La seconda necessità dello scrittore italiano consiste nel farsi forte;
e la forza naturalmente distinguesi in fisica ed in morale. Innanzi
tratto vuolsi indagare a che queste forze giovino; in processo come le
si acquistino, smarrite ricovrinsi, acquistate mantengansi. Non si può
negare che qualchevolta le gagliarde membra si uniscono a piccolo
ingegno e a cuore perverso, mentre per lo contrario in fievoli membra
talora balenò anima di fuoco; ma ragionando si devono mettere da parte
l'eccezioni, e tenerci a quello che per esperienza vediamo
ordinariamente accadere; però il senno antico insegnava uomo, giusta sua
natura complesso, doversi giudicare quello il quale possedeva in corpo
sano mente sana. Altri, e per noi ancora, parecchie fiate fu avvertito,
come i Romani solenni plasmatori di uomini appellassero virtus la forza
non feroce, o gladiatoria, bensì corretta da intendimento buono: e così
la sentiva quel santissimo petto del Parini (le poesie del quale valgono
a ritemperare l'anima meglio di venti volumi di filosofia) quando induce
Chirone a favellare al giovanetto Achille così:
Garzon nato al soccorso
Di Grecia, or ti rimembra
Perchè alla lotta e al corso
Io ti educai le membra.
Che non può un'alma ardita,
Se in forti membri ha vita?
Il petto dell'uomo forte rimbomba gagliardo all'urto delle nobili
passioni come lo scudo di acciaio al picchio della mazza guerriera. La
forza fisica comparte potenza di fare e di sopportare, e in verun tempo
mai fu di necessità che gl'Italiani si trovassero capaci all'una come
all'altra virtù. — L'anima sola, comecchè prodigiosa nelle sue facoltà,
non basta per trattare ferro, nè durare alle fatiche ed ai dolori;
talora sembra che cavalchi il corpo a mo' di destriero, ed invero lo
cavalca, lo sprona e lo avventa, ma lo sforzo dura poco e vien meno.
Hanno i Córsi un proverbio egregio, che suona: «se il giovane volesse, e
il vecchio potesse, cosa è mai non si facesse?» La forza resulta dalla
sanità, la quale a sua posta deriva dagli organi sortiti da natura e per
industria mantenuti perfetti; e poichè degli organi si vale lo spirito
per conoscere le cose, egli è evidente, che quanto meglio in questo
stato mantengonsi, più distinte, precise e limpide porgeranno le idee,
dal confronto delle quali emana il giudizio.
La semplice sposizione dei magnanimi gesti rende sublime lo scritto,
poco rileva se prosa o poesia; adesso se nobile intento e degno di lode
è riportarle, divina cosa parrà certamente concepirle ed operarle: ora
senza che il corpo risponda amico all'anima questo non si può. Koërner
cantava e combatteva i nemici della sua Patria, e il commiato della
tremenda canzone fu il sangue sparso sul campo di battaglia; gl'italiani
scrittori abbisognano di membra ben disposte e gagliarde prima per
sentire profondamente quanto si avvisano far sentire altrui; poi per
confermare con l'esempio le parole. Ai tempi nostri furono visti
istigatori indefessi ad avventurarci ad ogni impresa per quanto
arrisicata si fosse: se non arrivava l'ora del pericolo, davvero tra
Achille e loro pareva non ci avesse a correre divario; ma l'ora venne,
ed essi cagliarono; anzi fecero peggio, avversarono e calunniarono chi
qualche ultima favilla della virtù italica accoglieva nel cuore: donde
ciò? Forse da anima venduta? Dio guardi da supporre viltà anco negli
emuli. Questo fie più retto come più onesto credere, che derivasse dalle
membra infievolite troppo nella ignavia e nelle mollizie, cui per
salvare dall'obbrobrio che meritano, decorano col nome di studii civili.
Di tutte le arti tiranniche dobbiamo maledire quella che divezzò i
cittadini dalle armi, le quali sono tutela in guerra, nella pace decoro,
e conferiscono sempre alla prestanza del corpo non meno che alla ferma
salute.
Un atto risoluto può uscire, anzi per ordinario esce da un furore, il
quale per essere subito non cessa di comparire divino, come a mo' di
esempio fu quello di Pietro Micca quando appiccò il fuoco alla mina per
salvare la Patria; e di questo come di tanti altri gesti conformi
troviamo idonei anco i temperamenti segaligni e morbidi, ma la pazienza
delle lunghe e replicate sensazioni dolorose, l'impero dell'angoscia, la
mente indomita fra le torture sono frutto di membra provate al
travaglio. Tommaso Campanella durò 40 ore il tormento a Napoli atroce
così, che le funi segavangli le ossa e le vene gli laceravano; costretto
a sedersi di tratto in tratto sopra il legno acuto e tagliente che gli
_divorò_ la sesta parte della carne, e la terra bevve dieci libbre del
suo sangue, egli non disse verbo, e se ne vanta a ragione. Dei
circostanti, egli racconta, taluni gli dicevano vituperio, ed a
esasperargli il dolore squassavano le funi, tali altri alla sfuggita
della mirabile costanza lo commendavano, ma egli si tacque, perchè
favellando gli sarebbe parso di restare vinto, servo del dolore, e
affatto indegno di vivere. Nè l'uomo può rimanere contaminato se prima
nol consenta; e poichè consentire sta in noi, così del pari sta in noi
serbarci puri. In questa guisa del pari Epitteto scrisse e con lo
esempio confermò, ma nè l'uno nè l'altro avrebbero retto allo strazio
crudele se per abito lungo non si fossero assuefatti alla fatica e
all'ambascia. E per noi Italiani la stagione del dolore, oh! non è anco
passata, no; e in ogni caso giova starci parati a tutto: dicono che
Annibale da quando venne in Italia costumasse portare il veleno dentro
lo anello, nè lo depose dopochè ebbe vinto alla Trebbia, al Trasimeno, e
a Canne, e fece bene, che lo adoperò più tardi, e noi da gran tempo
proviamo la fortuna nemica. Forte di membra pertanto d'uopo è che sia lo
scrittore italiano per sentire e per patire, per significare alla Patria
parole magnanime, e per confermarle con l'esempio.
Le membra gagliarde apparecchiano albergo convenevole all'anima forte;
donde deriva cotesta ordinata compostezza di concepire, di esprimere e
di fare. La forza vera non si mostra mai arruffata, nè disonesta la sua
dignità con moti violenti; i forti quasi mai sono feroci, i deboli
impauriti sempre. La massima parte dei simulacri vetusti di Ercole
rappresentano il semideo in atto di riposo, e ciò dovrebbe avviare la
mente a meditarci sopra, perchè più c'insistiamo col pensiero e più
troviamo stupenda la sapienza degli antichi effigiata per via di
simboli. Dalla contemperata fortezza dell'animo e del corpo emana il
senso del buono e del bello morale, quasi dalle corde l'armonia; e
l'armonia insomma invita ad operare il gesto illustre, e a cantarlo:
piacciono le azioni magnanime perchè armoniche e belle, le nefande
aborrisconsi perchè stonano e appaiono laide. E qui ancora a significare
intero il concetto bisogna ricorrere al senno amico, che finse Amore
seduto sul dorso del Leone guidarne i passi modulando la lira. Giammai
fu vista più bella immagine significare concetto più bello.