvero.

STEFANO

_(abbassando la voce piena di ribrezzo)_ Voi mi consigliate in sostanza

la più disonorevole delle fughe, la più losca delle transazioni! Voi mi

proponete di fuggire chi mi sfida col suo riso; voi mi proponete di

associarmi a voi, che non siete povera come oramai sono io!...

MERALDA

_(violenta)_ Vi dibattete ancora fra gli avanzi dell'orgoglio che vi ha

distrutto!

STEFANO

Ma voi mi proponete anche di abbandonare la povera demente che mi fu

moglie devota; e questo, a prescindere dal mio orgoglio, convenitene, è

raccapricciante!

MERALDA

_(ribellandosi fieramente)_ Non è a me che spetta quest'accusa di

cinismo feroce, perchè il mio egoismo non si è mai veramente alimentato

come il vostro del sacrificio altrui. Ciò che avete chiamato

raccapricciante a me sembrerebbe iniquo se io non sapessi che per quella

infelice voi non siete più nessuno. Essa non vi vuole, non vi parla, non

vi riconosce! E visto ch'eravate disposto ad abbandonarla brutalmente

quando aveva bisogno di voi più che dell'aria, è molto strano ed è

superfluo che insorgiate al pensiero di separarvene adesso che la vostra

presenza non le arreca alcun beneficio. Voi vorreste rimanere qui per

difendervi dalle trafitture tardive della vostra coscienza? Ma una suora

di carità o un paziente infermiere sarebbero per lei certamente più

utili e più benefici di voi, che potreste offrirle soltanto i fiori di

morte dei vostri silenzi!

STEFANO

_(siede accasciato e parla con voce cupa e segreta:)_ Non c'è una sola

parola vostra che non sia inesorabile e giusta. Voi m'inchiodate alla

realtà, — e fate bene! Inutile agli altri e a me stesso, io devo oramai

cercare molto in basso un'altra qualunque ragione di vivere. Sempre più

giù... sempre più giù... vergognosamente... fino all'abiezione!... Forse

fino all'infamia!

_(Breve pausa.)_

MERALDA

_(pacata e secura, alle spalle di Stefano, curvandosi un po',

affettuosamente, su lui)_ Il vostro animo agitato non vi dà ancora la

tregua necessaria affinchè possiate riflettere con serena sincerità. Io

vi prego di astenervi oggi dal prendere una decisione; e vi avverto...

che ritarderò la mia partenza.

STEFANO

_(sommesso ed inerte)_ Ho inteso.

MERALDA

_(quasi interrogandolo)_ A rivederci, Stefano...?

STEFANO

_(tace chinando la fronte.)_

MERALDA

_(si avvia verso il fondo.)_

SCENA V.

STEFANO, MERALDA, TERESA.

_(Quando MERALDA è per giungere alla porta, i battenti si aprono, ed

entra TERESA, estatica. STEFANO ha un brivido: si leva: e i suoi sguardi

sono irresistibilmente attratti dalla demente. MERALDA, turbata,

vorrebbe affrettarsi; ma TERESA le è davanti e inconsciamente le arresta

il passo.)_

TERESA

_(con dolcezza)_ Dove vai?... _(Avvicinandosele di più e contemplandola

tutta.)_ E di che sei fatta?... Spandi nell'aria un così buon

profumo!... Come vorrei prendermene un poco! _(Con ambo le mani sta per

toccarla.)_

STEFANO

_(sùbito, impetuosamente)_ No, Teresa!

TERESA

_(ritira le mani. Poi, come addolorata, a Stefano)_ Perchè?

MERALDA

_(sogguardandola, quasi tremandone, lentamente arriva alla soglia, e

poi, sottraendosi all'incubo, fugge.)_

TERESA

Perchè?

