Ma io non aspetterò sino a domani. Perderei il coraggio che ho in questo

momento, e non saprei più muovermi di qui.

VALENTINO

È appunto questo che deve accadere.

TERESA

_(lenta nella voce piena di terrore)_ E così, dopo avergli guastata

tutta la vita, io mi struggerei, mi struggerei di rimorso, e sarei da

lui odiata e maledetta come una nemica! _(Poi, scatta stranamente

vibrante)_ No!... Non voglio, non voglio!... Non voglio!

VALENTINO

_(impressionato)_ Ecco che vi lasciate prendere ancora da quella

frenesia ingiustificata, che mi dà i brividi!

TERESA

_(senza badargli, in una crescente sovraeccitazione)_ No, no.... Voi non

sapete.... Voi non vedete come vedo io.... _(Alzandosi)_ Presto!...

Presto!... Fuori, sulla strada, ci deve essere il _coupé_ con cui siete

venuto qui. È una circostanza propizia e io ne approfitto. _(Si mette il

cappello che era sopra una sedia, tremando in tutta la persona.)_

VALENTINO

Per amor di Dio, per amor di Dio, signora Teresa, rientrate in voi!

_(Nel più vivo orgasmo, si avvicina urgentemente alla porta a destra.)_

Stefano!... La signora Teresa vuole andarsene adesso! _(Un silenzio.)_

Stefano!...

TERESA

Lo vedete che non risponde.

VALENTINO

_(chiamando più forte)_ Stefano!

TERESA

_(guarda intensamente l'uscio.)_

VALENTINO

_(è tuttora lì in attesa, ma non osa più chiamare.)_

_(Un più lungo silenzio.)_

TERESA

_(come se avesse ascoltata la sua condanna)_ Non risponde.

VALENTINO

_(risoluto a secondarla)_ Orsù, dopo tutto, visto che non andate che

dalla zia, io ho torto di preoccuparmi tanto. Voi dite: «per sempre», e

io sono convinto che sarà «per un giorno solo». _(Prendendo il paltò e

il mantello)_ Vi accompagno.

TERESA

No, Valentino. Al contrario: io desidero che restiate presso di lui.

Egli è così nervoso, stasera....

VALENTINO

Ma fra venti minuti sarò di ritorno....

TERESA

Io mi sentirò tranquilla _soltanto_ se restate. _(Si avvia.)_

VALENTINO

_(ostinatamente va per seguirla.)_

TERESA

_(si volta, energica)_ Vi supplico di non venire!

VALENTINO

_(fermandosi desolato)_ È destino che io non debba mai agire a modo mio!

TERESA

_(appoggiata con una spalla allo stipite della porta centrale —

lasciando in ogni parola un pezzo del suo cuore)_ E dite a Stefano...

che io... anche lontana da lui... vivrò sempre con lui... e che se egli,

un giorno, mi perdonerà... d'averlo importunato per tanto tempo... avrà

fatto per me... molto più di quanto io avrò sperato.... Vi saluto,

Valentino _(Esce.)_

VALENTINO

_(solo, asciugandosi qualche lacrima)_ E no!... Così non va!... _(Quasi

inconsciamente, corre verso il parco; ma si ferma poco di là dalla

soglia e mormora con rassegnazione:)_ Sparita. _(Torna indietro, lento,

scoraggiato. Tocca il bottone del campanello.)_

ROMOLO

_(dalla comune, assonnato.)_

VALENTINO

Hai chiuso tutto dall'altra parte?

ROMOLO

Ho chiuso.

VALENTINO

Qui chiudo io. Puoi andare a letto.

ROMOLO

_(via.)_

STEFANO

_(entra turbatissimo, lugubre. Indossa una elegante e semplice giacca da

camera.)_

VALENTINO

Troppo tardi vieni. La signora Teresa se n'è già andata.

STEFANO

Lo so. L'ho sentito.

VALENTINO

Ha preso il tuo coupé, per farsi condurre da sua zia. _(Chiude l'uscio

in fondo, e mette la spranga ai battenti.)_

STEFANO

Credevo che tu l'avresti accompagnata.

VALENTINO

Non ha voluto. _(Dopo una breve pausa, non potendo comprimersi)_ Sei un

ingrato!

