DELLO SCRITTORE ITALIANO

Avendo meco stesso considerato questa materia dello italiano scrittore

con quella gravità che il mio intelletto mi consentiva, tale e tanta

ella venne ad allargarmisi per mano, ch'io la conobbi argomento di

nobilissimo volume. Di vero nessuno speri vedere il tempo della messe,

se quello della seminatura non preceda; ora, in questo verno apparente

del mondo, spetta allo scrittore ammannire la lieta stagione;

imperciocchè a cui bene intende nel gennaio sta la ragione del luglio.

Volendo pertanto fare cosa profittevole, non era dato conseguire lo

scopo mettendo fuori lo scritto a brani, e ad intervalli di tempo non

brevi; chè il nesso dei raziocinii si smarriva, e forte correva pericolo

di comparire avventata, e peggio una proposizione disgiunta dalle sue

premesse, la quale, unita a quelle, i lettori avrebbero accolta come

naturale; forse anco necessaria. Cessiamo per queste cause la

pubblicazione della opera in frammenti, e ci riserbiamo a farla tutta di

un tratto, parendo a noi, che i tempi desiderino di questa maniera

libri. Gli anni crescono, la libertà diventa adulta, e gli uomini dei

liberi istituti stannosi sempre al _pappo_ e ai _dindi_: perchè poi

altri giudichi se come sembra a noi il libro meriti uscire alla luce,

porremo in termini stringatissimi gli argomenti, che abbiamo preso a

discorrere.

Come, ed a che fine le scienze fisiche si abbiano a studiare; quali

vantaggi ne attenda la Patria: sapere in parte è ritrovare, ma oggimai

non possiamo più perdere, nè rinnovamento di barbarie vuolsi temere.

La economia politica, ora fa pochi anni negletta, oggi massimo assunto

di scienza: il fine della vita umana è la ricerca del meglio: non si può

contrastare, che i garbugli piacciano ai malestanti, donde deriva nei

prudenti la necessità di torne via le cause. Lo scopo delle rivoluzioni

comparisce ordinariamente moltiplice, ma in fondo ci si agita sempre

l'interesse; massime ai giorni nostri: si dimostra la materia. La

Francia nel sovvertimento degli ordini politici nel 1848, ebbe in mira

mutare gli economici; riuscita a male la prova, oggi s'industria, dacchè

forza non valse, venirne a capo con la pazienza. Il debito pubblico fa

l'ufficio di vincolo estremo, che tiene uniti gli Stati decrepiti,

essendo ogni altro legame caduto in pezzi. Della indifferenza dei popoli

agl'istituti liberali qualora gli sperimentino inetti a fruttare copia

maggiore di beni. Incapacità su tale proposito degli uomini di Stato, e

non italiani soltanto. Dimostrazione del come il dispotismo non possa

partorire altro che danni.

Paure di governi artatamente esagerate: nel moto consiste la vita; ogni

secolo si trova sospinto da speciale corrente, cui contrastare è

temerario e vano, provvedere che proceda ordinata, prudente ed utile:

secolo oggi va composto di 10 anni.

Le scienze economiche tollerano meno delle altre i parabolani, e sono

quelle dove ne occorrono più. Le teorie come e quanto ingannino: errori

intorno al debito pubblico: errori su la libertà del commercio.

Sventura massima della facilità di sbagliare non solo nella economia

politica, bensì in tutte le scienze le quali si versano sul reggimento

degli Stati, donde avviene che le riforme non giovino, anzi nuocano. Si

discorrono alcuni errori circa alla libertà della educazione, e circa la

libertà della stampa; ancora degli errori su l'autorità dittatoria, e su

la magistratura immutabile. Come siensi provati i giudici la più parte

avversi ai liberi istituti, e perchè. Digressione intorno alla qualità

delle leggi, alla condizione dei tempi, ed all'ufficio in che abbiamo

veduto spesso adoperata la legge. Errore rispetto al modo di esercitare

il suffragio universale, ed errore anco più grave, intorno alla

efficacia e potenza di quello.

