CAP. V.

Questione di danaro.

Non si fondano latterie sociali senza danaro sul tavolo. Bisogna

spendere per fare l'impianto della latteria, cioè preparare locali ed

attrezzi; bisogna avere un gruzzolo alla mano per supplire alle spese

d'esercizio almeno nei primi mesi, sinchè vengano riscossi i denari

della vendita dei formaggi e sia avviata la circolazione di cassa; se

lo statuto concede un determinato prezzo al latte, bisogna assicurarsi

anche la somma occorrente a pagare il latte ai singoli soci. Prudenza

vuole che sia preveduto il modo di colmare le eventuali lacune che si

manifestassero in caso di cattivi affari della latteria. Occorre dunque

il cosidetto _capitale sociale_.

Il comitato promotore deve stabilire il modo di radunarlo e questo deve

essere sanzionato in apposito articolo dello statuto sociale, come ho

già detto. Siccome la spesa grossa è quella richiesta dall'impianto,

è naturale che il comitato stesso prima di presentare lo statuto

all'assemblea debba fare studi e preventivi in proposito, pur evitando

di limitare l'orizzonte della latteria in quanto riguarda l'indirizzo

tecnico da dare alla stessa.

Ho detto spesa grossa quella dell'impianto. Ma qualcuno potrà opporre

che certe latterie si sono fondate con qualche centinaio di lire

appena, racimolate o qua o là sotto forma di donazione per parte del

comune o di qualche altro corpo morale; esse spesero poco o nulla

pei locali, che ebbero in affitto anche gratuitamente; da qualche

benefattore ebbero gli attrezzi principali, come bacinelle, zangola,

ecc. dagli stessi soci, che già li possedevano, tutt'al più comperarono

la caldaia di rame. Sono encomiabili i corpi morali ed i privati

che conferiscono sussidî per la fondazione di latterie sociali, sono

ammirabili gli ingegnosi contributi di attrezzi e di materiali e di

lavoro manuale che si videro applicati in certe latterie sociali, ma è

bene affermare che queste sono le vie di ripiego e che se fossero le

sole vie capaci di dar vita a latterie sociali, la parte maggiore e

migliore delle latterie cooperative italiane oggidì non esisterebbe.

Insomma l'esperienza insegna che il capitale sociale occorrente per una

latteria, atta a lavorare da 4 a 10 quintali di latte al giorno, varia

da quattromila a dodicimila lire, secondo l'importanza dell'impianto

e secondo che occupansi locali già esistenti oppure che si fabbrichino

locali appositi.

Per procurarsi un capitale di parecchie migliaia di lire, il modo più

equo e più razionale è certamente quello di cotizzare tutti i soci

indistintamente, facendo loro versare una somma proporzionale al numero

delle vaccine che possedono, somma che si può anche concretare sotto

forma di _azioni fruttifere o no_, rimborsabili o no, per quanto lo

permettono le risultanze dei futuri bilanci.

Per esempio, una latteria che abbia 250 vaccine inscritte potrà avere

circa 10 quintali di latte al giorno, ritenendo una consegna media

di 4 kg. di latte per ogni vaccina e dedotto il latte che ogni socio

trattiene pel consumo della famiglia.

Per radunare un capitale di 10,000 lire bisogna imporre un azione di

40 lire per ogni vaccina; se però i soci escludono la costruzione del

caseggiato, riducono l'acquisto degli attrezzi al minimo possibile ed

approfittano di qualche facilitazione o donazione, allora il capitale

occorrente può essere ridotto a circa 2500 lire, per cui basta

l'obbligazione di 10 lire per ogni vaccina a raggiungerlo.

Questo sistema di reclutamento del denaro cammina speditamente finchè

si tratta di proprietari che hanno qualche diecina di capi lattiferi,

e che unitamente ad un certo grado d'istruzione hanno anche un

gruzzoletto di soldi deposto sopra un libretto di risparmio, oppure

nascosto in fondo del cassettone.