STEFANO

_(nervosamente)_ Ingrato perchè? Ingrato a chi?! Non debbo nulla a

nessuno. E nessuno mi è stato e mi sarà mai indispensabile!

VALENTINO

Neanche lei?!

STEFANO

Lei meno di ogni altro!

VALENTINO

Ah sì? Ed è per questo che sei così turbato?

STEFANO

Ciò che mi turba è solo il pensiero che ella soffra molto. Non ho

nell'anima tanta cattiveria quanta ne mostro in certi momenti. _(Severo

e tagliente)_ Ma che Teresa mi sia indispensabile, è falso ed è

inverosimile!

VALENTINO

_(con un accento insinuante)_ La più umile donna può essere

indispensabile all'uomo più orgoglioso.

STEFANO

_(asprissimo)_ Tu sei il filosofo degli inetti. Va' al diavolo!

_(Un silenzio.)_

STEFANO

_(siede alla scrivania.)_

VALENTINO

Ti disponi a lavorare?

STEFANO

... Sì.

VALENTINO

E potrai lavorare?

STEFANO

_(con alterigia non sincera)_... Sì.

VALENTINO

_(accende la lampada elettrica che è sulla scrivania e spegne tutte le

altre lampade.)_

STEFANO

_(coi gomiti sulla scrivania, pensoso, abbattuto, poggia la testa tra le

mani.)_

VALENTINO

Buona notte. _(Si avvia per uscire a sinistra. Di botto si arresta.)_

Stefano!... Qualcuno raschia alla porta.

STEFANO

_(come a sè stesso, in ansia)_ Chi è?

_(Tutt'e due ascoltano.)_

VALENTINO

Il rumore continua... _(Si slancia per aprire.)_

STEFANO

_(in fretta lo raggiunge, lo scosta, toglie la spranga e spalanca i due

battenti.)_

TERESA

_(che era lì, aggrappata ai battenti, col corpo stecchito, le braccia

erette, la capigliatura strappata dal cappello perduto nella corsa

precipitosa, all'aprirsi della porta, perde il sostegno, dall'alto del

gradino si piega su lui, e scivola ai suoi piedi come in ginocchio.)_

STEFANO

_(dà un grido:)_ Teresa! _(La solleva, la trascina sino a una poltrona e

ve l'adagia.)_

VALENTINO

_(resta appartato, temendo d'essere di troppo, ma è intento, palpitante,

trepidante.)_

TERESA

_(senza parola, senza fiato, immobile, dilata le pupille che non hanno

più lucentezza. Il suo volto è cadaverico.)_

_(Qualche istante di solenne sospensione.)_

STEFANO

Teresa!... Tu non parli?... Perchè non parli?...

TERESA

_(in una specie di risveglio confuso)_ Ho visto... ho visto... un bimbo

sperduto nel bosco.... _(Con subitaneo mutamento la sua fisonomia ha

un'espressione di tremebondo stupore.)_ E come infuriava il vento!...

_(Indi, con voce carezzevole)_ Ma tutte le cose del mondo sono belle!...

STEFANO

_(scattando nel tumulto delle emozioni)_ Valentino!... Che è questo?...

VALENTINO

_(inorridito, con le mani nei capelli, in una intensa invocazione

spasmodica)_ Dio mio!

TERESA

Tutte le cose del mondo sono belle!

_(Sipario.)_

ATTO III.

_(La stessa scena dell'atto precedente. È il pomeriggio. L'uscio del

fondo è aperto.)_

SCENA I.

VALENTINO, POI IL VECCHIO MENDICANTE.

VALENTINO

_(è solo, fumacchiando la sua pipetta, intento ad incollare della carta

sopra un gran pezzo di cartone quadrato che è a terra. È inginocchiato,

spalmando di gomma il cartone. Poi vi stende su dei fogli bianchi e

appiana con la mano per toglierne le pieghe. Borbotta celiando con sè

stesso:)_ Il lavoro nobilita l'uomo: e siccome, tutto sommato, io sono

un uomo.... _(S'interrompe sollevando un po' il cartone e guardandolo.)_

Per la grandezza mi pare che vada bene. Ma viceversa va male, perchè non

ci sta tutto. _(Rimette a terra il cartone e accenna col dito indice le

parole che dovrà dipingervi, pronunziando le sillabe a una a una:)_ «Si

ven-de sin da og-gi que-sto vil-li-no con tut-ti i mo-bi-li». .... No,

non ci sta. Omettiamo il «sin da oggi», chè, tanto, il lettore

intelligente lo legge tra le linee. _(Si leva e prende di su la

scrivania un grosso calamaio.)_ Qui dentro dovrebbe esserci

dell'inchiostro. _(Torna a mettersi ginocchioni e mediante un

pennellaccio che ha sotto mano comincia a dipingere con l'inchiostro,

continuando a celiare.)_ Una «_esse_» portentosa!...

