IV.

Argomento di arguta disamina ci somministra il quesito se giovi o no al

letterato torre donna. Oltre al vero fece fortuna il detto (come ai

mordaci ordinariamente avviene) che il matrimonio nasca dallo amore come

l'aceto dal vino, mentre spesso anco avviene che l'amore, quasi

ritraesse dalla natura del bigatto, non partorisca seta se prima non

abbia perduto le ale. Però difficilmente si potrebbe negare; il fatto

non cammina favorevole allo assunto di coloro che vorrebbero l'uomo

letterato con la moglie al fianco e i figliuolini in grembo; fra gli

antichi Omero per quanto sappiamo, non condusse donna, e dei Latini non

la ebbero Virgilio nè Orazio; dei quattro Poeti, che noi altri Italiani

salutiamo principi, se togli Dante, gli altri rifuggirono le nozze, nè

egli si lodò di cotesta sua Gemma Donati; fra i moderni si mantennero

scapoli l'Alfieri, il Parini, il Foscolo, il Niccolini, il Giusti ed

altri parecchi, e certo quel sentirsi appellare coniugato, per via di

traslazione desunta dal giogo che preme il collo alla coppia dei Bovi,

non è cosa che vada troppo a sangue. Il Byron sperimentò martirio questo

benedetto nodo, e forse lo fece provare. In sentenza poi hacci ribocco

piuttosto che abbondanza d'improperii così in prosa come in rima contro

il torre donna non pure dei letterati, ma di ogni altra maniera

cittadini altresì: anzi la satira contro il matrimonio per coloro i

quali si esercitano in cosiffatti componimenti somministra soggetto

obbligato come sarebbero pei predicatori le anime del purgatorio; e la

fiera filippica di messere Giovanni Boccaccio, da disgradarne quale

altra più acerba di Demostene o di Tullio, vuolsi tacere per non venire

in fastidio alle donne gentili, quantunque, come per mettere un po' di

faldella alla piaga, egli la conchiuda così: «nè creda alcuno, ch'io per

le sopradette parole voglia dissuadere agli huomini torre moglie, anzi

il lodo molto, ma non a ciascuno: lascino i filosofanti sposarsi a

ricchi sciolti, a signori, e a lavoratori; essi con la filosofia si

dilettino, la quale molto è migliore sposa, che alcun'altra.»

Ciò nonostante sembra potersi affermare, che se a molti tornò di

pregiudizio la cura della famiglia, parecchi altri stupendamente

promosse: donde ne deriverebbe a mo' di regola, che per salire in fama

torna lo stesso condurre moglie o lasciarla, e forse giova più averla,

che no. E poichè questo non verrà di leggieri consentito, massime dopo

le premesse poste in capo al capitolo, sarà necessario discorrere

parcamente alquante parole a mo' di dimostrazione.

E non ci ha dubbio, l'amore finchè gli durano le ali e la balìa di

volare vive una vita tessuta col profumo della infinita famiglia dei

fiori; ma i fiori cessano, e la dolce stagione con essi; in breve

sopraggiungono i giorni mesti dove è povero il sole e la natura arcigna,

nè le membra intirizzite tu ti scaldi se non gettando con le proprie

mani legna nel tuo focolare, e l'anima gelata col calore degli intimi

affetti. Havvi una gioia che non teme mutamento di tempo, e per

primavera non cresce, come per autunno non menoma, ed è la domestica: se

la donna torna incresciosa pel vaniloquio, non è sua colpa, ma di cui la

educò frivola; s'ella ti empie d'inezie, di vanità, di voglie

perpetuamente mutabili, di bambineschi intenti, di lussi rovinosi e non

pertanto ridicoli la casa, non è sua la colpa, bensì di quelli che

l'allevarono arnese di voluttà, non compagna nella vita. Con le donne

quasi sempre siamo a tempo per correggere: il nodo sta nel saperlo fare.

Poco basta alla donna per apprendere molto, imperciocchè il cuore col

soperchiante affetto le illumini la mente; e in poesia tutto, nelle

altre discipline massima parte resulti dall'intelletto acceso dallo

amore. E se la donna virtuosa è corona di gloria sopra la fronte del

marito, va sicuro che neanche la donna muterà l'illustre consorte

avventuroso o no per veruno di quelli (e fingitelo potentissimo) che a

null'altro sanno raccomandare la propria memoria, eccettochè alle

monete. La donna e l'uomo non uscirono alla vita per vivere separati, nè

per costumare a modo di belve, chè questo non consentono lo spirito

arguto e il senso della dignità, quindi ebbero doti alquanto diverse, le

quali conferite insieme si compiono perfezionandosi. La donna, impera

gli accesi desiri della balda gioventù; la donna quando l'ambizione od

altra più acuta cupidità delusa ti accese la febbre nel sangue, può

posando il tuo capo sopra il suo seno, e con le amorose mani

abbracciandolo, ricondurci il sereno; ti visiterà prigione, ti curerà

infermo; se la vita ti fie croce da portare sul Golgota, quale troverai

Cireneo che più ti sovvenga della donna? E se al contrario un tripudio

sempre felice sopra i fiori al tremolìo di stelle, ella te ne

raddoppierà lo incanto, imperciocchè gioia solitaria sia mezzo dolore; e

morire con la tua nella mano della tua donna quasi pegno di nozze

immortali, non ti par ella esultanza suprema? Certo sì, se avvertirai

come la scienza della lunga vita consista nel sapere morire un'ora.

