4 Dicembre...

Amico mio. Senza dubbio sono giunta alla più dolorosa ora della mia

vita. Quello che soffro in questo momento, non posso dirvelo, non posso

descrivervelo. È uno strazio senza nome. Sento un unghia che mi lacera

il cuore, me lo sento sanguinare: a goccia a goccia perdo il più ricco

sangue della mia vita. Non posso piangere, non posso gridare, non posso

singhiozzare: affogo. Debbo dissimulare, debbo essere allegra e felice:

ma soffoco. Amico mio, è venuta la settimana tragica del nostro amore.

Debbo riunire tutto il mio coraggio per dirvi che questo amore deve

finire. Deve finire la luce della nostra esistenza, la giocondità della

nostra giovinezza. Finire. Morire. Amico mio, è forza che sia così. In

questi giorni ho pianto, ho pregato, ho chiesto a Dio la forza del

sacrificio. Oggi sono nello spasimo, ma sono decisa. Parla all'anima mia

l'alta voce del dovere. Troppo peccammo. Ingannammo un uomo fiducioso e

tranquillo, che crede nel mio onore e nel mio amore, che crede nel

vostro onore e nella vostra amicizia. Facendo tacere la coscienza,

errammo dolcemente ma gravemente. Abbiamo portata la maschera della

virtù mentre eravamo colpevoli. Io ho portata in giro la mia fronte pura

di sposa mesta, mentre i vostri baci avevano abbracciate le mie labbra.

Pentiamoci insieme. Io non voleva, vel rammentate. Ricordate la mia

prima lettera. Fui sorpresa, stupidita. Perdetti la testa: ma voi che

eravate uomo, perchè non foste il più saggio, il più freddo? Non voleva

io. Forse, non vi amava. Vi ho amato poi. Cesare, vi amo ancora, ma vi

lascio. Non posso più durare a questa vita di vergogna e di disonore:

arrossisco dinanzi a mio marito, dinanzi ai miei servi. Bramo che mi

raggiunga l'ultima sciagura, il tradimento svelato. O Cesare, che

disperazione! Ci vuol molto coraggio. Aiutatemi in questa opera. Siate

calmo. Non vi desolate in mia presenza, non mi scrivete, non venite a

casa. Lasciatemi alle mie lagrime notturne, alle mie preghiere ardenti.

Non vogliate che io muoia dall'onta e dal dolore. Debbo vivere per

quest'uomo che ho ingannato, di cui sono la consolazione. Sono una sposa

indegna ma pentita. Vi amo ancora, vi amerò per molto altro tempo, non

vi dimenticherò mai. Siete stata la mia gioia, il mio solo amore. Tutto

rientra nel passato, ora. Io continuo a vivere, macchinalmente, come un

orologio, senza affetti, senza conforti, nell'unica, arida soddisfazione

del dovere compiuto. Addio, Cesare; siate felice. Se potete, amate

altrove. Ma non potrete, forse. Addio, Cesare--Adriana.

*

* *

Quanti anni sono trascorsi? Non so; non mi ricordo più. Molti

certamente. Ma per quanto tempo sia passato, per quanto io abbia

studiato, non mi sono mai potuto accertare in quale delle tre lettere,

quella donna mentiva.

Fior di passione · 第 22 / 30 题