In che cosa consista la pratica dei negozii, e quale possa meritamente

appellarsi uomo pratico.

Scopi delle scienze economiche rispetto al governo dei popoli sono

questi: giungere in virtù di legge a far sì, che i pesi nei bacini della

bilancia pareggino, o di troppo non differiscano, o con perpetua

altalena si alternino; poichè la somma dei beni a tutti non basta,

voglionci istituti, che da un lato promuovano la parsimonia, dall'altro

agevolino l'acquisto. Lusso, flagello economico e morale dei popoli: i

buoni costumi rimediano meglio alla ulcera del lusso; le buone leggi

rimediano meglio alla difficoltà di acquistare. Esempii di leggi a

questo fine adattate, e di altre no.

Esame del sistema delle tasse quanto alla indole loro, al modo di

repartirle, e al modo di esigerle: importanza del modo di repartirle:

danni derivati dal modo di esigerle, praticato fin qui. Quanto ardua la

distribuzione della imposta; se giovasse aumentare la prediale; le

gravezze spartite in ragione geometrica, odiose, e causa di subuglio.

Balzello improvviso sopra il lusso pericolosissimo a motivo delle

industrie urbane cresciute a dismisura in danno delle agricole. Guai

nati da siffatto squilibrio; necessità e difficoltà di rimediarci.

Se possa farsi a meno di classi privilegiate negli Stati, e quali queste

classi sieno. — Innanzi tratto ragionasi delle cause di alienazione dei

cittadini dai carichi pubblici, e perchè la famiglia sia divenuta ostile

alla comunanza. Propongonsi i rimedi, e si discorrono i benefizii così

morali come economici che ne hanno ad uscire. Di qual maniera la

operosità generi la operosità, e della vita pubblica e privata degli

antichi.

Sacerdozio presso gli antichi che fosse, e se potesse rinnovarsi fra i

moderni. — Se i cittadini possano e devono decidere i piati civili:

assurdo del reputarli capaci a giudicare i commerciali, e i civili no:

assurdo peggiore del proporli a giudicare della vita, e ributtarli dal

decidere degli averi degli uomini. Delle leggi, e quali il mondo le

aspetta.

Si cerca se possano risparmiarsi gli eserciti stanziali, e, potendo, se

di qualunque maniera armi: posto che di tutte non si possa, con quali

modi si abbiano a comporre gli eserciti. Considerasi la soppressione

degli eserciti stanziali rispetto alle economie, alla morale, alla

salute del corpo.

Come sia in parte vero, ed in parte no, che i moderni trovati della

scienza nuocano, o almanco nulla giovino alle classi bisognose.

Degl'istituti di credito; e scopo vizioso ed utile di questi; però

siffatta spuma di denaro sbattuto al povero non giova o poco, e di

rimbalzo. Che cerchino i prestatori; e si dimostra essere quello che

esclude per necessità la chiesta del prestito. Il capitale va in traccia

del capitale vero o presunto, la probità non cura, o poco; e sola

ordinariamente non basta. Si chiarisce come con piccolo soccorso le

popolesche industrie si alimentino. Si propone base più razionale per le

banche di credito: disegno di una banca ordinata per provvedere ai

bisogni del popolo, come abbia ad amministrarsi, e su che fondarsi;

quali benefizii se ne possano sperare.

Educazione considerata rispetto alla economia: educazione universale

efficace; la parziale nociva; deve imporsi però che la vaccinazione

della ignoranza prema per lo meno quanto quella del vaiolo. Errore della

educazione gratuita; vuolsi pagare e da cui. Come hassi a compartire ai

figliuoli del popolo perchè approdi. La libertà dello insegnamento giova

nei governi novelli costituiti con forme opposte al governo vecchio? La

uniformità della educazione nuoce al fine ch'ella deve proporsi? Ragioni

per le quali si chiarisce come, almeno nei primordii, ella ha da

ritenere del monastico e del soldatesco. La educazione primaria come sia

spada a due tagli; necessità che la educazione sia congegnata in guisa

che le parti stieno bene insieme e disgiunte, così che ognuna sia in sè

completa, e non dimanco porga l'addentellato alle altre. Chi più sa, più

può; per questo la educazione da un lato cresce il capitale, dall'altro

ne impedisce lo sperpero; si dimostra la verità della regola per via di

esempii ricavati dallo esercizio di arti e mestieri.