STEFANO

_(con un atto di disperazione frenetica)_ Teresa!... Teresa!... Non te

ne accorgi tu di quello che accade?... Non mi vedi?... Non vedi che cosa

sono io da quando mi hai lasciato?... _(Slanciandosi a lei, afferrandola

e scotendola)_ Dì, dì: non vedi che mi perdo?... Non hai nessun barlume

di chiaroveggenza per trattenermi almeno con una parola di malaugurio

che mi faccia paura?...

TERESA

_(risponde con uno scoppio di riso che stride sinistramente.)_

STEFANO

_(distaccandosi da lei)_ Nulla! Nulla!... _(Avvilito, si lascia cadere

sopra una sedia.)_ Nulla!

TERESA

_(un altro scoppio di riso, più clamoroso)_

_(Sipario.)_

ATTO IV.

_Lo studio di Stefano Baldi ha un aspetto squallido. — È sera. Non è

accesa che la lampadina elettrica della scrivania. — I grandi scaffali

sono vuoti e sembrano grandi nicchie mortuarie. Le piante pregevoli, le

statuine, i ninnoli preziosi non ci sono più. Sulla scrivania, nè

giornali, nè manoscritti: soltanto un piccolo rimasuglio di carte

d'affari. Nella penombra, si vedono a terra alcune casse di legno

contenenti dei libri, le quali spiccano per il colore bianchiccio, e una

valigia, un baule, e anche degli altri libri tolti dagli scaffali._

SCENA I.

STEFANO, VALENTINO, POI UN DOMESTICO E UN FACCHINO.

STEFANO

_(seduto alla scrivania, pallido, curvo, scrive delle lettere.)_

VALENTINO

_(aggiusta attentamente i libri in una cassa.)_

_(Il triste silenzio si prolunga per qualche minuto.)_

STEFANO

_(senza cessare di scrivere)_ Chiudi quel baule e quella valigia, e

dammi le chiavi.

VALENTINO

Hai altro da riporvi?

STEFANO

No.

VALENTINO

_(chiude, e mette le chiavi sulla scrivania.)_

STEFANO

_(conservando in tasca le chiavi)_ Manda via.

VALENTINO

_(alla comune, chiama)_ Voi!... Favorite.

_(Entrano due uomini: uno è un DOMESTICO, l'altro un FACCHINO.)_

VALENTINO

_(indicando)_ Questi due colli. _(A Stefano)_ Direttamente alla

stazione?

STEFANO

Sono persone che sanno quel che devono fare. _(Al domestico)_ Tonio,

direte alla principessa che verso le undici sarò alla stazione. Il treno

parte alle undici e quindici.

_(Il FACCHINO si carica sulle spalle il baule; il DOMESTICO prende la

valigia.)_

VALENTINO

_(aprendo la porta in fondo)_ Per di qua.

_(I due uomini escono.)_

VALENTINO

Sicchè, partite tutti e due stasera?

STEFANO

Se lo hai capito, perchè me lo domandi?

_(Ancora silenzio.)_

VALENTINO

_(accovacciato, incassa i pochi libri che sono ancora a terra.)_ E tutta

questa letteratura? Tutti questi libri?

STEFANO

_(continuando a scrivere lettere)_ Te li piglierai tu. Te li porterai a

casa.

VALENTINO

Il problema sarà di averla una casa.

STEFANO

Li venderai. Li brucerai.

VALENTINO

Domani, quando quel buon signor Marcolini verrà a prendere possesso,

glie li offrirò a un soldo l'uno. Non sarà troppo caro. È vero ch'egli

mi ha dichiarato di avere per i libri la stessa antipatia che ha per le

scimmie; ma c'è sua moglie.... Quella lì dice che ama le bestie....

Potrà amare anche la letteratura. _(Prendendo l'ultimo libro rimasto

fuori, borbotta:)_ La cassa è riempita.... Dove lo metto questo? _(Legge

sul dorso:)_ Nietzsche. _(Riflette:)_ Morto?... Per i morti c'è sempre

posto. _(Lo ficca dentro alla meglio.)_

_(Pausa.)_

STEFANO

Avrai poi la cortesia di far recapitare queste lettere. Bada: sono

quattro.

