Argomento di arguta disamina ci somministra il quesito se giovi o no al
letterato torre donna. Oltre al vero fece fortuna il detto (come ai
mordaci ordinariamente avviene) che il matrimonio nasca dallo amore come
l'aceto dal vino, mentre spesso anco avviene che l'amore, quasi
ritraesse dalla natura del bigatto, non partorisca seta se prima non
abbia perduto le ale. Però difficilmente si potrebbe negare; il fatto
non cammina favorevole allo assunto di coloro che vorrebbero l'uomo
letterato con la moglie al fianco e i figliuolini in grembo; fra gli
antichi Omero per quanto sappiamo, non condusse donna, e dei Latini non
la ebbero Virgilio nè Orazio; dei quattro Poeti, che noi altri Italiani
salutiamo principi, se togli Dante, gli altri rifuggirono le nozze, nè
egli si lodò di cotesta sua Gemma Donati; fra i moderni si mantennero
scapoli l'Alfieri, il Parini, il Foscolo, il Niccolini, il Giusti ed
altri parecchi, e certo quel sentirsi appellare coniugato, per via di
traslazione desunta dal giogo che preme il collo alla coppia dei Bovi,
non è cosa che vada troppo a sangue. Il Byron sperimentò martirio questo
benedetto nodo, e forse lo fece provare. In sentenza poi hacci ribocco
piuttosto che abbondanza d'improperii così in prosa come in rima contro
il torre donna non pure dei letterati, ma di ogni altra maniera
cittadini altresì: anzi la satira contro il matrimonio per coloro i
quali si esercitano in cosiffatti componimenti somministra soggetto
obbligato come sarebbero pei predicatori le anime del purgatorio; e la
fiera filippica di messere Giovanni Boccaccio, da disgradarne quale
altra più acerba di Demostene o di Tullio, vuolsi tacere per non venire
in fastidio alle donne gentili, quantunque, come per mettere un po' di
faldella alla piaga, egli la conchiuda così: «nè creda alcuno, ch'io per
le sopradette parole voglia dissuadere agli huomini torre moglie, anzi
il lodo molto, ma non a ciascuno: lascino i filosofanti sposarsi a
ricchi sciolti, a signori, e a lavoratori; essi con la filosofia si
dilettino, la quale molto è migliore sposa, che alcun'altra.»
Ciò nonostante sembra potersi affermare, che se a molti tornò di
pregiudizio la cura della famiglia, parecchi altri stupendamente
promosse: donde ne deriverebbe a mo' di regola, che per salire in fama
torna lo stesso condurre moglie o lasciarla, e forse giova più averla,
che no. E poichè questo non verrà di leggieri consentito, massime dopo
le premesse poste in capo al capitolo, sarà necessario discorrere
parcamente alquante parole a mo' di dimostrazione.
E non ci ha dubbio, l'amore finchè gli durano le ali e la balìa di
volare vive una vita tessuta col profumo della infinita famiglia dei
fiori; ma i fiori cessano, e la dolce stagione con essi; in breve
sopraggiungono i giorni mesti dove è povero il sole e la natura arcigna,
nè le membra intirizzite tu ti scaldi se non gettando con le proprie
mani legna nel tuo focolare, e l'anima gelata col calore degli intimi
affetti. Havvi una gioia che non teme mutamento di tempo, e per
primavera non cresce, come per autunno non menoma, ed è la domestica: se
la donna torna incresciosa pel vaniloquio, non è sua colpa, ma di cui la
educò frivola; s'ella ti empie d'inezie, di vanità, di voglie
perpetuamente mutabili, di bambineschi intenti, di lussi rovinosi e non
pertanto ridicoli la casa, non è sua la colpa, bensì di quelli che
l'allevarono arnese di voluttà, non compagna nella vita. Con le donne
quasi sempre siamo a tempo per correggere: il nodo sta nel saperlo fare.
Poco basta alla donna per apprendere molto, imperciocchè il cuore col
soperchiante affetto le illumini la mente; e in poesia tutto, nelle
altre discipline massima parte resulti dall'intelletto acceso dallo
amore. E se la donna virtuosa è corona di gloria sopra la fronte del
marito, va sicuro che neanche la donna muterà l'illustre consorte
avventuroso o no per veruno di quelli (e fingitelo potentissimo) che a
null'altro sanno raccomandare la propria memoria, eccettochè alle
monete. La donna e l'uomo non uscirono alla vita per vivere separati, nè
per costumare a modo di belve, chè questo non consentono lo spirito
arguto e il senso della dignità, quindi ebbero doti alquanto diverse, le
quali conferite insieme si compiono perfezionandosi. La donna, impera
gli accesi desiri della balda gioventù; la donna quando l'ambizione od
altra più acuta cupidità delusa ti accese la febbre nel sangue, può
posando il tuo capo sopra il suo seno, e con le amorose mani
abbracciandolo, ricondurci il sereno; ti visiterà prigione, ti curerà
infermo; se la vita ti fie croce da portare sul Golgota, quale troverai
Cireneo che più ti sovvenga della donna? E se al contrario un tripudio
sempre felice sopra i fiori al tremolìo di stelle, ella te ne
raddoppierà lo incanto, imperciocchè gioia solitaria sia mezzo dolore; e
morire con la tua nella mano della tua donna quasi pegno di nozze
immortali, non ti par ella esultanza suprema? Certo sì, se avvertirai
come la scienza della lunga vita consista nel sapere morire un'ora.