Della guerra, e perchè, dopo avere figurato fra le scienze fisiche,

ripongasi fra le morali. Se ambiziosa pretensione sia la _filosofia_

della guerra, ed in che consista quanto alla indole della impresa che

combatti, alla qualità delle genti che capitani, e delle altre contro

cui ti muovi, ai popoli amici o avversi in mezzo ai quali ti avvolgi,

alla disciplina, al modo di campeggiare, all'annona, alla notizia dello

ingegno del capitano avversario. Della pace universale; e si dimostra

possibile con ragioni ed esempii. Se ad uomini che non fanno professione

di soldato si addica trattare di cose militari. Del Macchiavello e del

Clerk d'Eldin. Dignità del soldato e sue lodi: temerarie parole del

gesuita Curci contro la virtù militare.

Scuole di politica quante. Dei metafisici, degli eclettici e degli

empirici. Se i partiti buoni emendino il cattivo indirizzo, o se il

buono indirizzo giustifichi i partiti rei, e fatti storici esaminati.

Difficoltà della politica; quali e quanti gli scopi di lei. Si discute

sotto parecchi aspetti la quistione della unità: considerazioni intorno

alla forma tellurica della Italia, alle origini dei popoli che

l'abitano, ai reggimenti diversi; anco il dispotismo, non essendo

raccolto in una mano sola, ebbe andatura ed effetti varii. Dei

municipii, e beni e mali di questi. Repugnanze dei popoli a mescolarsi.

Partiti per la unità d'Italia. Se possa attuarsi il suffragio

universale, e, potendosi, se tornerebbe favorevole alla unità. La forza

interna spegne la libertà, se esterna la indipendenza, durando poco, se

molto anco la naturalità. Fatti storici esaminati. Del concetto di Dante

Alighieri su la unità d'Italia. Ostacoli per unire in fascio i popoli

membri della stessa famiglia. Indagini intorno alla unità della Francia.

Se possa accettarsi lo Stato federativo come forma transitoria, e se

pregiudichi irreparabilmente le ragioni dell'avvenire: ostacoli

incontrati per lo addietro da questo partito, e se sarebbero da temersi

adesso sì dentro che fuori. Principi quanto sieno più previdenti dei

popoli. Qual corra obbligo alla Francia di riparare ai danni recati alla

Italia. Francia ed Inghilterra poco amiche fin qui alla unità d'Italia,

e perchè; a partirla in tre Stati le proveremmo forse benevole.

Condizioni della politica italiana. Quanto sia magnifico scopo la unità,

e nondimanco il maggiore impedimento verrebbe dagl'Italiani, eziandio a

partirla in tre Stati. Digressione su la Sicilia ed i Siciliani. Teoria

del Gioberti, che la nazionalità non patisce discussione; s'illustra

questa dottrina, e si chiarisce come la si abbia ad intendere.

Ragionamento intorno ai gravami messi in campo dai Siciliani in odio

dell'amministrazione di terraferma.

Della libertà; come sia definirla malagevole: in quante guise siasi

intesa ed in quante fatta consistere, così appresso gli antichi, come

appo i moderni; si esamina la indole della libertà nelle repubbliche

greche, nella romana, in quelle dei tempi mezzani. Dove la esperienza

insegna potere consistere la libertà. Se possano proporsi sistemi

compiti di governo: inanità dei programmi ministeriali, ed insania di

cui li pretende; se ne adducono le ragioni. Quello che ai ministri si

deve chiedere, e del come e' si abbiano a badare. Della opposizione

parlamentaria, e del sindacato. A cui spetti mettere fuori gli schemi di

legge, e come li deva proporre. Necessità del fidarsi, e pericoli che

l'accompagnano. Che giova più, leggi buone con uomini tristi, o

viceversa? Delle forze politiche a cui bisogna che i governi si

accomodino; indole, intenti e fini della politica quali. Parallelo del

Guicciardino col Macchiavello. Se la libertà possa precedere i buoni

costumi. Dei vizii, e del modo di giovarsene negli ordinamenti politici.

