Questione di danaro.
Non si fondano latterie sociali senza danaro sul tavolo. Bisogna
spendere per fare l'impianto della latteria, cioè preparare locali ed
attrezzi; bisogna avere un gruzzolo alla mano per supplire alle spese
d'esercizio almeno nei primi mesi, sinchè vengano riscossi i denari
della vendita dei formaggi e sia avviata la circolazione di cassa; se
lo statuto concede un determinato prezzo al latte, bisogna assicurarsi
anche la somma occorrente a pagare il latte ai singoli soci. Prudenza
vuole che sia preveduto il modo di colmare le eventuali lacune che si
manifestassero in caso di cattivi affari della latteria. Occorre dunque
il cosidetto _capitale sociale_.
Il comitato promotore deve stabilire il modo di radunarlo e questo deve
essere sanzionato in apposito articolo dello statuto sociale, come ho
già detto. Siccome la spesa grossa è quella richiesta dall'impianto,
è naturale che il comitato stesso prima di presentare lo statuto
all'assemblea debba fare studi e preventivi in proposito, pur evitando
di limitare l'orizzonte della latteria in quanto riguarda l'indirizzo
tecnico da dare alla stessa.
Ho detto spesa grossa quella dell'impianto. Ma qualcuno potrà opporre
che certe latterie si sono fondate con qualche centinaio di lire
appena, racimolate o qua o là sotto forma di donazione per parte del
comune o di qualche altro corpo morale; esse spesero poco o nulla
pei locali, che ebbero in affitto anche gratuitamente; da qualche
benefattore ebbero gli attrezzi principali, come bacinelle, zangola,
ecc. dagli stessi soci, che già li possedevano, tutt'al più comperarono
la caldaia di rame. Sono encomiabili i corpi morali ed i privati
che conferiscono sussidî per la fondazione di latterie sociali, sono
ammirabili gli ingegnosi contributi di attrezzi e di materiali e di
lavoro manuale che si videro applicati in certe latterie sociali, ma è
bene affermare che queste sono le vie di ripiego e che se fossero le
sole vie capaci di dar vita a latterie sociali, la parte maggiore e
migliore delle latterie cooperative italiane oggidì non esisterebbe.
Insomma l'esperienza insegna che il capitale sociale occorrente per una
latteria, atta a lavorare da 4 a 10 quintali di latte al giorno, varia
da quattromila a dodicimila lire, secondo l'importanza dell'impianto
e secondo che occupansi locali già esistenti oppure che si fabbrichino
locali appositi.
Per procurarsi un capitale di parecchie migliaia di lire, il modo più
equo e più razionale è certamente quello di cotizzare tutti i soci
indistintamente, facendo loro versare una somma proporzionale al numero
delle vaccine che possedono, somma che si può anche concretare sotto
forma di _azioni fruttifere o no_, rimborsabili o no, per quanto lo
permettono le risultanze dei futuri bilanci.
Per esempio, una latteria che abbia 250 vaccine inscritte potrà avere
circa 10 quintali di latte al giorno, ritenendo una consegna media
di 4 kg. di latte per ogni vaccina e dedotto il latte che ogni socio
trattiene pel consumo della famiglia.
Per radunare un capitale di 10,000 lire bisogna imporre un azione di
40 lire per ogni vaccina; se però i soci escludono la costruzione del
caseggiato, riducono l'acquisto degli attrezzi al minimo possibile ed
approfittano di qualche facilitazione o donazione, allora il capitale
occorrente può essere ridotto a circa 2500 lire, per cui basta
l'obbligazione di 10 lire per ogni vaccina a raggiungerlo.
Questo sistema di reclutamento del denaro cammina speditamente finchè
si tratta di proprietari che hanno qualche diecina di capi lattiferi,
e che unitamente ad un certo grado d'istruzione hanno anche un
gruzzoletto di soldi deposto sopra un libretto di risparmio, oppure
nascosto in fondo del cassettone.
