Non tutto concedesi a tutti, ed è parte di sapienza non piccola credere
così, e chiamarsi soddisfatti che così sia; imperciocchè laddove
all'anima i desiderii donassero ali sarebbe piuttosto colpa che viltà
astenersi dal volo, il quale con le sue ampissime ruote comprendesse
quanto uomo può sapere, ed anco più oltre. Questo la Provvidenza non
volle; però battere col desiderio ad una porta che non si aprirà mai, è
tale agonia che mena alla demenza od alla disperazione.
Difficile sopra modo penetrare gli arcani di Dio, però quanto più l'uomo
si terrà lontano da siffatta prosunzione tanto meglio farà, e tuttavolta
se disegno di lui fu che gli uomini uno dell'altro abbisognassero
affinchè il consorzio appetissero, per gli scambievoli offici si
ricercassero e prediligessero, certo non senza alto consiglio era creata
la varietà degl'ingegni e dei talenti, affinchè dove quegli mancava
questi supplisse.
Non per ciò si deve intendere che l'uomo si mantenga tanto chiuso nella
sua arte o scienza che le altre dispettoso ripudii; mai no, bensì
s'intenda in questo altro modo che ponendo egli il fondamento in una
cosa le altre più o meno da lontano saluti, o tanto cerchi, quanto
conferiscano a somministrargli migliore notizia della sua. Inoltre
occorrono certe maniere di arti e di scienze che arieggiano fra loro
come figliuole genuine dei medesimi parenti: arti e scienze di cui una
non può levare la voce senza che l'altra non vi risponda, e queste
talora vedemmo ospitate sotto un medesimo tetto, e con santo amore e
pari prestanza coltivate tutte. Fra gli artisti Michelangiolo le
universe arti, che chiamansi belle, esercitando lasciò incerto il
giudizio dei posteri in quale primeggiasse. Lionardo da Vinci oltre a
questo lasciò libri su la pittura, intorno alla statica, e delle cose
fisiche molto scrisse o poco noto ai suoi tempi, o affatto ignorato, e
per virtù sua da lui solo conosciuto; inventò strumenti nuovi e musicò
egli stesso soavissimamente. Terribilissimi per moltiplice e svariato
sapere, come lo furono coi fatti, anco i frati tra noi, massime Tommaso
Campanella e fra Paolo Sarpi, storici, matematici, di ogni arcano di
natura ricercatori solerti e scuopritori spesso felici; e per non
dilungarci troppo basti allegare per tutti Giovanni Pico della
Mirandola.
Ma se comparisce naturale che in messere Francesco Guicciardino e in
Niccolò Macchiavello il maneggio dei pubblici negozii accenda
l'attitudine a bene comprenderli e l'arte di vestirli con accomodate
parole, può parere in altri ostentazione di talento, e diremmo quasi
d'jattanza, sciorinare opere fra loro disparatissime. Così non troviamo
niente a riprendere alloraquando Goethe canta inni su tutte le corde
della lira alemanna, e tesse drammi a foggia di quante scuole comparvero
fin qui; taluni, nuovi, ricavati dal proprio intelletto e detta romanzi
e memorie; regge teatri ed amministra lo Stato; ma sembra che non
isfugga allo spruzzo di vanità quando egli imprende a trattare di
mineralogia, e, secondo che ci affermano, anco di anatomia. Nasce dubbio
eziandio, che talora il versarsi in discipline troppo diverse sia segno
di mente piuttostochè ampia, sformata, come a modo di esempio ne
comparisce quella dell'Hoffmann, il quale sedeva giudice in tribunale e
immaginava racconti di cui la creazione contendonsi le Muse e la Pazzia,
dipingeva vôlte, intagliava modelli di smerletti, e presiedeva alla
orchestra di teatro. Però badisi che non senza disegno qui più che
altrove si adoperarono formule dubitative, conciossiachè se vanità
espressa o follia questo moltiplice trasformarsi si ha da reputare nei
mediocri (com'era quel tale giureconsulto che, conferendo col Montaigne,
invece di parlare di leggi gli tenne discorso continuo di
fortificazioni), la esperienza e l'ossequio in cui meritamente si devono
avere gl'ingegni rari ci renda rispettivi a giudicarli; chè la
temerarietà è quasi vaiolo, il quale se incolga ai giovani, stante
l'avventatezza della età, non si giudica mortale, diversamente negli
anni maturi: tuttavolta si può riputare provato che chi troppo si spande
meno si addentra, e ne abbiamo prova nel Brugham, il quale non pago alla
gloria di avvocato chiarissimo, di uomo di stato insigne, volle
esercitarsi nelle discipline pedagogiche, nella chimica, nella fisica e
via discorrendo: per modo che in taluna gli avvenne di mostrarsi meno
che mediocre, e non poteva fare a meno. Imporre limite al corso
dell'umano intelletto non sarebbe prudente, poichè quello a cui non
arrivò una generazione pervenne l'altra; e quantunque anche a questo
corso presentiamo un fine, pure ci torna difficile determinarlo, onde
fie meglio non assegnargli limite alcuno, massime perchè non sapremmo
come si potesse impedire all'uomo di oltrepassarlo quante volte gliene
pigliasse vaghezza: lasciando pertanto liberissimo il corso alle
inquisizioni della umanità, fie senno appunto per renderle più efficaci
che l'intelletto del singolo uomo, piuttostochè sperperarle in troppe
più cose che la sua natura comporti, si affatichi virtuosamente ad
approfondire uno o due dei problemi, che tanti e tanto difficili si
vanno di giorno in giorno moltiplicando intorno al suo miglioramento.
Questa dottrina umilia la presunzione di parecchi, ma non è da farne
caso, imperciocchè la prosunzione indichi la presenza della ignoranza,
come l'odore dello zolfo una volta quella del demonio: gli uomini umili
di cuore e sapienti di spirito assai di leggeri si persuadono non essere
ognuno di loro libro compito, bensì tomo scompagnato di tale opera a cui
non sarà dato fine che coll'ultima vita della umanità.