E raccontate il resto, Valentino. Molta gente, non è vero?

VALENTINO

Un pubblico straordinario. Questa principessa, venuta non si sa da dove,

in due o tre anni, ha conquistato mezzo mondo. C'erano giornalisti,

scrittori, artisti d'ogni sorta, un editore venuto apposta da Milano,

parecchie dozzine di principi e marchesi, un gruppo di giovani

soprannominati esteti, che con le faccine sbiadite tirate a pulimento e

gli occhi rivolti al cielo parevano delle fanciulle sedicenni, e poi un

numero enorme di signore stupende, di signore scollacciate sin qui...

_(segna la scollacciatura esagerandola)_ che facevano venire le

vertigini. E bisognava vedere come tutta questa gente farneticava

intorno a Stefano....

TERESA

_(inebriandosi al racconto e interrompendo)_ E lei, lei, la principessa?

VALENTINO

Figuratevi una regina inchinata al cospetto d'un imperatore!

TERESA

In fondo, dev'essere un angelo!

VALENTINO

Molto in fondo.

TERESA

Una grande bellezza, dicono.

VALENTINO

O Dio, non c'è malaccio.... Del resto, giudicherete voi stessa, perchè

tra poco _(con importanza)_ la vedrete qui.

TERESA

Essa verrà qui stasera?! _(Battendo le mani infantilmente)_ Che fortuna,

che fortuna, Valentino!... _(Mutando tono)_ Ma no, voi mi prendete in

giro.

VALENTINO

Signora Teresa! Come vi salta in testa che io mi possa permettere di

prendervi in giro? La cosa è semplicissima. La principessa Heller ha

espresso il desiderio di ricondurre a casa nella sua carrozza il poeta e

di visitarne lo studio in questa serata memorabile: egli ha

acconsentito,... e non c'è altro.

TERESA

Dunque, è proprio certo che verrà?

VALENTINO

Certissimo.

TERESA

E non gioite? Non gioite anche voi?

VALENTINO

_(di mala voglia)_ Sì, sì gioisco. _(Battendo le mani come ha fatto

lei)_ Che fortuna! che fortuna!...

TERESA

_(animandosi sempre più e dandosi da fare agitatamente)_ Sicchè, bisogna

prepararsi?

VALENTINO

Io ho preso apposta il _coupé_ di Stefano per venire a disporre il

ricevimento.

TERESA

_(guarda alla porta a destra e verso il parco, dove, tra il fogliame,

una grossa lampada biancheggia.)_ Ah, bravo, avete già fatto

illuminare....

VALENTINO

Triplicata illuminazione!

TERESA

_(affaccendatissima)_ Un po' d'ordine sulla scrivania. _(Esegue)_ E

questi libri... questi libri sulle sedie....

VALENTINO

Lasciate, lasciate.... Dànno più carattere.

TERESA

Avete avvertito Romolo?

VALENTINO

Gli ho imposta la livrea di gala.

TERESA

Qualche mazzo di fiori ci vorrebbe.

VALENTINO

Ma che è? Uno sposalizio?

TERESA

Ed io?... Con quest'abito dimesso!...

VALENTINO

Voi siete in casa vostra.

TERESA

Che importa! Così non sono presentabile.

VALENTINO

Secondo me, state benissimo.

TERESA

Ricordatevi, Valentino, ch'io sono la moglie di Stefano Baldi!

VALENTINO

È un bel posto, ma io non lo accetterei.

TERESA

Voi non siete che il suo segretario, eppure stasera avete indossato il

vostro _frac_.

VALENTINO

Se lo volete indossare voi, ve lo cedo volentieri.

TERESA

Non scherziamo ora. Io devo mutarmi l'abito, vi dico.

VALENTINO

E mutatevelo.

TERESA

_(in fretta per uscire)_ Un momentino, un momentino solamente, e sarò

pronta.

VALENTINO

Ma non fate a tempo, sapete. Sento nel parco uno scalpitìo di cavalli.

_(Corre all'uscio in fondo)_ Ecco: è la carrozza della principessa.

TERESA

Poveretta me!... Come faccio?...

VALENTINO

Ma niente. Andate a riceverli alla porta principale, e siate cortese con

lei senza preoccuparvi d'altro.