VALENTINO

_(si avvicina alla scrivania.)_

STEFANO

_(gli consegna cinque buste chiuse.)_

VALENTINO

Sono cinque.

STEFANO

No. In questa busta più grande c'è un po' di danaro per te. Finchè non

avrai trovata un'occupazione, potrai cavartela.

VALENTINO

Ti ringrazio.

STEFANO

Quanto al resto, ogni cosa è a posto. Tu avevi ragione quando mi dicevi

che, pure acquietando i creditori principali, ci sarebbe rimasto un

margine dalla vendita del villino. Non è gran cosa; ma ho messo tutto

nelle mani del notaio Zino e il reddito annuo basterà a pagare la Casa

di Salute. Ho cercato di escludere l'intervento della zia, perchè quella

donna non mi affida. Col direttore della Casa ho preso gli accordi

necessarii; ed egli mi ha promesso che Teresa avrà un trattamento

eccezionale. _(Pausa. Dissimulando l'angoscia)_ Domani, alle otto del

mattino, sarà qui una carrozza chiusa con una infermiera. Tu ti unirai a

lei per accompagnare Teresa sin là. Al direttore ho già detto che sei un

nostro parente e come tale sarai da lui considerato. Se non ti parrà

inutile per Teresa, di tanto in tanto... ti sarà permesso di visitarla.

Va bene?

VALENTINO

Vedo, difatti, che hai pensato a tutto.

STEFANO

E a _tutti_! Anche a te, se non mi sbaglio.

VALENTINO

Io ti ho già ringraziato.

STEFANO

Per il danaro.

VALENTINO

Naturalmente: per il denaro che mi hai favorito

STEFANO

E adesso, di niente altro mi ringrazii?

VALENTINO

Scusa... non saprei....

STEFANO

_(guardandolo fiso)_ Non ti ho dato forse il mezzo di visitarla, di

vederla?...

VALENTINO

_(con un po' d'incosciente imbarazzo)_ Ah sì! Di questo ti ringrazio

specialmente per lei. Non dubito che lì le saranno prodigate tutte le

cure possibili. Ma saranno sempre le cure di persone pagate, di persone

estranee. E giacchè su quella vecchia fanatica, che ancora dovrebbe

farle da madre, non c'è da contare, meglio io che nessuno. Chi sa che la

povera pazza non ne abbia davvero qualche sollievo! Si afferma che ella

non distingua più un individuo da un altro? Fino a un certo punto, dico

io. Da te, per esempio, è lontana come se fosse morta; e si direbbe

quasi che ci tenga a essere morta per te. Io ci scommetterei che in

quella completa oscurità di coscienza si nascondano dei ricordi perenni

che sono come... come gli avanzi d'un naufragio conficcati nell'arena in

fondo all'abisso del mare. _(Accalorandosi)_ E difatti, se non fosse

così, in che modo si spiegherebbe il fenomeno per cui ella ripete

continuamente i versetti che il vecchio mendicante recitava all'epoca

dei vostri giorni felici? In che modo si spiegherebbe che ella si

compiace spesso d'indossare o d'avere tra le mani l'abito che ordinò in

quella sera indimenticabile?... _(Quasi pentendosi d'aver parlato con

troppo acume)_ Del resto, lo so... c'è poco da raccapezzarsi. La pazzia

ha misteri grandi e impenetrabili e chiude la sua porta di ferro in

faccia a ogni presuntuoso che pretenda di penetrarli.

STEFANO

_(levandosi e fissandolo più da vicino)_ Intanto _tu_ parli come uno che

li abbia penetrati senza trovare ostacoli.

VALENTINO

Io?!...