I partiti estremi donde nascano, e perchè durino. Dottrina del fare ad

ogni costo, anco male; parole gravi contro i fautori di quella.

Statuto quale abbia da essere, e modi di attuarlo: quali sieno le

riforme che più durano, e che cosa si propongano. Gli statuti nacquero

con la necessità di morire presto, o riformare quotidianamente: essi

tolsero il còmpito di condurre con ordine la opera della rivoluzione.

Querimonie di Carlo Botta sopra la libertà imposta alla Italia dai

Francesi, e in che paiono giuste, ed in che no. Necessità che i governi

dei varii popoli europei non discordino troppo fra loro, affinchè la

libertà metta piede stabile in Europa. Quale forma di governo si addica

adesso alla Italia. Se possa torsi via dagli Stati l'elemento

aristocratico ora, e poi. Democrazia a cui giovi, ed a che nuoccia:

Aristocrazia dove fa buona prova. Le democrazie pendono più che non si

dubita alle monarchie, e vivono d'accordo: esempi della proposta. Quale

forma di governo appaia più idonea a sostenere la guerra, scopo massimo

degl'Italiani. Opinione del Palmerston erronea; quanto più liberi i

popoli, tanto più pugnaci. Milizie delle repubbliche del medio evo, ed

in che si rassomiglino alle moderne inglesi: eserciti di Stati liberi

confrontati con quelli dei dispotici. Necessità di conservare gli

elementi monarchico ed aristocratico forse lungo tempo; l'aristocratico

sempre. Parlasi dello elemento monarchico nelle antiche repubbliche, ed

anco nelle moderne. Assurdo di popolo chiamato una volta a farsi il re,

e poi servire sempre. Logica della dottrina della legittimità: pericoli

delle monarchie ereditarie. Quale possano avere durata le monarchie

miste: _sempre_ parola scritta dalla Follia nel dizionario delle lingue

umane, e cancellata dal Senno.

Delle cautele da prendersi nei governi rappresentativi, e necessità di

studiare le provvidenze adoperate dagli antichi Stati italiani. Queste

cautele nel 1848 o non si seppero, o non si presero. Si cerca e si

chiarisce la ragione per la quale i ministri della Corona, da qualunque

partito si cavino, eletti appena pendano allo stringato. Proponesi nuova

e più razionale maniera di eleggere i ministri. Legge intorno ai reati

ministeriali; difficoltà di farla eseguire. Sindacato perchè sia

efficace come deva istituirsi, e da cui praticarsi: facile azione del

sindacato, come quella che non implica accusa nè colpa, mentre l'accusa

suppone sempre il delitto.

Ragioni con le quali si dimostra la breve durata dei ministeri

profittevole alla cosa pubblica: obiezioni e repliche.

Se lo esercito nei governi costituzionali deva commettersi al potere

esecutivo; massime educato nella dottrina della obbedienza cieca e

passiva. Dissertazione intorno alla natura della obbedienza del soldato.

L'esercito per lo scopo dell'azione deve dipendere dal Parlamento;

quanto al modo di operare, dal potere esecutivo. Chi dispone a suo senno

delle armi quegli è tiranno. Sentenza del Foglietta sopra Andrea Doria,

che predicava avere restituito Genova alla libertà, e riteneva il

dominio delle galere.

Obbligo imposto ai soldati di ammazzare i commilitoni colpevoli quanto

ingiurioso alla onorata milizia. Obietto della necessità di valerci

dello esercito nei casi subitanei senza consultare il Parlamento

confutato.