TERESA

A riceverli, poi, non ci vado.

VALENTINO

Ma è vostro dovere.

TERESA

No! No!... Stefano potrebbe sgridarmi.... Non ci vado, non ci vado.

VALENTINO

Siete peggio d'una bambina!

TERESA

_(spiando alla comune, in preda a una viva emozione)_ Che splendore di

donna, Valentino mio!

VALENTINO

Ve l'ho detto che non è mica brutta. Per me, però, ha il difetto di

odorar troppo. È una profumeria ambulante!

TERESA

E a lui, come gli sorridono gli occhi!... E sembra, che so?, più snello,

più alto....

VALENTINO

Precisamente. In queste tre ore è dimagrato e si è allungato.

TERESA

Vengono da questa parte.... _(allontanandosi)_ Io mi nascondo.

VALENTINO

Finitela, Signora Teresa!

TERESA

Allora... restate anche voi. Avrò più coraggio. _(Istintivamente si

ritrae indietro e insieme con Valentino resta di là dalla porta in

fondo.)_

SCENA III.

TERESA, VALENTINO, STEFANO, MERALDA.

_(STEFANO sarà in giubba e cravatta bianca: correttissimo: con un gran

fiore bianco all'occhiello. MERALDA sarà d'un'eleganza luminosa.)_

LA VOCE DI MERALDA

In questo momento, vorrei avere le ali per oltrepassare questa soglia

senza posarvi il piede. Mi parrebbe d'esserne più degna.

LA VOCE DI STEFANO

Possa invece il marmo di questa soglia cedere al contatto del vostro

piede per serbarne l'orma eternamente.

_(Sulla soglia, STEFANO si ferma per lasciar passare la principessa.)_

MERALDA

_(entrando con vezzosa gravità signorile)_ Così sia! _(Fa scivolare un

po' dalle spalle il sontuoso mantello e guarda intorno. La sua

attenzione è specialmente attirata dalla scrivania.)_

STEFANO

_(si affretta a toglierle il mantello e, gettandolo sopra una sedia,

vede subito Teresa e Valentino, appartati. A Teresa, pianissimo:)_ Ti

credevo a letto....

VALENTINO

_(intervenendo per giustificarla e parlando a voce bassa)_ Gli è che ha

voluto essere informata di....

STEFANO

Non seccare tu. E non starmi tra i piedi!

VALENTINO

_(dando a Teresa uno sguardo tra di compassione e d'incoraggiamento,

esce a sinistra.)_

MERALDA

_(al breve bisbiglio si è voltata.)_

STEFANO

_(mal suo grado, è costretto a fare la presentazione)_ Principessa...,

vi presento mia moglie.

TERESA

(si avanza timida, e accenna una riverenza lievemente goffa_)_

Principessa....

MERALDA

_(porgendole la mano con dignità affabile)_ Sono ben felice di

conoscerla. Nell'aureola di suo marito ho spesso cercato qualche cosa

che m'indicasse il profilo della donna fortunata ch'egli aveva eletta a

compagna. _(Fissandola con curiosità)_ La volontà e il destino di lui le

hanno affidata, signora, una parte non facile di certo, ma che nessuna

anima profondamente femminile saprebbe non invidiarle.

TERESA

_(impacciata)_ Difatti... io sono... io sono molto contenta.

MERALDA

E anche molto orgogliosa, immagino.

TERESA

Senza dubbio.... Anche molto orgogliosa.

MERALDA

_(sorridendo involontariamente dell'impaccio di Teresa)_ O forse

l'abitudine della convivenza diminuisce in lei il compiacimento del suo

privilegio?

TERESA

No, no!... Anzi!...

MERALDA

Non sarebbe neppure troppo strano che addirittura questo privilegio non

fosse da lei apprezzato.

TERESA

... Che dice mai, principessa!

MERALDA

Ella potrebbe aver desiderato un marito meno assorto nei suoi ideali,

meno indipendente, più casalingo....

TERESA

Ma Stefano mi ha fatta sempre buona compagnia. Lei lo accusa

ingiustamente....