STEFANO

Non lo dichiari apertamente, ma sei convinto d'esserle di sollievo. Sì,

sei convinto che tra i ricordi perenni nascosti nell'abisso ci sia

quello della tua devozione. Cosicchè, oltre ad avere l'opportunità

d'appagare il desiderio di vederla, avrai pure il privilegio di farle

del bene, di esserle prezioso: avrai pure la speranza... ma che dico «la

speranza»!... avrai la sicurezza d'essere da lei preferito fra tutti. E

ciò ti riempirà di gioia, ti riempirà d'orgoglio, ti renderà felice!...

VALENTINO

_(difendendosi e supplicando)_ Ma Stefano!

STEFANO

_(con amara violenza)_ Lasciami gridare ciò che penso e ciò che sento!

Lasciami gridare che t'invidio!

VALENTINO

Io sono stato il tuo servo, Stefano! Non mi mortificare così.

STEFANO

T'invidio, sì, t'invidio per quello che sarai domani e anche per quello

che sei stato sinora! Che t'importava di trascinare la misera persona

fra le miserie naturali della tua vita? Eri un deforme? Ma sapevi di

esserlo. Eri un debole? Ma sapevi di esserlo. Eri il mio servo? Ma te ne

accontentavi. E quando potevi rivolgere la parola umile e affettuosa

alla donna dalla quale io ero idolatrato, quando, più tardi, dopo che la

demenza l'ebbe distaccata da me, potevi guardarla lungamente dalla tua

finestra, nel silenzio della sera, sola, smarrita nel giardino dove

tante volte mi aveva coperto di baci, a te pareva di conseguire un

premio immeritato e dovevi senza dubbio averne delle estasi profonde!

VALENTINO

_(in una specie di avvilimento, piega la testa sul petto.)_

STEFANO

Cos'è? Abbassi la fronte, adesso?! Non t'era mai passato per il cervello

che io ti avrei indovinato?... che io t'avrei fatto l'onore di spiare le

tue contemplazioni per sorprendere il tuo più intimo pensiero?

VALENTINO

Non ne avevi il diritto!

STEFANO

Perchè?

VALENTINO

_(animandosi)_ No, non ne avevi il diritto, e, trattandosi d'una

meschina creatura come me, non dovresti essere così ferocemente crudele.

STEFANO

Ah! Tu sei, dunque, il mio rivale sacro e inviolabile?!

VALENTINO

_(con uno scatto audace)_ Ciò che tu fai in questo momento è una viltà!

STEFANO

Ed osi anche di giudicarmi, tu, che stai lì, in agguato, per pigliarti

quel poco che resta di quanto fu solamente mio?!

VALENTINO

_(ancora implorante)_ Stefano, non tormentarmi di più!

STEFANO

_(prorompendo con asprezza)_ Sii maledetto per tutto quello che mi fai

provare e per tutto quello che sai farmi dire! _(Si copre il viso con le

mani. Dopo un silenzio, si sforza di recuperare un po' d'energia. Va

alla scrivania per prendervi ancora delle carte.)_

VALENTINO

_(siede annichilito.)_

SCENA II.

STEFANO, VALENTINO, TERESA.

TERESA

_(entra dalla destra. È vestita dimessamente, in disordine; ma ha

tuttora nei capelli scompigliati l'ornamento che le cade sulla fronte e

porta in una mano il suo abito prediletto lasciandolo strascicare per

terra. Porta poi sulle spalle molti merletti e nastrini di vario colore,

che le pendono da tutte le parti.)_

STEFANO

_(al suo apparire, come di solito, si paralizza e vorrebbe quasi

nascondere la sua ansia scrutatrice.)_

TERESA

_(si accosta a Valentino)_ Di': hai mai visto il mio abito nuovo?

_(Glielo mostra)_ Guarda che magnificenza!

VALENTINO

_(non osa più alzare gli occhi a lei, e si confonde ed arrossisce)_

Sì... sì... lo conosco, signora Teresa.

TERESA

E lo sai che ci metterò anche tutti questi nastri e tutti questi

merletti?... Ma tu non guardi. Fai male!... _(Ha un gesto ammonitore)_

«Apri gli occhi sulla terra»!...