Non si potendo abolire l'aristocrazia, in qual modo la si abbia ad

accettare. Emulazione dentro certi confini mantiene vivaci le forze

dello Stato, trasmodando le sperpera. Confronto della ingratitudine dei

popoli con quella dei principi: si dimostra con gli esempii come

talvolta sia necessaria, e non pertanto partorisce la rovina degli

Stati. Ordine senatorio opportuno ad ovviare i mali della ingratitudine,

ed esame di un concetto del Sieyes. Prerogative ed importanza del

Senato.

Deputati come si devano eleggere: fallace fondamento elettorale su cui

si basarono gli statuti italiani, ma non si poteva fare a meno sul

principio: chi ebbe modo di riformarlo in processo di tempo e se ne

astenne o non sa che cosa sia governo, o fu ignavo, forse anche peggio.

Come si voglia chiamare la democrazia a prendere parte alle elezioni.

Dei brogli dannosi alla libertà, e partiti per prevenirli. Della plebe,

e perchè ributtata dagli uffici pubblici, e mantenuta ignorante

favorisca la tirannide. Opinioni contrarie intorno al pregio della

plebe; fatto sta ch'è piaga, e piaga dura perchè così si vuole. Partiti

per immegliare le plebi persuasi dalla ragione di Stato del pari che

dalla carità cristiana: intanto che le plebi si srugginiscono come le

dovrebbero essere rappresentate nei Parlamenti. Degli avogadori nella

repubblica veneziana, e degli abati del popolo in quella di Genova.

Dimostrasi la suprema necessità che i deputati ricevano stipendio dai

Comuni che rappresentano; cause che informarono lo Statuto toscano in

proposito. Mandato gratuito dannoso alla bene ordinata democrazia:

quello che sentisse e quello che disponesse su questo particolare il

generale Paoli, uomo copioso di senno pratico sopra ogni altro italiano.

Della opposizione parlamentaria, e di quante specie ella sia: quale non

debba patirsi; però dove cessi il governo rappresentativo intisichisce.

Deputazione è ufficio solenne; il deputato che senza congedo ottenuto e

senza causa chiarita non risponde tre volte all'appello deve

irremissibilmente cassarsi.

Deputazione a mo' dei benefizii curati esclude il cumulo; si espongono

le cause per le quali sembra non pure logico ma onesto che i salariati

dal governo devano rimanere esclusi. Governo che non attende con ogni

diligenza a procurare sincere elezioni crea il paese _legale_ diverso, e

talora anche contrario al paese _regale_ con manifesto pericolo della

libertà. Il governo che vizia l'elezioni è pari al pilota il quale

incomincia la navigazione buttando in mare la bussola.

Legge che sia. Cicerone la definisce meglio degli altri; tuttavolta si

mette avanti una nuova definizione e si spiega. Parlasi dei fini a cui

mirano le leggi. Ragione di agire delle forze fisiche e morali dell'uomo

di fronte al soggetto sopra il quale si versano. Distinzione prima delle

leggi in due sorti; a cui spetti proporne sì le une che le altre. Modi

pessimi di discutere le leggi, e quali parrebbero ad usarsi più

dicevoli; che ne pensasse il generale Paoli, e come provvedesse.

Del sorteggio adoperato dagli antichi, e se possa praticarsi dai

moderni.

Se si abbiano a desiderare leggi stabili, o se considerare ponti da

muratori, che levansi dal muro, e si fissano più in alto di mano in mano

che la fabbrica avanza.

Da capo dei vizii, e come possano adoperarsi per argomento di leggi: in

qual modo abbiano saputo approfittarsene gli antichi.

Considerazioni sopra il concentramento degli ordini amministrativi.