STEFANO

Teresa, tu non hai capito quel che t'ha detto la principessa. Non ti

lanciare in una difesa superflua.

TERESA

Lo so che della mia difesa tu non hai bisogno; ma io parlo, vedi, perchè

quando ti si accusa non posso tacere.

STEFANO

_(si sforza di non mostrarsi spazientito.)_

MERALDA

Io non l'ho accusato di nulla.

TERESA

Ma non vorrei....

STEFANO

_(interrompendola)_ Non insistere, Teresa!

MERALDA

_(in tono sottilmente beffardo)_ Lasciatela parlare, cattivo che siete!

TERESA

_(a Meralda)_ Ah, ecco! Lei diventa la mia alleata. _(Prendendo

coraggio)_ Segga, segga, principessa. Veramente, avrei dovuto pensarci

prima.... Ma, cosa vuole!... una parola ne porta un'altra.... Prego...

segga qui. _(Le indica il divano.)_ Segga qui. _(Meralda siede, e Teresa

prende per sè una sedia più bassa e le siede vicino, continuando con

animazione:)_ Lei s'interessa tanto al mio Stefano che io voglio dirle

come stanno le cose. Io sono una sciocchina, è vero — e lui me lo ripete

spesso — ma non sino al punto di non capire che egli non può essere un

marito come un altro. E poi, sa, l'apparenza inganna. Egli, gira di qua,

gira di là, ma sempre vicino alla sua mogliettina viene a riposarsi. E

qualche volta — se lo vedesse! — accanto a me egli ride e scherza come

un fanciullo allegro o si addormenta come un fanciullo stanco.

STEFANO

Teresa!

TERESA

_(senza dargli retta, un po' eccitata)_ Che potrei dunque desiderare di

meglio? La sola contrarietà che mi ha amareggiata è di non avere avuto

figli. Eppure, senta, se io ci rifletto....

STEFANO

Insomma, basta, te ne prego!

MERALDA

_(a Stefano)_ Ma perchè?

STEFANO

È per lo meno inopportuna.

MERALDA

Io trovo invece che è divertente!

TERESA

_(ha sùbito un'espressione di sorpresa dolorosa e agghiacciante. Guarda

Meralda con la timidità che aveva pocanzi, mista a un mite rancore.)_

_(Una pausa.)_

MERALDA

Continui.

TERESA

No, principessa... non continuo.... _(Vorrebbe aggiungere qualche cosa,

ma la gola le si stringe. Si alza.)_ Permetta....

MERALDA

Così? Tutto a un tratto?

TERESA

Perdoni.... Non mi sento bene.

STEFANO

_(mordendosi le labbra, appunta su lei il suo sguardo severo.)_

MERALDA

S'accomodi.

TERESA

_(tremando sotto lo sguardo di Stefano e sogguardandolo)_ Buona sera,

principessa....

MERALDA

A rivederla, signora.

TERESA

_(continua a tremare, a tremare, indietreggiando. Si avvicina, così,

alla porta a destra — ed esce.)_

SCENA IV.

MERALDA E STEFANO.

MERALDA

_(dopo un silenzio)_ Povero Stefano!

STEFANO

Vi prego, Meralda. Non ammetto di essere compatito.

MERALDA

È caruccia, non dico di no. Deve essere anche molto affettuosa, molto

buona.... Ma gl'inconvenienti d'una unione così ibrida saltano agli

occhi.

STEFANO

Parliamo d'altro, Meralda.

MERALDA

Non dovrei essere... la vostra migliore amica per non aver voglia

d'indagare il mistero della vostra scelta.

STEFANO

È stato semplicemente il caso.

MERALDA

A cui un ribelle come voi ha voluto obbedire?!

STEFANO

Ma io non mi sono data la pena di ribellarmi al caso per un episodio a

cui ho annessa una importanza molto relativa.

MERALDA

Era, per altro, un episodio che avrebbe presa gran parte della vostra

vita.

STEFANO

Non ho mai pensato di lasciar prendere da una donna una gran parte della

mia vita. Se non da voi, che siete la più completa ch'io abbia

conosciuta, tanto meno dalla debole creatura che avete trovata presso di

me. E poichè la vostra indagine non deve prescindere da quello che voi

già sapete dei miei istinti, vi sarà facile scorgere nell'unione ibrida

che deplorate una coerenza rigorosa. Quando sposai, io non avevo ancora

la coscienza di me stesso. Se l'avessi avuta, avrei affermato forse

dinanzi a una donna più forte e più altera il mio diritto di supremazia.