LA VOCE DEL VECCHIO

A chi ha cento io cerco tre...

Tutto a voi e un poco a me.

VALENTINO

Oh oh!... Il mio collega è ancora vivo!

LA VOCE DEL VECCHIO

_(più vicina)_ Fate la carità a un povero vecchio marinaio. _(Egli

comparisce nel parco. È più logoro, più curvo, più stanco.)_

VALENTINO

Favorisca, caro collega. Io non posso venire a ossequiarla nel parco,

perchè sto lavorando: cosa che lei non fa mai! Se vuole concedermi

l'onore della sua fiorita conversazione, si avanzi, si appropinqui!

IL VECCHIO

_(entrando lentamente)_

Senza barca, e senza rete.

Muore di fame, e muore di sete.

VALENTINO

Ma questa è roba stantia, perbacco! Lei manca di qui da più d'un anno,

mi pare.

IL VECCHIO

_(senza rendersene conto)_ Da più d'un anno, sissignore.

VALENTINO

E, in tanto tempo, non ha composto niente di nuovo? Le stesse strofette,

le stesse parole....

IL VECCHIO

Eh!

VALENTINO

Ho capito. Non soffia buon vento per i poeti. Anche lei, signor mio, non

ha corrisposto all'aspettativa. Quando poi si dice: «i giovani di belle

speranze!» _(Dopo aver guardato attorno)_ E la sua illustre consorte?...

Cosa ne ha fatto lei di sua moglie?

IL VECCHIO

È morta.

VALENTINO

O diavolo! Perciò hai quell'aria malinconica. Del resto, non c'è che

fare!... Tua moglie era meno forte di te, e ti ha preceduto.

IL VECCHIO

Eh, no. Non è morta di morte naturale.

VALENTINO

E come è morta?

IL VECCHIO

Sotto un tram.

VALENTINO

Davvero!?

IL VECCHIO

Laggiù, alla svolta di Mergellina.

VALENTINO

Questo poi non è giusto.

IL VECCHIO

Se Dio se la fosse chiamata, pazienza! Ma così.... _(Piange un poco)_

No, no! Così, no!

VALENTINO

E perchè non sei più venuto da queste parti?

IL VECCHIO

Quello stesso giorno, mi presero e mi portarono in prigione.

VALENTINO

In prigione?!

IL VECCHIO

Sissignore. Non è una prigione l'ospizio?

VALENTINO

Ah, all'ospizio ti portarono. E poi, te ne hanno scacciato?

IL VECCHIO

Nossignore. Di nascosto... sono fuggito.

VALENTINO

Hai fatto male. Lì un letto e una minestra ce l'avevi.

IL VECCHIO

La libertà, signore! La libertà prima di tutto!

VALENTINO

Lo so, ma si ha anche da campare.

IL VECCHIO

Campare, si campa sempre. La gente di buon cuore c'è. Se uno dice di no,

un altro dice di sì. Ci sono delle persone che a me non hanno detto mai

di no.

VALENTINO

_(si alza frugando nelle saccocce)_ Io, in generale, dico di no, perchè

quella del buon cuore non è una faccenda che mi riguarda. Ma visto che

oggi, per continuare un'antica consuetudine... non mia, voglio dirti sì,

approfitta. _(Gli dà un soldo.)_ E march! _(Torna alla bisogna.)_

IL VECCHIO

_(senza averne la forza, cerca di abbozzare il suo balletto:)_

llà, llà, llà,

llà, llà, llà....

_(Ma non può.)_

VALENTINO

Non darti pena, non darti pena. Ti dispenso.

IL VECCHIO

Non posso, capite, perchè non c'è più quella che mi portava la battuta.

_(Una pausa.)_

VALENTINO

Ma se stai lì ad aspettare degli altri proventi, vecchio mio, sprechi il

tuo tempo. Perchè quell'altro tuo collega — il collega in letteratura —

non è in casa; e, quanto alla signora, non sperare che ti dia retta. Se

ti vede, non avrà neppure la più vaga idea d'averti conosciuto.