Qualche volta la moglie non volle sopravvivere al dolce compagno, e la

sola volontà bastò ad ucciderla; quando poi non trovò la volontà potente

da tanto, allora ricorse a partiti estrinseci; e talora eziandio lo

precedè nella morte, insegnandogli con divina virtù come si deva alla

innocenza posporre la vita.

Vi ha tale che sostiene essere i figli un getto di dadi sul tavoliere

della fortuna; o asso o sei, senza che i tuoi accorgimenti valgano, o

poco a riparare come a promovere; e davvero qualche volta sembra per lo

appunto così, ma per ordinario non vi ha natura per trista che sia la

quale non ceda alla virtù del precetto, e meglio degli esempi buoni. La

natura che noi costumiamo considerare inanimata alle diligenze del

cultore s'immeglia, le belve stesse alle amorevolezze ammansiscono, ora

con quale consiglio o con quanta verità vorremo credere disperato con le

anime razionali quello che vediamo partorire ottimi effetti con le

piante e con le belve?

Ah! il figlio buono.... chiudi gli occhi e fingitelo in culla roseo e

come l'_ego dormio sed cor meum vigilat_ dello Albano; — fingitelo

giovancello quando il suo intelletto si apre ai raggi della scienza come

la magnolia a quelli del sole, e tramanda profumi di sapere; — fingitelo

poeta col capo incoronato da una luce che sprilla dai suoi medesimi

pensieri; — fingitilo nel foro, in campo, magistrato o soldato...... si

vide ella mai maggior copia di affetti? E bellissimi tutti e tutti

divini; nella somiglianza loro diversi, nella diversità concordi, pari

ai colori dell'iride, che uniti insieme compongono il fascio della luce,

essi formano Amore.

Comecchè tu sperimenti ottimi la consorte ed i figli, anzi per questa

loro bontà appunto, altri contrappone, ti si moltiplicheranno le

angoscie che tragge seco la famiglia, e lo scioperio, e il divagamento.

Certo se penserai cavare tutta la tua scienza dai libri, corri

grandissimo rischio che l'abbia ad andare così, ma bada che la natura è

il massimo dei libri, e gli uomini e le fortune loro ne fanno le pagine;

e coloro che durano nei tempi imperituri ad altro libro, per ordinario

non lessero se non in questo uno; e affanni, e gioie, e cure, e

necessità sono ale che impennano la fantasia e l'ingegno, non altramente

che per ogni vento blando o impetuoso vibrano le corde armoniche

dell'arpa eolia.

Dallo avvicendarsi uffici benevoli, dai soccorsi scambievoli, dalla

corrispondenza degli affetti, dalla comunione del riso, e più da quella

del pianto, dalla vita insomma per quanto n'è concesso unificata nasce

la sostanza della quale si alimentano gli amori perenni.

Dalla necessità di ben governare il censo avito, o di procacciarlo se

manca, da quella di allevare, nudrire, educare ed incamminare i

figliuoli, stringere parentadi, coltivare le clientele, gratificare le

amistanze, versarsi insomma entro ogni maniera di negozii domestici

oltre a disporre la tua mente a ben considerare le cose, l'arricchisce

del senso pratico senza del quale le teorie o non giovano, o le provi

fratte da scavezzartici il collo. E di questo hai a persuaderti, che chi

governa bene la famiglia, riuscirà eziandio ottimamente ad amministrare

i pubblici negozii; e col trattato del governo della buona famiglia di

Agnolo Pandolfini, o di Lionbattista Alberti che sia, ti capiterà di

mostrarti più atto al maneggio della repubblica, che non co' dogmi di

Aristotele, o co' ghiribizzi di Platone.

Se abbondano in te la tenerezza e la fantasia, la famiglia ti farà poeta

nuovo, ed invece di logorare l'estro a raccontarci amori, su i quali per

quanto Venere piova dallo aperto cinto grazie immortali, ella non può

impedire che dalla materia surgano, e nella materia si spengano, dirai

le gioie e gli affanni dei casti talami, della cuna e della bara de'

figliuoli, i riti, le solennità, le feste, e tutto quello infine che

nella famiglia si accende, e per istarvi celato non tramanda meno il

benefico calore dintorno. Poche di queste poesie abbiamo noi, e

dell'egregie pochissime. Gl'indiani ne posseggono in copia, e le donne

vi si mostrano, e non poteva essere altrimenti, valentissime;

degl'inglesi, degli americani e dei tedeschi non si parla nemmeno: or

come noi ne patiamo scarsezza? Arduo spiegarlo, ma di queste tre cose

una n'è colpa di certo, o manco di affetto svaporato nella tremenda

vanità, o natura vinta dal costume d'imitare poetando anzichè

significare quello che detta dentro l'amore, o difficoltà dello idioma

nostro, che eletto sopra ogni altro mai senza molto studio non risponde

al pensiero amico e franco: ma di questo più largamente altrove.