Ma, intanto, anche allora i miei istinti agirono. L'umiltà di Teresa era

per essi la calamita naturale. Il caso determinò l'incontro di lei ed

essi la sentirono, vi si attaccarono, la tennero. Nella storia semplice

di questo matrimonio è la prima impronta precisa del mio temperamento di

uomo. E badate che non sono mutabile. Vi conviene?

MERALDA

_(come rassegnata)_ Mi conviene.

STEFANO

In uno stato di guerra, o in un concordato di pace?

MERALDA

La guerra, se mai, è già finita. Dopo aver cedute le armi, io sono qui

con la bandiera bianca. In piena pace, io accetto da stasera il vostro

regime, e sarò per voi, se lo vorrete, _(con una sfumatura di

tristezza)_... un altro episodio. Nell'artista che mi ha aperto

solennemente le porte del suo tempio c'è per me quanto basta affinchè io

mi rassegni fin da ora... all'indifferenza dell'uomo.

STEFANO

_(quasi celiando — galantemente)_ Ma chi vi ha mai parlato

d'indifferenza? Sono ben lontano dal voler sacrificare all'imperialismo

maschile le più belle energie dell'umanità: quelle, cioè, che hanno poi

fatto credere all'esistenza dell'amore. Io voglio anzi risvegliare

queste energie, e risvegliarle soprattutto infrangendo i ceppi di ciò

che si chiama morale e i convenzionalismi di ciò che si chiama civiltà.

Mi emancipo dall'una e dall'altra e tento di rinnovare almeno nel _mio_

regno il culto della sincerità umana. Indifferenza, no. Sarebbe la

negazione di questo culto. _(Animandosi sinceramente)_ Io, per mio

conto, dico bensì alla donna: — Se tu vieni a porre dei limiti alla mia

indipendenza o a segnare alle mie azioni un confine che non sia quello

del trionfo incondizionato, io ti respingo; ma se vieni ad alimentare

con la tua sensibilità squisita la mia fantasia o a cercare in me la

molecola che, proveniente da Dio o dal fango, è sacra, comunque, alla

continuità delle cose terrene, oh! allora che tu sii la benvenuta! Io

t'aspettavo — le dico — , mia gentile ospite preziosa, e finchè mia

saprai essere, vorrò che tu non t'avveda neppure della legge

ineluttabile che mi eleva al di sopra di te!

MERALDA

Ebbene... _(con un piccolo sospiro)_ la più completa donna che voi

abbiate conosciuta non vi chiede di più. _(Lascia cadere il

fazzoletto.)_

STEFANO

_(si accinge a raccoglierlo. Mette un ginocchio a terra, indugiando in

quell'atteggiamento.)_ E il più fiero uomo in cui voi vi siete imbattuta

è... ai vostri piedi.

MERALDA

Per averne almeno l'illusione ho fatto cadere il mio fazzoletto.

STEFANO

Io, per averne il pretesto, l'ho raccolto. _(Glie lo porge.)_

MERALDA

_(lo prende.)_

STEFANO

_(le trattiene la mano e glie la bacia.)_

MERALDA

_(ostentando un moto di meraviglia)_ Grazie.

STEFANO

_(si leva.)_

MERALDA

_(con un bizzarro balzo del pensiero, levandosi anche lei)_ Avete mai

domandato a voi stesso se nella mia persona non ci sia... un'altra

persona, diversa da quella che la gente vede?

STEFANO

Voi non siete per me che quale _io_ vi vedo. E fuori della mia visione,

per me, non esistete più.

MERALDA

E... il mio passato?... Non v'intriga? Non vi dà a pensare?

STEFANO

No.

MERALDA

Sicchè, voi vi accontentate di sapere quello che sanno tutti, cioè...

che io sono nata in una piccola città del Veneto da una nobile famiglia

decaduta, che adolescente sposai un gran signore tedesco....