IL VECCHIO

_(sorridendo un po')_ Eh eh!... Vi piace di scherzare.

VALENTINO

Questo è probabile; ma provvisoriamente non ischerzo.

IL VECCHIO

Mi voleva tanto bene, la signora!

VALENTINO

Senonchè, sotto il sole, le cose non vanno sempre allo stesso modo. Ne

accadono di tutti i colori. Laggiù, a Mergellina, ti muore la moglie

sotto un tram, e qui, a Posillipo, la signora che ti voleva bene

impazzisce. Non c'è da fidarsi, mio caro amico.

IL VECCHIO

Sempre vi è piaciuto di scherzare.

VALENTINO

E dàgli!

SCENA II.

VALENTINO, IL VECCHIO MENDICANTE, TERESA.

TERESA

_(di dentro)_ Chi è che mi calpesta lo strascico?... È l'abito bello

questo!... Me lo sciupate.

IL VECCHIO

_(contento, a Valentino)_ Adesso lo vedrete se ancora mi vuole bene!

TERESA

_(entra dalla prima porta a destra. Indossa assai disordinatamente un

magnifico abito da festa di color chiaro. Ha le braccia e il collo nudi.

Ha i capelli scompigliati, stranamente annodati un po' sulla nuca, e tra

essi, quasi sulla fronte, spicca un qualche enorme fronzolo bizzarro di

color vivo. Porta ai piedi delle vecchie scarpe sbottonate, e cammina

piano piano con una ingenua compiacenza di bambina ben vestita,

guardandosi lo strascico. È pallidissima. I suoi lineamenti hanno una

immobilità di statua marmorea, senza alcuna traccia di sofferenza.)_

IL VECCHIO

_(inchinandosi)_ Il povero vecchio marinaio....

VALENTINO

Taci, che è inutile. _(A Teresa, cercando di farsi intendere)_ State

attenta, signora Teresa. Qui c'è dell'inchiostro. _(Tra sè)_ Ma sarà

meglio traslocare la baracca. _(A lei, raccogliendo gli oggetti e

alzandosi)_ Così non correrete il rischio d'insudiciare il vostro abito.

TERESA

Sei molto gentile, tu. Da chi hai imparato?

VALENTINO

Ho imparato da voi, signora Teresa.

TERESA

E dove mi hai incontrata?

VALENTINO

Un po' dovunque, credo.

TERESA

E come ero vestita?

VALENTINO

_(facendo spazio sulla scrivania fra i libri, le carte e i giornali)_

Non come oggi. Oggi, siete più elegante.

TERESA

_(soddisfatta)_ Sì, sì! Certamente!

VALENTINO

Siete vestita con più lusso.

TERESA

Grazie! _(Guarda minutamente la sua veste.)_

IL VECCHIO

_(insistendo per attirare l'attenzione di Teresa e dando un accento

d'implorazione ai suoi versetti)_

Chiudi gli occhi — sopra il mare,

Apri gli occhi — sulla terra...

TERESA

_(che a queste parole si è voltata, dopo una breve pausa, compie la

strofa con una intonazione monotona, che è come l'inconscia reminiscenza

della voce del vecchio mendicante:)_

Sulla terra — non far guerra;

guarda attorno — notte e giorno.

VALENTINO

_(ha un moto di sorpresa e dice tra sè:)_ È strano!

IL VECCHIO

_(felice d'esser da lei ricordato)_ Evviva! Evviva!

TERESA

_(gli si accosta, curiosa, esaminandolo.)_

VALENTINO

_(s'interessa al fenomeno del ricordo inatteso e va a lei come per fare

un altro esperimento.)_ Signora Teresa, volete dare questi soldi al

vostro mendicante? _(Le offre dei soldi.)_

TERESA

_(macchinalmente, li piglia. Poi fa un passo avanti con l'aria di

cercare qualcuno che non vede.)_

VALENTINO

_(indicando)_ A lui, a lui!

IL VECCHIO

_(stende la mano, ansioso.)_

TERESA

_(gli sorride. Tituba.)_

VALENTINO

E dunque?

TERESA

Più tardi.