STEFANO

_(per sottrarsi a quella voce che gli entra nell'anima e nella carne

come una vite, affretta bruscamente la partenza)_ Non più, non più!...

Tronchiamo!... _(Va per prendere il cappello di su una sedia.)_

VALENTINO

_(avvicinandosi a lui, energicamente)_ Ma làsciati vincere, invece. Non

ti ostinare.

STEFANO

_(si ferma.)_

VALENTINO

_(abbassando la voce e parlando concitatamente)_ Vai a correre dietro a

una donna che disprezzi, soltanto per l'ubbriachezza della disperazione.

E quando l'ubbriachezza sarà svanita, ti sentirai nauseato del fango in

cui quella donna t'avrà fatto precipitare.

STEFANO

_(frenando lo spasimo con rude caparbietà)_ No!

VALENTINO

Ti sentirai avvilito dai suoi milioni, accumulati Dio sa con quali

turpitudini!

STEFANO

No!

VALENTINO

Resta qui, resta qui, tu, e pensa piuttosto... che spetta a me oramai di

prendere il volo!

STEFANO

A te?!

TERESA

_(intanto, si è seduta sopra una delle casse piene di libri ed è tutta

dedita ad ornare di merletti il suo vestito.)_

VALENTINO

Sì, sì, a me! Alla malora gl'intrusi!... _(Ridiventando umile)_

D'altronde, dopo la mortificazione che mi hai inflitta, io non saprei

adempiere a quello che io credevo fosse un dovere... e nemmeno saprei

profittare del tuo denaro. Se te ne meravigli, non ti do torto, no,

perchè la malattia della fierezza io non l'ho mai avuta. Ma ecco che

essa mi capita addosso all'improvviso e viene ad aumentare i miei

guai!... Si vede che non sono fortunato. _(Cava dalla tasca la busta

contenente il danaro e la pone sulla scrivania.)_

STEFANO

_(raddolcito, commosso)_ Quel po' di danaro che ti dovevo per i servigi

che mi hai resi non ti vieterà di essere fiero. Riprendilo, te ne prego.

E quanto al resto, dimentica le parole che per un istante ti hanno

frugato nell'anima. Esse non erano che il vaniloquio d'un uomo che tra

breve... sparirà.

VALENTINO

_(facendo un estremo vivace tentativo di persuasione)_ Non lo capisci,

dunque, non lo capisci che solamente in questa sventurata puoi trovare

ancora la tua salvezza?

STEFANO

Ella è da me lontana come se fosse morta. L'hai detto tu stesso.

VALENTINO

Ma le persone migliori, Stefano, muoiono forse appunto per esercitare su

noi, da lontano, quella influenza benefica a cui durante la loro vita ci

ribellammo.

STEFANO

Non è vero! Restando qui morirei anch'io.... Mi consumerei di

crepacuore! _(Un'ultima pausa di perplessità angosciosa. Poi

dolorosamente, quasi abbracciandolo)_ Addio, Valentino!

VALENTINO

_(con un groppo alla gola)_ Addio!

STEFANO

_(piglia il cappello e impulsivamente va verso la pazza.)_

TERESA

_(si leva subito per scostarsi un poco, e interroga con una intonazione

di curiosità diffidente)_ Che vorresti?

STEFANO

_(in un impeto di profonda commozione, gli occhi pieni di lagrime, la

stringe al petto in un lungo amplesso e le bacia la fronte)_ Vorrei che

tu vedessi... che io piango. _(Si distacca da lei, ed esce

rapidamente.)_

SCENA III.

TERESA E VALENTINO.

TERESA

_(impassibile, prende i nastri che le scendono dalle spalle e

accuratamente ne sceglie uno. L'abito è rimasto sulla cassa.)_

VALENTINO

_(dopo qualche minuto di tragico sbalordimento, immobile, siede e si

accascia sotto il peso dei suoi pensieri.)_

TERESA

La piccola fonte: Dramma in quattro atti · 第 4 / 5 段