STEFANO

... e che a ventiquattro anni, in un vecchio castello della Selva Nera,

rimaneste vedova, nobile, milionaria e sola. Mi pare che del vostro

passato abbiate già reso conto più del necessario.

MERALDA

_(guardando con occhi scrutatori)_ Una cronaca così sommaria non suscita

in voi nessuna diffidenza?

STEFANO

Nessuna.

MERALDA

Me ne duole.

STEFANO

Per quale ragione?

MERALDA

Dovreste intendere che una donna come me è tormentata dalla curiosità di

conoscere che cosa sarebbe lei per l'uomo preferito, se ella non potesse

contare sulle sue qualità ufficiali. _(Animata da un palpito di

sincerità)_ Per un giorno, per un'ora, io vorrei che diffidaste dei miei

blasoni o che mi credeste abbandonata dalla società decorativa che mi

circonda di rispetto e d'ammirazione, e, in quel giorno, in quell'ora,

io vorrei sperimentare soltanto le _mie_ facoltà personali ed essere per

voi quella che sono dentro di me senza la luce abbagliante del mio

palcoscenico.

STEFANO

Ma la mia lealtà, Meralda, vi farà rifuggire dal penoso esperimento.

Davvero non comprendo come possa pungervi l'acre curiosità di cui mi

parlate. Sarebbe lo stesso ch'io desiderassi conoscere che cosa sarei

per voi se non fossi colui che questa sera, con la sua poesia, ha

sollevato all'estasi dell'arte la folla varia che gremiva le vostre

sale. Voi dite che vorreste separare, per un giorno, per un'ora, la

vostra essenza di donna dal fulgore della principessa Heller? Orbene,

voi sognate una separazione mostruosa: la distruzione d'un capolavoro.

Restate, restate nella vostra regalità, Meralda! Non interrompete,

nemmeno per un giorno, nemmeno per un'ora, il ritmo di questo inno che è

la vostra esistenza, e non togliete a me, nemmeno per un istante,

rimpicciolendovi al mio cospetto, il convincimento d'aver conseguita una

vittoria insigne!

MERALDA

_(un po' scossa e ferita, ma dissimulando)_ Rassicuratevi. Non lo farò.

Le vostre parole sanno incidere il diamante.

STEFANO

Per imprimere in esso il mio stemma di poeta....

MERALDA

_(continuando)_... e la vostra volontà! _(Mutando tono)_ Mi accompagnate

sino alla carrozza, mio vincitore?

STEFANO

_(dolcemente)_ Come uno schiavo.

MERALDA

_(ha, di nuovo, un moto di ostentata meraviglia graziosa.)_

STEFANO

E talvolta anche più docile d'uno schiavo mi piacerà sembrarvi.

MERALDA

_(sorridendo un poco, gli colpisce lievemente il viso col ventaglio.)_

Il mio mantello, vi prego.

STEFANO

_(prende il mantello e, mettendoglielo addosso, dopo aver gettato

attorno uno sguardo prudente, le sussurra all'orecchio:)_ Siete mia?

MERALDA

_(a fior di labbro)_ Ahimè, sì.

STEFANO

Ed io?... Sono vostro?

MERALDA

_(con gentile umorismo)_ Ahimè, no.

STEFANO

_(le offre il braccio, ch'ella accetta, e la conduce verso il fondo.)_

MERALDA

_(indicando la porta a destra, dalla quale sono entrati)_ Non di qui?

STEFANO

V'insegno la via più corta.

MERALDA

Per uscire....

STEFANO

Per ritornare.

_(Spariscono nel parco.)_

SCENA V.

VALENTINO, STEFANO, TERESA, POI ROMOLO.

VALENTINO

_(dopo qualche istante, scherzosamente di dentro)_ La Dea se n'è andata,

signora Teresa! _(Fregandosi le mani entra, e, non trovando Teresa,

esclama con comicità chiassona:)_ Mi sparisce sempre questa moglie del

grand'uomo! _(Esce per la prima porta a destra chiamando:)_ Signora

Teresa!... Signora Teresa!...

STEFANO

_(dal fondo — vede Valentino che infila la porta)_ Dove vai tu? Dove

t'avvii?