IL VECCHIO

_(ritirando la mano scoraggiato)_ Da quando ho perduta la mia vecchia,

non ho più fortuna!

VALENTINO

Se ti ha promesso «più tardi», puoi essere sicuro che te li darà. _(A

Teresa)_ È vero che glie li darete?

TERESA

_(dolce)_ Non so.

VALENTINO

Sì, glie li darete, perchè voi siete una di quelle tali persone che non

gli hanno mai detto di no.

TERESA

... Sono così piccola!...

VALENTINO

_(indugia un istante a contemplarla)_ Già! _(Indi si scuote, si sottrae

vivamente a sè medesimo, torna alla scrivania, riprende il pennellaccio

e continua a dipingere il cartellone, ripetendo sotto voce:)_ «Si vende

questo villino con tutti i mobili».

TERESA

_(al Mendicante come per rassicurarlo)_ Anche tu sei gentile!

SCENA III.

VALENTINO, TERESA, IL VECCHIO MENDICANTE, STEFANO.

STEFANO

_(entra dal fondo, emaciato, accigliato. Passando, ha per Teresa, di

sfuggita, uno sguardo più bieco che pietoso, e, senza badare al

Mendicante, che s'inchina al suo passaggio, siede.)_

VALENTINO

Hai girato molto?

STEFANO

Sì.

TERESA

_(vedendo entrare Stefano ha avuto l'atteggiamento della scolaretta che

teme la presenza del maestro severo, e ora, sommessamente, portando il

dito indice alla bocca, consiglia al Mendicante di tacere:)_ Sss!...

zitto!... Vieni! Vieni con me. _(Lo prende per un braccio, quasi gli si

aggrappa come per farsene difendere, e lo conduce verso il parco,

bisbigliando:)_ Cammina piano piano....

STEFANO

_(con la coda dell'occhio, osserva Teresa e il Mendicante che escono.)_

STEFANO

Da quanto tempo era qua?

VALENTINO

Chi? La signora Teresa?

STEFANO

Lei, s'intende.

VALENTINO

Da qualche minuto.

STEFANO

_(con una vaga diffidenza)_ S'intratteneva.... col mendicante?

VALENTINO

Un po' con lui, un po' con me.

STEFANO

E se ne è andata perchè sono venuto io?

VALENTINO

Bada che a voler cercare un nesso qualunque fra le sue azioni o fra le

sue parole, ci sarebbe da impazzire peggio di lei.

STEFANO

E no. Fa sempre così. Quindi un certo nesso c'è.

VALENTINO

_(per mutar discorso, terminando il suo lavoro)_ Lo appiccichiamo al

cancello che dà sulla strada questo affaruccio o su, a una finestra del

piano superiore? Io direi meglio al cancello. È più in vista. Te l'ho

eseguito con la mano del cuore. E sono sicuro che appena sarà letto le

richieste pioveranno. Qui, a Posillipo, non c'è mai da comperare un

palmo di terreno. E se comparisce il forestiero quattrinaio....

STEFANO

Non t'incomodare. Il villino è venduto.

VALENTINO

Ecco! Per una volta che avevo lavorato sul serio! Ih! _(Ha un gesto

sgarbato pel cartellone.)_ Sicchè, quando hai preso la risoluzione di

vendere avevi già il tuo uomo?

STEFANO

C'era già una richiesta importante.

VALENTINO

Allora, non c'è dubbio: il tuo uomo... era una donna.

STEFANO

Non fare basse insinuazioni, imbecille!

VALENTINO

Imbecille quanto vuoi, ma la principessa Meralda Heller era entusiasta

di questo villino e tu, dopo tutto, vendendolo a lei non ti saresti

macchiato di nessuna indelicatezza. Il solo vantaggio extra di cui

avresti goduto sarebbe stato quello di poterlo rivedere spesso e di

trovarci una lapide commemorativa in tuo onore. _(Va a mettere sull'alto

di uno scaffale il cartellone. Si legge anche da lontano: «Si vende

questo villino con tutti i mobili».)_

STEFANO

Non sono più in relazione con lei da quando scoppiò lo scandalo che ne

rivelò l'origine e la carriera equivoche. Tu lo sai e fingi d'ignorarlo

per il gusto di lanciarmi delle frecciate.