Ma quando si tratta di povera gente, che possiede una o due meschine
vaccherelle, che a mala pena vive alla giornata, tirandola coi denti
e forse con qualche arretrato da pagare, il sistema di reclutamento
del capitale sociale in discorso incontrerebbe difficoltà gravissime.
Se poi al vuoto della borsa si combina la scarsa preparazione degli
animali e la debole fiducia nell'esito della latteria, si può essere
certi che neppure un soldo anticiperanno codesti presunti soci.
Ed allora bisogna ricorrere ad altro espediente e cioè al prestito
presso qualche istituto di credito o presso un privato. Non poche
latterie furono sovvenute da Banche popolari, anzi talune si possono
chiamare emanazioni di una qualche Banca popolare. Dunque i soci
assumono un capitale a prestito, con obbligazione collettiva, a mite
interesse, capitale da restituirsi a rate annuali entro un decennio,
aumentate dei corrispondenti interessi maturati.
Con qual denaro si pagano le rate annuali? Col profitto della latteria.
Infatti mettendo a parte soltanto un centesimo per ogni chilog. di
latte lavorato, una latteria, per esempio, che dispone anche di soli
4 quintali di latte al giorno, mediante la trattenuta sugli utili
spettanti ai soci di un centesimo per chilog. di latte, raccoglie 4
lire al giorno e quindi 1440 lire all'anno. Si vede dunque che così
facendo, in dieci anni si pagano dei grossi debiti. I soci non si
accorgono del centesimo loro trattenuto ed alla fine dell'opera si
trovano comproprietari della latteria senza aver cavato colle loro mani
un soldo di tasca.
Ma non tutti gli affari in cui entra quel coefficiente morale che è
la fiducia procedono a rigor di logica e sopra una falsariga comune;
fra le altre cose può darsi il caso che non tutti i soci si dichiarino
solidali circa il prestito che intendono contrarre, ed allora bisogna
che firmino il contratto i più fiduciosi, i più audaci ed i più
danarosi, sostituendo così la loro responsabilità personale a quella
della totalità dei soci.
I due sistemi di reclutamento esposti si possono anche associare,
ossia si può stabilire che i soci paghino una piccola _tassa di
compartecipazione_ per ciascuna vaccina inscritta nella latteria, tassa
che può essere di qualche lira ed anche meno di una lira per ogni
vaccina, poi procurare la parte più grossa del capitale mediante un
prestito.
Il far contribuire i soci alla fondazione della latteria con un po' di
denaro, sia pure pochissimo quando non possono darne molto, ha un alto
significato morale, poichè è indubitato che l'interessamento dei soci
pel buon andamento della latteria è più grande quando essi sanno che
la latteria loro costa denaro spillato dalle loro tasche. Il concetto
della solidarietà e della cooperazione trova in tal caso una più verace
ed intima estrinsecazione.
Il sistema delle _azioni fruttifere_ è il migliore di tutti; ed i
promotori della latteria non rinuncieranno a questo razionale mezzo di
radunamento del capitale sociale senza aver tentato tutte le vie per
applicarlo e farlo entrare nella convinzione dei presumibili soci.
Tra gli altri vantaggi che offre, esso permette di estendere l'ingresso
all'associazione anche a persone che non siano produttori di latte;
costoro diventano dunque azionisti interessati a far prosperare la
latteria, così l'associazione attrae nel suo seno maggior numero di
persone, prendendole nel ceto dei proprietari, dei professionisti, dei
reddituari, ecc., tutta gente che oltre a fornir danaro, fornisce anche
un elemento prezioso per occupare le diverse cariche sociali, poichè
la loro media istruzione e la competenza negli affari amministrativi è
di solito superiore a quella dei semplici coltivatori e poi possono più
facilmente di questi trovare nella loro giornata quel tempo che occorre
per eseguire le mansioni inerenti alla carica sociale loro affidata.