Parlasi di Federigo re di Prussia e di Napoleone I; differenza del

principio e delle conseguenze dei sistemi loro. Il primo spinse la

necessità dello Stato, e bene si mosse, meglio andò, sapientemente

stette, sè ed i popoli avanzando mentre visse, felicitandoli nello

avvenire: non così Napoleone, spinto più che altro da indomata

improntitudine. Il concentramento comecchè in certe occasioni utile

partorisce sempre la rovina della libertà: si chiarisce falsa la

opinione, che sopra ogni altro ordine esso basti a governare

gagliardamente; dove arriva taglia, ma a tutto non arriva; anzi troppo

più che non si pensa lascia di fuori. Ciò che nocque massimamente al

governo degl'Inglesi nell'India fu l'amministrazione di soverchio

concentrata: moniti di Enrico Russell con superbia molta e consiglio

poco respinti. Governi concentrati in Italia esosi allo universale;

prosperità mirabile dei nostri Comuni italiani donde muovesse. I governi

concentrati nuocono alla libertà, ma i larghi disordinati apparecchiano

la tirannide: assunto supremo sta nel dare buono assetto ai governi

larghi purgandoli da' vizii che gli rovinano. Come si possano condurre

due Stati ad accordarsi di formarne un solo. Statuti nostrani antichi

non consultati nella composizione dei nuovi. Statuto del generale Paoli.

Statuto di Leopoldo I. Ricercasi se lo Statuto Leopoldino sia stato,

come Carlo Botta spaccia, _una spiritosa invenzione_; prove della sua

verità somministrate dal senatore Gianni e dal granduca Leopoldo II.

Ricercansi le cagioni del primo Statuto toscano, e di quello del Paoli,

e come dovrebbero adattarsi agli Stati italiani. — A che cosa Leopoldo I

i beni della religione di Santo Stefano destinasse; quello che egli

sentisse degli eserciti stanziali, e come volesse possedere le milizie.

Distinzione tra milizie civiche e soldati volontarii; con le milizie

civiche possono ottimamente vincersi le guerre, e se ne adducono esempi.

Ordini egregi di Leopoldo I intorno alle fortezze dello Stato. Del

castello di San Giovambattista, del duca Alessandro, e di Filippo

Strozzi. Provvidenze dell'inclito principe circa alle cariche pubbliche,

ai benefizii ecclesiastici, alle pensioni, alle promozioni, ed alle

esclusioni, le quali apparvero tali, che nè anco i repubblicani

saprebbero immaginarle nè maggiori, nè più libere: per ultimo Leopoldo

I, volendo accertarsi che le assemblee rappresentassero il paese

davvero, prescrisse avessero a rimanerne esclusi gl'impiegati, gli

ufficiali di corte, ed anco i semplici pensionati.

Trattasi della prima rivoluzione di Francia, e delle cause che la

spinsero a commettersi in balìa di un soldato. Quale fosse l'animo di

Napoleone giovane, e come indi a breve mutasse consigli. Ragioni della

comparsa e della durata del primo impero: ragioni della sua decadenza.

Napoleone presentendole si appiglia a più maniere partiti per ovviarle.

Delle pratiche di Erfurt, e cagioni per le quali si possono credere

vere: riscontri storici diligentemente raccolti: s'indagano le cause che

secondo la verosimiglianza fecero capitare male coteste pratiche col

Russo. Napoleone le aveva tentate innanzi con la Inghilterra, e del pari

senza pro. Concetto napoleonico in che cosa pari, ed in che disforme a

quello di Alessandro Macedonio, di Carlomagno, Carlo V, e di parecchi

altri conquistatori. Fine della guerra russa, il quale avrebbe sortito

Napoleone, se non gli ostava la Provvidenza.

Trovati dei dottori politici per ritemperare la monarchia di diritto

divino con certe arguzie di libertà annacquata, che non attecchiscono.

Cortigiani e clericali imbaldanziti presumono restituire gli ordini

vecchi; mettendosi al cimento delle ultime prove se perdono, e con esso

loro la monarchia di diritto divino.

I dottori accaparrano la monarchia popolesca, e la circondano di nuovi

arzigogoli idonei a spingerla verso il precipizio, e presto: inettezza

suprema dei pretesi moderati a reggere gli Stati chiarita a prova. Il

pessimo dei concetti nei governi sta nel non averne alcuno, e dondolarsi

su tutti. Quello che puoi fare procura che torni in benefizio de' più,

poi fallo fino in fondo e presto; altrimenti i popoli si disamorano

della libertà, e ricascano sul vecchio, e talora anco peggio.