VALENTINO

Questa si chiama, se non mi sbaglio, mania di persecuzione. Io parlavo

in buonissima fede, perchè della suddetta signora non mi sono mai

occupato più che dell'Imperatore delle Pampas, che non ho avuto ancora

il piacere di conoscere. Ci fu lo scandalo? Ti rompesti con lei? Non vi

rivedrete mai più? Mi congratulo, e passo all'ordine del giorno. Quello

che vorrei è che tu non avessi venduto a rotta di collo.

STEFANO

Il compratore è molto ricco.

VALENTINO

Chi è?

STEFANO

Un certo signor Marcolini.

VALENTINO

Banchiere?

STEFANO

No. È un negoziante di pelli.

VALENTINO

O Dio!... Avrei voluto per lo meno un banchiere. E mi stupisce poi che

tu conosca di questa gente volgare.

STEFANO

È un cliente del mio notaio.

VALENTINO

È quell'omaccione che, munito appunto d'una commendatizia notarile,

venne ieri a braccetto di sua moglie? Lui era una foca marina; ma lei

aveva un nasino all'insù abbastanza promettente. Glie ne farà delle

belle in questo piccolo eden. E ciò mi consola.

STEFANO

In conclusione, sei allegro oggi? La mia liquidazione ti diverte?

VALENTINO

_(facendosi serio)_ Che ho da risponderti? Sarebbe forse verosimile se

non fossi tu che mi dài a mangiare.

STEFANO

E tu speri che potrò permettermi ancora lungamente il lusso di darti a

mangiare?

VALENTINO

Intanto, avrai del denaro dal signor Marcolini.

STEFANO

Ho dei debiti, e devo soddisfarli.

VALENTINO

Se hai venduto a un prezzo ragionevole, un margine ci sarà. E poi... è

vero, sì, sono più di due anni che non imbrocchi a scrivere una parola,

perchè purtroppo nella libertà assoluta che tu invocavi e che fatalmente

ottenesti non hai trovato che il vuoto. Ma chi sa! _(Come per

incoraggiarlo)_ Secondo me, nello stesso rimpianto del bene che hai

perduto, potrai rifarti. _(Riordinando sulla scrivania carte, libri,

giornali)_ E non sarà mica necessario che tu ti ostini a scrivere

l'opera da stordire l'umanità, l'opera immortale. Anzi! Se ti decidi una

buona volta a gettare alle fiamme purificatrici il manoscritto di questo

maledetto primo canto, _(lo indica sulla scrivania, rabbiosamente)_ che

è il tuo incubo, ti rappacerai col calamaio; e gli altri quattrini,

allora, dovranno venire. _(Sincero)_ Col nome che hai!...

STEFANO

Ah ah! Col nome che ho!

VALENTINO

Non l'hanno mica dimenticato, sai. Nonostante il tuo silenzio, io lo

leggo spesso nei giornali, nelle riviste....

STEFANO

Lo ricordano soltanto per denunziare che non ho dato ciò che da me

aspettavano; lo ricordano per rinfacciarmi la mia prosopopea, per

sanzionare la mia impotenza, per inseguirmi anch'essi come creditori

inesorabili!

VALENTINO

Lasciali sbraitare, e bùttati a qualche cosa di pratico.

STEFANO

A che?

VALENTINO

Sento dire che col giornalismo si guadagna bene. Vada per il

giornalismo. Non deve essere nemmeno una professione molto difficile.

STEFANO

È la professione della menzogna scritta: e per scrivere la menzogna ci

vuole dell'ingegno.

VALENTINO

Tu ce n'hai tanto!

STEFANO

Ti credi in obbligo di adularmi? Smettila. Una volta ti pagavo anche per

questo. Ora, no! L'adulazione m'irrita, mi avvelena, m'inasprisce tutte

le piaghe. Dov'è più il mio ingegno? Dov'è? Dov'è? Non lo ritrovo nè per

creare l'opera immortale, nè per abbassarmi ad imbrattare vilmente un

pezzo di carta. _(In una sovraeccitazione dilaniatrice)_ Ho passate le

notti intere, qui, qui — e tu non lo ignori — presso questa scrivania,

cercando un'immagine, cercando un'idea qualunque, martellandomi la testa

inutilmente, spasimando nella impossibilità di pensare, assistendo

all'agonia del mio spirito, e sentendo, poi, come per una postuma

sensibilità, le lacerazioni di questo cadavere divorato dai corvi!