Qualche volta la moglie non volle sopravvivere al dolce compagno, e la
sola volontà bastò ad ucciderla; quando poi non trovò la volontà potente
da tanto, allora ricorse a partiti estrinseci; e talora eziandio lo
precedè nella morte, insegnandogli con divina virtù come si deva alla
innocenza posporre la vita.
Vi ha tale che sostiene essere i figli un getto di dadi sul tavoliere
della fortuna; o asso o sei, senza che i tuoi accorgimenti valgano, o
poco a riparare come a promovere; e davvero qualche volta sembra per lo
appunto così, ma per ordinario non vi ha natura per trista che sia la
quale non ceda alla virtù del precetto, e meglio degli esempi buoni. La
natura che noi costumiamo considerare inanimata alle diligenze del
cultore s'immeglia, le belve stesse alle amorevolezze ammansiscono, ora
con quale consiglio o con quanta verità vorremo credere disperato con le
anime razionali quello che vediamo partorire ottimi effetti con le
piante e con le belve?
Ah! il figlio buono.... chiudi gli occhi e fingitelo in culla roseo e
come l'_ego dormio sed cor meum vigilat_ dello Albano; — fingitelo
giovancello quando il suo intelletto si apre ai raggi della scienza come
la magnolia a quelli del sole, e tramanda profumi di sapere; — fingitelo
poeta col capo incoronato da una luce che sprilla dai suoi medesimi
pensieri; — fingitilo nel foro, in campo, magistrato o soldato...... si
vide ella mai maggior copia di affetti? E bellissimi tutti e tutti
divini; nella somiglianza loro diversi, nella diversità concordi, pari
ai colori dell'iride, che uniti insieme compongono il fascio della luce,
essi formano Amore.
Comecchè tu sperimenti ottimi la consorte ed i figli, anzi per questa
loro bontà appunto, altri contrappone, ti si moltiplicheranno le
angoscie che tragge seco la famiglia, e lo scioperio, e il divagamento.
Certo se penserai cavare tutta la tua scienza dai libri, corri
grandissimo rischio che l'abbia ad andare così, ma bada che la natura è
il massimo dei libri, e gli uomini e le fortune loro ne fanno le pagine;
e coloro che durano nei tempi imperituri ad altro libro, per ordinario
non lessero se non in questo uno; e affanni, e gioie, e cure, e
necessità sono ale che impennano la fantasia e l'ingegno, non altramente
che per ogni vento blando o impetuoso vibrano le corde armoniche
dell'arpa eolia.
Dallo avvicendarsi uffici benevoli, dai soccorsi scambievoli, dalla
corrispondenza degli affetti, dalla comunione del riso, e più da quella
del pianto, dalla vita insomma per quanto n'è concesso unificata nasce
la sostanza della quale si alimentano gli amori perenni.
Dalla necessità di ben governare il censo avito, o di procacciarlo se
manca, da quella di allevare, nudrire, educare ed incamminare i
figliuoli, stringere parentadi, coltivare le clientele, gratificare le
amistanze, versarsi insomma entro ogni maniera di negozii domestici
oltre a disporre la tua mente a ben considerare le cose, l'arricchisce
del senso pratico senza del quale le teorie o non giovano, o le provi
fratte da scavezzartici il collo. E di questo hai a persuaderti, che chi
governa bene la famiglia, riuscirà eziandio ottimamente ad amministrare
i pubblici negozii; e col trattato del governo della buona famiglia di
Agnolo Pandolfini, o di Lionbattista Alberti che sia, ti capiterà di
mostrarti più atto al maneggio della repubblica, che non co' dogmi di
Aristotele, o co' ghiribizzi di Platone.
Se abbondano in te la tenerezza e la fantasia, la famiglia ti farà poeta
nuovo, ed invece di logorare l'estro a raccontarci amori, su i quali per
quanto Venere piova dallo aperto cinto grazie immortali, ella non può
impedire che dalla materia surgano, e nella materia si spengano, dirai
le gioie e gli affanni dei casti talami, della cuna e della bara de'
figliuoli, i riti, le solennità, le feste, e tutto quello infine che
nella famiglia si accende, e per istarvi celato non tramanda meno il
benefico calore dintorno. Poche di queste poesie abbiamo noi, e
dell'egregie pochissime. Gl'indiani ne posseggono in copia, e le donne
vi si mostrano, e non poteva essere altrimenti, valentissime;
degl'inglesi, degli americani e dei tedeschi non si parla nemmeno: or
come noi ne patiamo scarsezza? Arduo spiegarlo, ma di queste tre cose
una n'è colpa di certo, o manco di affetto svaporato nella tremenda
vanità, o natura vinta dal costume d'imitare poetando anzichè
significare quello che detta dentro l'amore, o difficoltà dello idioma
nostro, che eletto sopra ogni altro mai senza molto studio non risponde
al pensiero amico e franco: ma di questo più largamente altrove.