Ma quando si tratta di povera gente, che possiede una o due meschine

vaccherelle, che a mala pena vive alla giornata, tirandola coi denti

e forse con qualche arretrato da pagare, il sistema di reclutamento

del capitale sociale in discorso incontrerebbe difficoltà gravissime.

Se poi al vuoto della borsa si combina la scarsa preparazione degli

animali e la debole fiducia nell'esito della latteria, si può essere

certi che neppure un soldo anticiperanno codesti presunti soci.

Ed allora bisogna ricorrere ad altro espediente e cioè al prestito

presso qualche istituto di credito o presso un privato. Non poche

latterie furono sovvenute da Banche popolari, anzi talune si possono

chiamare emanazioni di una qualche Banca popolare. Dunque i soci

assumono un capitale a prestito, con obbligazione collettiva, a mite

interesse, capitale da restituirsi a rate annuali entro un decennio,

aumentate dei corrispondenti interessi maturati.

Con qual denaro si pagano le rate annuali? Col profitto della latteria.

Infatti mettendo a parte soltanto un centesimo per ogni chilog. di

latte lavorato, una latteria, per esempio, che dispone anche di soli

4 quintali di latte al giorno, mediante la trattenuta sugli utili

spettanti ai soci di un centesimo per chilog. di latte, raccoglie 4

lire al giorno e quindi 1440 lire all'anno. Si vede dunque che così

facendo, in dieci anni si pagano dei grossi debiti. I soci non si

accorgono del centesimo loro trattenuto ed alla fine dell'opera si

trovano comproprietari della latteria senza aver cavato colle loro mani

un soldo di tasca.

Ma non tutti gli affari in cui entra quel coefficiente morale che è

la fiducia procedono a rigor di logica e sopra una falsariga comune;

fra le altre cose può darsi il caso che non tutti i soci si dichiarino

solidali circa il prestito che intendono contrarre, ed allora bisogna

che firmino il contratto i più fiduciosi, i più audaci ed i più

danarosi, sostituendo così la loro responsabilità personale a quella

della totalità dei soci.

I due sistemi di reclutamento esposti si possono anche associare,

ossia si può stabilire che i soci paghino una piccola _tassa di

compartecipazione_ per ciascuna vaccina inscritta nella latteria, tassa

che può essere di qualche lira ed anche meno di una lira per ogni

vaccina, poi procurare la parte più grossa del capitale mediante un

prestito.

Il far contribuire i soci alla fondazione della latteria con un po' di

denaro, sia pure pochissimo quando non possono darne molto, ha un alto

significato morale, poichè è indubitato che l'interessamento dei soci

pel buon andamento della latteria è più grande quando essi sanno che

la latteria loro costa denaro spillato dalle loro tasche. Il concetto

della solidarietà e della cooperazione trova in tal caso una più verace

ed intima estrinsecazione.

Il sistema delle _azioni fruttifere_ è il migliore di tutti; ed i

promotori della latteria non rinuncieranno a questo razionale mezzo di

radunamento del capitale sociale senza aver tentato tutte le vie per

applicarlo e farlo entrare nella convinzione dei presumibili soci.

Tra gli altri vantaggi che offre, esso permette di estendere l'ingresso

all'associazione anche a persone che non siano produttori di latte;

costoro diventano dunque azionisti interessati a far prosperare la

latteria, così l'associazione attrae nel suo seno maggior numero di

persone, prendendole nel ceto dei proprietari, dei professionisti, dei

reddituari, ecc., tutta gente che oltre a fornir danaro, fornisce anche

un elemento prezioso per occupare le diverse cariche sociali, poichè

la loro media istruzione e la competenza negli affari amministrativi è

di solito superiore a quella dei semplici coltivatori e poi possono più

facilmente di questi trovare nella loro giornata quel tempo che occorre

per eseguire le mansioni inerenti alla carica sociale loro affidata.

Guida per la costituzione e per l'impianto di latterie sociali cooperative · 第 9 / 38 题