_(Pausa. Indi, lugubre, con gli occhi fissi)_ Il mio cervello non

funziona più. Ecco la verità terribile. Esso pare una macchina a cui sia

mancata per sempre la forza motrice!

_(Un silenzio)_

_(Si ode la cantilena del MENDICANTE che ora nuovamente ballonzola.)_

LA VOCE DEL MENDICANTE

Llà, llà, llà,

llà, llà, llà...

_(Si ode che TERESA ripete la cantilena, battendo le mani per dargli il

tempo, come usava la VECCHIA, che è morta.)_

LA VOCE DI TERESA

_(lievissima, col rumore egualmente lieve delle mani:)_

Llà, llà, llà,

llà, llà, llà...

VALENTINO

_(sorpreso)_ Ma è lei! _(Va alla porta in fondo per vederla. La voce di

TERESA si allontana.)_

STEFANO

_(senza voltarsi, ma tutto preso da quella voce)_ Che fa?

VALENTINO

S'inoltra nel boschetto insieme col mendicante, e batte le mani in

cadenza mentre egli accenna il solito balletto in segno di gratitudine.

_(Compiacendosi molto, quasi tra sè)_ Evidentemente, essa glie l'ha

fatta l'elemosina.

_(La voce di TERESA si spegne.)_

STEFANO

Batte le mani?!

VALENTINO

Sì, come faceva la vecchierella. Ti ricordi?

STEFANO

_(col pensiero vagante)_ No.

VALENTINO

Come faceva quella donnetta tutta rattrappita che accompagnava il

mendicante.

STEFANO

E quella donnetta non lo accompagna più?

VALENTINO

Visto che è morta... _(Pausa. Continua a guardare con viva compiacenza,

e intensamente osserva.)_ Ora, il ballo è cessato. Il vecchio

piagnucola, e lei gli parla.

STEFANO

Che gli dice?

VALENTINO

Sono così lontani! Vedo e non sento. Lei lo invita a sederle accanto

sotto la grande quercia.... Ma qualche cosa di molto affettuoso deve

avergli detto adesso, perchè il vecchio non piange più. Seggono tutti e

due a terra, e sembrano quasi lieti.

STEFANO

_(con durezza)_ Valentino, vieni qua!

VALENTINO

_(accostandosi a lui)_ Che c'è?

STEFANO

Niente. Mi davi noia.

VALENTINO

Ti davo noia col riferirti ciò che faceva la signora Teresa?!

STEFANO

Mi davi noia stando lì con quel tuo atteggiamento d'intenditore.

VALENTINO

Io avevo un atteggiamento d'intenditore?!

STEFANO

Non pesare ogni parola che mi esce di bocca.

VALENTINO

Ma, scusa, tu mi hai domandato: «che cosa fa?» Io ti ho risposto. E poi

mi dici che ti davo noia.

STEFANO

Evvia, come la fai lunga! Non pretenderai d'essere tale un personaggio

importante ch'io debba sempre renderti conto di quello che ti dico.

VALENTINO

Io non lo pretendo certo d'essere un personaggio importante.

STEFANO

E dunque taci.

VALENTINO

_(paziente)_ Tacerò.

STEFANO

_(alzandosi e man mano esaltandosi)_ Sotto la scorza dell'umiltà o nella

lepidezza del buffone ti prefiggi continuamente lo scopo di farmi

rilevare la mia inferiorità al paragone degli altri!

VALENTINO

Se pocanzi mi accusavi di adularti!

STEFANO

_(parlando concitatamente)_ Come lo schiavo disutile adula la persona a

cui appartiene per accaparrarsene l'indulgenza. Che altro sono io per

te? Per te che altro sarei se tu non fossi costretto alla sottomissione?

Perfino quel vecchio scimunito che chiede l'elemosina ti desta maggiore

simpatia; e tu ti compiaci di riferirmi che la demente ne conforta i

dolori e ne asciuga le lagrime. Alla tua ignoranza, quel pezzente appare

una creatura più interessante e più eletta di me. È lui, è lui che

merita d'essere conservato all'umanità! È lui che merita ogni

consolazione! È lui che merita la pietà di tutti!...

VALENTINO

_(energico)_ Ma la pietà, tu non la vuoi.

STEFANO

La piccola fonte: Dramma in quattro atti · 第 3 / 5 段