Se all'opposto soverchiano in te la meditazione e il calcolo, la
famiglia ti somministrerà larghissimo argomento a studii di economia, di
agricoltura, di architettura, di ammaestramento (base suprema e
trascurata troppo della famiglia del pari, che della società), e delle
discipline molteplici che ci mettono capo. Se sai, e se vuoi, gli studii
domestici ti vestiranno di tutte arme così, che uscendo di casa potrai
esercitarti nei certami dei Parlamenti e dei carichi pubblici senza pure
avere bisogno di abbassare la visiera, od allacciarti un fermaglio. I
cittadini si fanno in casa; operano in città.
Distratto in tanti e tanto gravi negozii il letterato nostro riuscirà
senza dubbio meno fecondo: che monta questo? Morire in cento tomi può
talora giovare a cui scrive, ma il fatto prova che nuoce sempre a chi
legge. I nostri vecchi, cessate le faccende fuori di casa, quelle di
dentro messe in sesto, riducevansi nello scrittoio, e quivi dopo molta
considerazione aggiungevano quattro fili o sei alla trama che ordivano
durante la intera loro vita; scarse in numero le opere, ma gemme della
patria letteratura. Quante volte fece, disfece, e rifece poi quel
benedetto Bernardo Davanzati le sue pagine! Però le ridusse a
perfezione, nè per molta industria tu ci adoperassi sopra sapresti o
torre, o apporre, o migliorare periodo; e dirimpetto alla sterile
fecondità moderna, che cosa sono i due volumi del Giannotti, il volume
del Gelli, o quello del Soderini, o l'altro del Vettori, le storie del
Segni, il trattato del Cavalcanti, anzi le stesse scritture del
Macchiavello e del Guicciardino, se ne sceveri quelle che spettano a
negozii pubblici, e dettate per ragione di officio? I diamanti si
lavorano sottilmente con lungo studio, su i macigni si tira giù la mazza
quanto portano i bracci. Nulla importa agli uomini possedere di molti
libri; a bruciarne cinque sesti sarebbe tanto guadagno; preme invece
moltissimo averli buoni.
E tutto questo forse nello spirito di taluni varrà a cancellare le
ragioni esposte sul principio del capitolo, e persuaderli a torre
moglie: e ciò veramente per ora non si vorrebbe. Ci hanno periodi più o
meno lunghi nella vita dei popoli nei quali bisogna con ogni partito
richiamare la perduta virtù, ed anco la primitiva ferocia. Niccolò
Macchiavello parlò distesamente della necessità di ricondurre di tratto
in tratto gli Stati ai loro principii a fine di preservarli dalla
corruzione; questo è da intendersi ai loro contrarii, e così spiegata la
sentenza si accomoda agli Stati ugualmente bene che alla famiglia, ai
popoli che agl'individui. Ora siccome lo scopo non pure degli scritti e
dei pensieri, bensì fino dei palpiti dell'uomo ha da essere il bene
della Patria, in tale stremo ogni dipersione di energia vuolsi
riprendere come quasi delitto. E non direbbe la verità colui il quale
negasse gli affetti per la moglie e pei figli nulla potere sul cuore
dell'uomo. Il cacciatore quando ha messo le mani addosso al leoncello
già tiene il leone, e Tiberio la pensava come il cacciatore rispetto ai
figliuoli di coloro ch'ei disegnava a morire. Saul, quel sì acerbo
cuore, rimpiange di essere padre, però che se nol fosse già si sarebbe
tra i nemici ferri scagliato da gran tempo, e avria già tronco la vita
orribile che viveva; e gli affetti di padre e di marito pur troppo
inviliscono i petti umani, e li dissuadono dai proponimenti feroci. Chi
fra i moderni dotato di natura gentile reggerebbe alla donna sua, amata
del pari che venerata, di alta stirpe discesa, per alti sensi famosa,
farglisi incontra col figlio in braccio, unico frutto di santissimo
amore, su la soglia della porta donde si sorte al campo nemico, e dopo
averlo salutato co' nomi
Di padre, madre, fratello e marito,
scongiurarlo a non varcarla, e starsi seco? Tra i moderni non mi
sovviene alcuno, e tra gli antichi Ettore solo; per la quale cosa anco
dopo tanta onda di secolo la sua fama, comecchè vinto, con altre poche
siffatte costituisce lo scarso patrimonio della dignità umana, mentre la
fama del vincitore lusinga unicamente l'orgoglio del luogo che gli fu
patria. Conchiudesi giovare anzichè nuocere le sollecitudini e gli
affetti di famiglia così allo incremento come allo esercizio delle
facoltà intellettuali, e quelli doversi ricercare e contrarre; a tempi
ordinarii però: negli altri poi dove le necessità patrie t'impongano
stare sempre parato a mettere in isbaraglio la vita, sarà prudente
astenercene. Nello intelletto dello schiavo, che anela a rompere le
dolenti e vergognose catene, non può capire altro pensiero che non sia
libertà.