Mette capo la seconda repubblica in Francia, ma bacata dalle dottrine

dei perpetui dottori che l'entrano in corpo. Si dimostra come non fosse

Luigi Napoleone quegli che spense la repubblica: ogni partito tirando ai

proprii interessi, non si sa perchè dovesse egli astenersi di fare i

suoi. Esame degl'intendimenti del popolo di Francia, e se meritino

biasimo o piuttosto lode. Quello che il popolo francese restituendo lo

impero si proponesse. Indagasi con pacata disamina se lo eletto del

popolo all'aspettativa di lui abbia corrisposto; suoi concetti e sue

opere così dentro come fuori, e quali razionalmente argomentando

sarebbero le seguenze del suo operato per la Francia, per la Italia e

per la Germania.

Se i presunti concetti dello imperatore di Francia offrano probabilità

di riuscire, e riusciti se di durare; quali i fatti che avranno virtù di

attraversarli.

Delle storie ed importanza loro; come le si abbiano, e da cui si abbiano

a scrivere. Quello che gli scrittori italiani dovevano fare e non hanno

fatto: abbietti scartafacci dei tempi nostri, che la vergogna vieta di

appellare storie. Dei libri dei moderati, e di quelli dei repubblicani.

Se la verità, la decenza e la reputazione del paese, che pure si compone

di quella dei suoi uomini, sia rimasta offesa più dalle sfrontatezze dei

nostrani o da quelle dei forestieri. Se la storia deva ingolfarsi nei

gineprai di trattare per minuto delle guerre, delle paci, dei trattati e

simili, ovvero chiarire qual popolo nel cammino dei secoli stornò e per

quali cause, e quale altro progredì sempre retto, ed in grazia di quali

sussidii: chi fu più fecondo di opere grandi, e chi ebbe copia maggiore

di cuori generosi e d'intelletti divini. Conoscere la virtù alma

generatrice di quanto sublima la nostra natura, dimostrarla, promoverla,

alla venerazione del secolo additarla, e con essa le sue divine compagne

la Risoluzione e la Speranza compiono l'assunto massimo dello scrittore

di Storie.

Dei giornali: _apotete_ degli ingegni gobbi, ed anco dei fatti bene pur

troppo: scuole di errore e di arroganza: rovina ultima della favella

italica; i libri sotto questa pianta parassita prima di nascere muoiono.

Questi a un di presso sono gli argomenti che ci studiammo trattare nel

nostro scrittore italiano. Chiunque legge comprenderà agevolmente come

non potrebbe desiderarne altri i quali fossero o più gravi per la

materia, o più opportuni per la necessità, o più palpitanti[11]

d'importanza a cagione delle fortune nelle quali versiamo; certo egli

dubiterà del nostro valore ad esporli in guisa che la patria se ne

approfitti, e a parlare schietto questo timore travaglia noi quanto lui,

e forse anco più: ad ogni modo è forza dire prendendo consolazione nel

riflettere che una di queste tre cose non ci può venire meno: o qualche

utile verità troveranno chiarita, e tale da avvantaggiarne la Patria, e

tanto ci tornerà a premio oltre la speranza: o tutto lo scritto

apparendo erroneo ecciterà altri a indagare le cagioni del vero, e per

benefizio universale dichiararle, ed anco questo fie che a noi piaccia:

o per ultimo quando il libro ad altro non fosse buono che a porgere

testimonianza come l'ultimo pensiero che prima di pigliare sonno

lasciamo sul capezzale è la Italia, e il primo che ci troviamo

svegliandoci sia parimente la Italia, giudicheremo avere dato esempio

buono alle generazioni che crescono, e procurato a noi desiderabile

incremento di fama.

[11] Rassicurinsi i pedanti, che si sono gittati su la bella

Firenze come su bestia morta, e colà parlano di lingua a mo' che

i dannati ragionano delle glorie del paradiso: per giustificare

il _palpitante_ per siffatta guisa adoperato, ci sovviene

l'autorità del Bembo negli _Asolani_.

Amelia Calani ed altri scritti · 第 8 / 31 题