VALENTINO

_(tornando)_ Avevo visto dal mio osservatorio che accompagnavi la

principessa alla carrozza, ed ero venuto qui per fare quattro

chiacchiere di commento con la signora Teresa. Non ce l'ho trovata, e

sono andato a chiamarla.

STEFANO

Se credi che adesso io abbia voglia di assistere alla vostra

conversazione, t'inganni a partito.

VALENTINO

Non converseremo.

STEFANO

Ma che c'era da commentare? Io non ne posso più di tutte le piccinerie

che ingombrano la mia casa!

VALENTINO

Quali sarebbero le piccinerie?

STEFANO

_(senza rispondergli, in un fremito di aspirazione)_ Ah! la gioia di

vivere solo!

VALENTINO

_(con zelo pietoso)_ Senti, ora che viene la signora Teresa, non

trattarla troppo male. Il suo corpicino e il suo cervello sono già

sgretolati dalle continue scosse.

STEFANO

Tu fantastichi sopra ogni inezia.

VALENTINO

Ma se tu sapessi ciò che ella ha fatto stasera, ti allarmeresti come me!

STEFANO

Cos'è che ha fatto?

VALENTINO

_(vedendola venire)_ Zitto, è qui!

TERESA

_(entra, e ha gli occhi rossi di pianto. Un silenzio. Poi, a Stefano,

con voce trepida)_ Hai incaricato Valentino di chiamarmi?...

STEFANO

_(cercando di contenersi per non essere brusco)_ No, Teresa.

TERESA

E allora, vuoi che me ne torni in camera mia?

STEFANO

È superfluo anche il domandarmelo. Non abbiamo nulla da dire, Teresa; e

questa tua irrequietezza... mi addolora moltissimo. Preferisco evitarti.

TERESA

La mia irrequietezza?!...

STEFANO

Anche Valentino mi faceva osservare che stasera sei in uno stato poco

normale.

VALENTINO

_(ha un moto di fastidio per la sciatta imprudenza di Stefano.)_

TERESA

Ero così felice del tuo successo!...

STEFANO

E che è accaduto da farti mutare? Devi avere perfino pianto! Io ti

domando se è bello che tu venga a rattristarmi proprio stasera.

VALENTINO

_(brontola tra sè:)_ Se non me ne vado, io scoppio. _(Esce dal fondo per

prendere aria nel parco.)_

TERESA

... Quella parola mi ha turbata, mi ha offesa....

STEFANO

Quale parola?

TERESA

Quella che mi ha detta la principessa.

STEFANO

La principessa non ha avuta nessuna intenzione di offenderti. Dio buono,

tu eri un pochino grottesca, e lei, involontariamente, ha lasciato

scorgere la sua impressione. D'altronde, così imparerai a non uscir mai

fuori della tua nicchietta. Non è neppure delicato da parte tua il

mettere me in certi imbarazzi. E dire che in fondo tu hai l'illusione

d'essere una moglie perfetta!

TERESA

Non ho questa illusione, Stefano. Anzi, sospetto sempre di sbagliarmi.

Ma correggimi. Insegnami. Io non chiedo di meglio.

STEFANO

Ah! se devo passare il mio tempo a correggerti e a insegnarti!...

TERESA

Ma sarà per me un martirio senza nome il riuscirti molesta.

STEFANO

Ingègnati a modificarti da te.

TERESA

Vorrei sapere almeno con precisione in che cosa non ti accontento.

STEFANO

Stasera, per esempio, questi occhi rossi e questa voce piagnucolosa mi

sono insopportabili. Non ci vuol molto a intenderlo.

TERESA

Ebbene, cercherò d'essere allegra.... _(Sforzandosi)_ Ecco, ecco, lo

vedi!... Sì, è verissimo, ero grottesca parlando con la principessa.

Adesso, anche a me sembra d'essere stata grottesca. E non me ne dolgo.

No. No. Ne rido.... Ne rido adesso... _(Comincia a ridere.)_

STEFANO

_(irritandosi)_ Va bene.... Capirai che questa finzione è un rimedio

peggiore del male.

TERESA

_(ridendo forte)_ No, no.... T'assicuro che rido.. T'assicuro che rido

di cuore....