Se all'opposto soverchiano in te la meditazione e il calcolo, la

famiglia ti somministrerà larghissimo argomento a studii di economia, di

agricoltura, di architettura, di ammaestramento (base suprema e

trascurata troppo della famiglia del pari, che della società), e delle

discipline molteplici che ci mettono capo. Se sai, e se vuoi, gli studii

domestici ti vestiranno di tutte arme così, che uscendo di casa potrai

esercitarti nei certami dei Parlamenti e dei carichi pubblici senza pure

avere bisogno di abbassare la visiera, od allacciarti un fermaglio. I

cittadini si fanno in casa; operano in città.

Distratto in tanti e tanto gravi negozii il letterato nostro riuscirà

senza dubbio meno fecondo: che monta questo? Morire in cento tomi può

talora giovare a cui scrive, ma il fatto prova che nuoce sempre a chi

legge. I nostri vecchi, cessate le faccende fuori di casa, quelle di

dentro messe in sesto, riducevansi nello scrittoio, e quivi dopo molta

considerazione aggiungevano quattro fili o sei alla trama che ordivano

durante la intera loro vita; scarse in numero le opere, ma gemme della

patria letteratura. Quante volte fece, disfece, e rifece poi quel

benedetto Bernardo Davanzati le sue pagine! Però le ridusse a

perfezione, nè per molta industria tu ci adoperassi sopra sapresti o

torre, o apporre, o migliorare periodo; e dirimpetto alla sterile

fecondità moderna, che cosa sono i due volumi del Giannotti, il volume

del Gelli, o quello del Soderini, o l'altro del Vettori, le storie del

Segni, il trattato del Cavalcanti, anzi le stesse scritture del

Macchiavello e del Guicciardino, se ne sceveri quelle che spettano a

negozii pubblici, e dettate per ragione di officio? I diamanti si

lavorano sottilmente con lungo studio, su i macigni si tira giù la mazza

quanto portano i bracci. Nulla importa agli uomini possedere di molti

libri; a bruciarne cinque sesti sarebbe tanto guadagno; preme invece

moltissimo averli buoni.

E tutto questo forse nello spirito di taluni varrà a cancellare le

ragioni esposte sul principio del capitolo, e persuaderli a torre

moglie: e ciò veramente per ora non si vorrebbe. Ci hanno periodi più o

meno lunghi nella vita dei popoli nei quali bisogna con ogni partito

richiamare la perduta virtù, ed anco la primitiva ferocia. Niccolò

Macchiavello parlò distesamente della necessità di ricondurre di tratto

in tratto gli Stati ai loro principii a fine di preservarli dalla

corruzione; questo è da intendersi ai loro contrarii, e così spiegata la

sentenza si accomoda agli Stati ugualmente bene che alla famiglia, ai

popoli che agl'individui. Ora siccome lo scopo non pure degli scritti e

dei pensieri, bensì fino dei palpiti dell'uomo ha da essere il bene

della Patria, in tale stremo ogni dipersione di energia vuolsi

riprendere come quasi delitto. E non direbbe la verità colui il quale

negasse gli affetti per la moglie e pei figli nulla potere sul cuore

dell'uomo. Il cacciatore quando ha messo le mani addosso al leoncello

già tiene il leone, e Tiberio la pensava come il cacciatore rispetto ai

figliuoli di coloro ch'ei disegnava a morire. Saul, quel sì acerbo

cuore, rimpiange di essere padre, però che se nol fosse già si sarebbe

tra i nemici ferri scagliato da gran tempo, e avria già tronco la vita

orribile che viveva; e gli affetti di padre e di marito pur troppo

inviliscono i petti umani, e li dissuadono dai proponimenti feroci. Chi

fra i moderni dotato di natura gentile reggerebbe alla donna sua, amata

del pari che venerata, di alta stirpe discesa, per alti sensi famosa,

farglisi incontra col figlio in braccio, unico frutto di santissimo

amore, su la soglia della porta donde si sorte al campo nemico, e dopo

averlo salutato co' nomi

Di padre, madre, fratello e marito,

scongiurarlo a non varcarla, e starsi seco? Tra i moderni non mi

sovviene alcuno, e tra gli antichi Ettore solo; per la quale cosa anco

dopo tanta onda di secolo la sua fama, comecchè vinto, con altre poche

siffatte costituisce lo scarso patrimonio della dignità umana, mentre la

fama del vincitore lusinga unicamente l'orgoglio del luogo che gli fu

patria. Conchiudesi giovare anzichè nuocere le sollecitudini e gli

affetti di famiglia così allo incremento come allo esercizio delle

facoltà intellettuali, e quelli doversi ricercare e contrarre; a tempi

ordinarii però: negli altri poi dove le necessità patrie t'impongano

stare sempre parato a mettere in isbaraglio la vita, sarà prudente

astenercene. Nello intelletto dello schiavo, che anela a rompere le

dolenti e vergognose catene, non può capire altro pensiero che non sia

libertà.

Amelia Calani ed altri scritti · 第 12 / 31 题