VALENTINO

_(dal fondo)_ Ah! il buon umore ritorna quando non ci sono io?

TERESA

_(il cui riso, nello sforzo doloroso, diventa convulso)_ Se sapeste,

Valentino, se sapeste come sono stata buffa!...

VALENTINO

_(allarmato)_ Ma, perbacco, questo non è un riso che fa buon sangue!

STEFANO

_(prorompendo)_ Mi fate il favore di non importunarmi più oltre? È mai

possibile che non sentiate il dovere di rispettarmi come si conviene?!

_(Il riso di TERESA cessa a un tratto quasi ella fosse un automa di cui

si sia spezzato il congegno. Si piega nelle ginocchia, e automaticamente

siede.)_

_(Un lungo silenzio.)_

VALENTINO

_(timidissimo)_ A me pare d'averti sempre rispettato, Stefano.

STEFANO

Non è di te che più mi lamento.

TERESA

Dunque,... sono io che ti manco di rispetto?

STEFANO

_(seguendo il filo delle sue idee con sincero convincimento)_ Per poter

serbare il fosforo che mi abbisogna, io debbo concentrarmi nella mia

ispirazione, nel mio lavoro; debbo sfuggire, senza aver pietà di

nessuno, allo sfruttamento, sia pure affettuoso, d'ogni vita altrui che

voglia abbarbicarsi alla mia! Se la donna che tiene a chiamarsi mia

moglie non fosse una piccola creatura qualunque, saprebbe stare al mio

fianco, amorevole e vigile sì, ma vivendo della propria vita. Così come

ella è, non ha che un solo mezzo per rispettarmi nel senso intero e

nobile della parola: quello di rassegnarsi ad esistere il meno

possibile!

TERESA

_(credendo di celare lo strazio infinito che la consuma)_ Se è per il

tuo bene, io cercherò di sparire addirittura.

STEFANO

Brava! Per maggiore consolazione, ora mi minacci la tragedia del

suicidio.

TERESA

No, Stefano! No. Non intendevo parlarti di questo. Il suicidio... non è

per me. Io ti dicevo solamente che potrei... che potrei andarmene.

STEFANO

_(fermandosi sull'idea da lei espressa)_ Dove?

TERESA

Che so?... In un convento.

STEFANO

Ma che convento!

TERESA

Oppure dalla zia.

_(Breve pausa.)_

STEFANO

Io,... naturalmente,... te lo impedirei. Nondimeno, convengo che se tu

volessi andartene da tua zia, non per sempre, beninteso, ma per un po'

di tempo..., avrei torto d'impedirtelo. Ella abita qui vicino.... Ci

potremmo vedere spessissimo.... Intanto io lavorerei un poco nella

solitudine per terminare almeno l'opera che ho promessa; e tu, temprata

dalla lontananza di qualche mese, ritorneresti più disposta ad essere

come io ti desidero.

TERESA

_(scoppiando a piangere)_ Per sempre, per sempre, Stefano!... Io ti sono

di peso.... È da un pezzo che lo vedo e mi sono affaticata a negarlo a

me stessa.... Io sono il tuo incubo.... È meglio che me ne vada per

sempre!

STEFANO

Teresa, per carità! Non tormentarmi anche con le tue lagrime!

VALENTINO

_(che finora ha taciuto a stento)_ Ma santissimo cielo, stai per

mandarla via e non vuoi permetterle nemmeno di piangere?!

STEFANO

_(fa un gesto di esasperazione)_ Oh!... _(E, uscendo per la prima porta

a destra, con violenza la chiude.)_

TERESA

_(piange, ora, dirottamente)_ Per sempre, per sempre, perchè egli non

può sopportare più la mia presenza.

VALENTINO

Ma no. È una serata di burrasca eccezionale. Credete a Valentino.

TERESA

_(con un'angoscia più intima, più chiusa, a cui il suo pianto cede)_ Io

non sono degna di essere sua moglie. Questa è la verità. Perciò è

necessario... che lo liberi di me.

VALENTINO

Domani, a mente calma, ci rifletterete. E sono sicuro che....

TERESA

La piccola fonte: Dramma in quattro atti · 第 2 / 5 段